Cri­si o non cri­si, da­te­mi un pin­zi­mo­nio

Il Na­ta­le ve­ro de­ve ave­re un buon sa­po­re: re­ga­la­te un ce­sto di li­mo­ni, una tor­ta fat­ta in ca­sa o dei bi­scot­ti ge­nui­ni se vo­le­te far fe­li­ce il pros­si­mo

Costozero - - Numero 6 / Novembre Dicembre 2015 - Di N. San­ti­ni

Inu­ti­le scer­vel­lar­si nell'eter­no di­lem­ma “re­ga­lo-uti­le-re­ga­lo-di­let­te­vo­le”, men che me­no ap­pel­lar­si al­la fa­mo­sa fra­se che a Na­ta­le ba­sta il pen­sie­ro, per­ché qui ri­sie­de il fe­sti­val dell'ov­vie­tà. In real­tà il pen­sie­ro è una del­le co­se più dif­fi­ci­li da de­ci­fra­re e apre una for­bi­ce non po­co com­ples­sa: o si az­zec­ca in pie­no, o non si az­zec­ca af­fat­to. Una co­sa è cer­ta: se il pen­sie­ro non è sin­ce­ro si ve­de e si sen­te. Si ve­de nei re­ga­li co­sto­si se pen­san­do che ba­sti una ci­fra im­por­tan­te per to­glier­se­lo, il pen­sie­ro, e si ve­de in quel­li più mo­de­sti se si spe­ra di non fi­ni­re sul la­stri­co al­la di­spe­ra­ta ri­cer­ca di qual­co­sa di ori­gi­na­le. L'ori­gi­na­li­tà, poi, è un obiet­ti­vo con pos­si­bi­li­tà di riu­sci­ta tal­men­te bas­sa, che di que­sti tem­pi, in cui uno più o me­no può com­prar­si di tut­to se non tut­to, a me di­ce una co­sa so­la: se non ce l'ho, è per­ché non lo vo­glio. Ri­pas­si­no: sa­reb­be­ro da evi­ta­re, a me­no che non si ab­bia­no cer­tez­ze as­so­lu­te, i pro­fu­mi, per­ché o si com­pra quel­lo che uno usa già o si ri­schia che il re­ga­lo re­sti a far pol­ve­re; la bian­che­ria in­ti­ma, per­ché a quel­la ognu­no ci pen­sa da so­lo e gli og­get­ti per la ca­sa, che poi ri­schie­rem­mo di non ve­de­re mai espo­sti per­ché non ne­ces­sa­ria­men­te nel­le cor­de di chi li ri­ce­ve. Co­sa re­sta? I sa­po­ri. Per me con quel­li dif­fi­cil­men­te si sba­glia: ba­sta ve­de­re co­sa i no­stri ami­ci e fa­mi­lia­ri ser­vo­no sul­le lo­ro ta­vo­le, i dol­ci e i bi­scot­ti pre­fe­ri­ti e agi­re di con­se­guen­za. Chi ha tem­po può con­fe­zio­na­re per­so­nal­men­te un re­ga­lo: co­sa c'è di più buo­no di una tor­ta fat­ta in ca­sa, do­ve il pen­sie­ro è il tem­po che si de­di­ca a chi la ri­ce­ve­rà, di una sca­to­la di bi­scot­ti, non im­por­ta se im­per­fet­ti o di una bel­la e sof­fi­ce pa­gnot­ta di pa­ne ca­sa­lin­go? Per me il Na­ta­le è quel­lo. Sa­rò po­co fa­shion, sa­rà che og­gi tut­te le vo­glie com­mer­cia­li so­no a por­ta­ta di click, ma nul­la mi com­muo­ve di più di una ri­cer­ca fat­ta col cuo­re e con le ma­ni. Non sa­pe­te cu­ci­na­re o non ave­te tem­po? An­da­te dai nuo­vi gio­iel­lie­ri, os­sia i ver­du­rai bio­lo­gi­ci: chi si pre­sen­ta al­la mia por­ta con un ce­sto di li­mo­ni o un pin­zi­mo­nio che sa di ter­ra e non di fri­go­ri­fe­ro tro­ve­rà sem­pre un po­sto a ta­vo­la. Con quel che co­sta la ver­du­ra og­gi, poi, a nes­su­no pas­se­rà per la te­sta che sia un re­ga­lo cheap. L'af­fet­to, per me, pas­sa an­che per il pa­la­to: pro­dot­ti del­la ter­ra di ori­gi­ne per chi non ci vi­ve più, fan­no su­bi­to ca­sa; quel­li del­la pro­pria ter­ra mes­si in va­li­gia per chi va in vi­si­ta so­no una ban­die­ra di scam­bio di tra­di­zio­ni e cul­tu­re. L'al­le­gria che mi dà apri­re una di­spen­sa pie­na di ba­rat­to­li che por­ta­no un po' di esta­te an­che in in­ver­no, con i po­mo­do­ri, le sal­se o le oli­ve rac­col­te in au­tun­no, o le mar­mel­la­te, non c'è sca­to­la az­zur­ra o aran­cio per cui ve­do uo­mi­ni e don­ne in co­da nel­le vie del lus­so in gra­do di equi­pa­rar­la.

ph/Ch­ri­stian Ciar­del­la

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