Il più e il me­no

Costozero - - Numero 6 / Novembre Dicembre 2015 - A cu­ra di R. Ve­ne­ran­do

Dal li­bro: «Ho sa­pu­to da me che per scri­ve­re bi­so­gna sta­re sgom­be­ri, sfrat­ta­ti, co­me al­log­gi in cui ar­ri­va­no le sto­rie, a ca­ro­va­ne zin­ga­re in cer­ca del­lo spa­zio di nes­su­no». Nel­lo spa­zio di cen­to­qua­ran­ta­quat­tro pa­gi­ne Er­ri De Lu­ca tor­na a scri­ve­re di sé, del suo pas­sa­to, dei suoi ri­cor­di più in­ti­mi, dei suoi amo­ri, del­le sue pas­sio­ni di ie­ri e di og­gi co­me pa­ra­dig­ma del tem­po e del­le scel­te di una vi­ta. Pri­ma su tut­te la scrit­tu­ra. Fin dal­le pri­me ri­ghe di­chia­ra la sua ne­ces­si­tà di scri­ve­re per sen­tir­si li­be­ro. All'in­do­ma­ni di un'in­suf­fi­cien­za sco­la­sti­ca avu­ta per un te­ma fuo­ri de­gli sche­mi, per lo scrit­to­re ar­ri­va la sco­per­ta, l'epi­fa­nia del suo de­sti­no: «Ave­vo sa­pu­to quel gior­no la no­ti­zia cer­ta che la scrit­tu­ra era cam­po aper­to, via di usci­ta. Po­te­va far­mi cor­re­re do­ve non c'era un me­tro per i pie­di, mi sca­ra­ven­ta­va al lar­go men­tre me ne sta­vo schiac­cia­to so­pra un fo­glio. So­no uno che si è mes­so a scri­ve­re da quel gior­no, per for­za­re le chiu­su­re in­tor­no». Il più e il me­no so­no se­gni del­la con­ta­bi­li­tà, del­la par­ti­ta dop­pia da­re/ave­re. In que­sto ro­man­zo ri­guar­da­no lo scor­re­re del tem­po. Il Più è già ar­ri­va­to, era un ven­to di cor­sa al­le spal­le spin­gen­do in­nan­zi, spa­rec­chian­do ta­vo­le, sfrat­tan­do in­qui­li­ni, strin­gen­do ap­pi­gli e li­bri. Il Più è sta­to gio­va­ne e in­du­ri­to co­me un cal­lo. Il Me­no go­ver­na il pre­sen­te e man­tie­ne quel­lo che di­ce. Il Me­no è so­brio, ri­so­lu­to per­ché de­ve con­dur­re fi­no in fon­do.

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