Tra­sfor­ma­zio­ne Di­gi­ta­le, il ruo­lo del­la tec­no­lo­gia ne­gli af­fa­ri

La dif­fe­ren­zia­zio­ne com­pe­ti­ti­va è sem­pre più de­ter­mi­na­ta dal­la ca­pa­ci­tà di ab­brac­cia­re mo­del­li di bu­si­ness soft­ware-dri­ven

Costozero - - PRIMO PIANO - di L. Ma­ri

La tec­no­lo­gia ha da sem­pre una ca­pa­ci­tà in­trin­se­ca di crea­re in­te­res­se e, al­lo stes­so tem­po, pre­oc­cu­pa­zio­ne. Da qual­che an­no il trend to­pic è “di­gi­tal di­srup­tion”, ov­ve­ro la ca­pa­ci­tà del­la tec­no­lo­gia di ri­mo­del­la­re non so­lo pro­ces­si azien­da­li ma l’in­du­stria stes­sa e lo sti­le di vita di tut­ti noi. Nuo­ve star­tup na­sco­no tut­ti i gior­ni in di­ver­si set­to­ri e pro­pon­go­no nuo­vi pro­ces­si e tec­no­lo­gie. In al­cu­ni ca­si so­no in gra­do di con­qui­sta­re un in­te­ro mer­ca­to che è sta­to sta­bi­le per de­cen­ni, op­pu­re di crear­ne uno tut­to nuo­vo. Ba­sta da­re uno sguar­do a Fa­ce­book, Uber, Te­sla op­pu­re Airbnb. Le azien­de stan­no vi­ven­do la fa­se do­ve o ab­brac­cia­no la tra­sfor­ma­zio­ne di­gi­ta­le, o ri­schia­re di usci­re dal mer­ca­to. Nuo­ve fi­gu­re ac­qui­sta­no sem­pre più im­por­tan­za, co­me i CIO (Chief In­no­va­tion Of­fi­cer) che in­di­ca­no la stra­da e ge­sti­sco­no pro­get­ti di in­no­va­zio­ne. Le parole d’or­di­ne so­no Mo­bi­le, Cloud, Big Da­ta e In­tel­li­gen­za Ar­ti­fi­cia­le. Ma co­me orien­tar­si e non per­der­si nel­la giungla di ap­pli­ca­zio­ni, tec­no­lo­gie e mo­del­li di svi­lup­po soft­ware?

Co­sa è cam­bia­to?

Il soft­ware e l’hard­ware so­no par­te in­te­gran­te del tes­su­to azien­da­le da al­me­no 60 an­ni. La dif­fe­ren­za fon­da­men­ta­le sta nell’uti­liz­zo del­la tec­no­lo­gia, ov­ve­ro fi­no a ora le azien­de han­no uti­liz­za­to la tec­no­lo­gia co­me sup­por­to al bu­si­ness. Og­gi in­ve­ce la tec­no­lo­gia è par­te in­te­gran­te del bu­si­ness, se non il bu­si­ness stes­so. La tec­no­lo­gia è di­ven­ta­ta l’in­ter­fac­cia pri­ma­ria dell’azien­da ver­so i clien­ti e il mer­ca­to, as­su­men­do su di sé la re­spon­sa­bi­li­tà di co­me l’azien­da è co­mu­ni­ca­ta all’ester­no e di co­me è per­ce­pi­ta.

Co­sa cam­bia­re

Per at­ti­va­re con suc­ces­so la tra­sfor­ma­zio­ne di­gi­ta­le è ne­ces­sa­rio in­te­gra­re la tec­no­lo­gia nei pro­ces­si di bu­si­ness. La so­lu­zio­ne non è quel­la di ri­pen­sa­re l’IT, ma di co­strui­re un nuo­vo mo­del­lo ope­ra­ti­vo che sia in gra­do di met­te­re la tec­no­lo­gia al cen­tro del bu­si­ness co­me un cuo­re pul­san­te. Ci so­no mol­te mo­di­fi­che da in­tra­pren­de­re ai pro­pri mo­del­li e pro­ces­si in­ter­ni, ad ini­zia­re dal­la tec­no­lo­gia. La tec­no­lo­gia, e in par­ti­co­la­re il soft­ware, de­vo­no es­se­re pro­get­ta­ti, co­strui­ti e ge­sti­ti co­me fat­to­ri cri­ti­ci per i pro­pri clien­ti e il bu­si­ness. Ora le azien­de so­no chia­ma­te a for­ni­re servizi ba­sa­ti su soft­ware che si in­ter­fac­cia­no di­ret­ta­men­te con i clien­ti e ogni azien­da sa­rà chia­ma­ta a in­te­gra­re pro­ces­si ti­pi­ci del­le Soft­ware Fac­to­ry. La com­pe­ti­zio­ne tra le azien­de, che sia­no già pre­sen­ti da an­ni sul mer­ca­to op­pu­re nuo­ve, piccole o gran­di, è sta­ta ap­piat­ti­ta dal­la tec­no­lo­gia e non ba­sta più la so­la qua­li­tà dei servizi e dei pro­dot­ti ma l’in­te­ra espe­rien­za, ov­ve­ro l’in­te­ra­zio­ne con i clien­ti ba­sa­ta sui pro­pri soft­ware. Com­pe­te­re si­gni­fi­ca sa­per mo­di­fi­ca­re il pro­prio mo­del­lo di bu­si­ness ve­lo­ce­men­te.

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