A CHI SOFFRE DI ENDOMETRIOSI DI­CO: NON VERGOGNATEVI

Donna Moderna - - DI’ LA TUA -

Ste­fa­nia ha sof­fer­to di endometriosi da quan­do ave­va 12 an­ni: un cal­va­rio di do­lo­re, pau­ra, dia­gno­si sba­glia­te. Fi­no all'ope­ra­zio­ne che l'ha gua­ri­ta e le ha da­to una nuo­va vi­ta. Ci ha scrit­to que­sta let­te­ra per spro­na­re le don­ne che soffrono del­la sua stes­sa ma­lat­tia a non ar­ren­der­si.

Mi chia­mo Ste­fa­nia e ho 29 an­ni. So­no all’ot­ta­vo me­se di gra­vi­dan­za. Que­sta let­te­ra è per tut­te le don­ne che, co­me me, han­no sco­per­to di es­se­re af­fet­te da endometriosi. Dal pri­mo ci­clo, a 12 an­ni, il pe­rio­do dell’ovu­la­zio­ne era per me un in­cu­bo: co­me se qual­cu­no mi strap­pas­se, a bran­del­li, le vi­sce­re. Quan­do ho ini­zia­to a pren­de­re la pil­lo­la, a 20, i do­lo­ri me­strua­li sem­bra­va­no spa­ri­ti, ma ben pre­sto i do­lo­ri me­strua­li si so­no ri­pre­sen­ta­ti. E, in­sie­me a quel­li, fit­te lan­ci­nan­ti du­ran­te i rap­por­ti. Un gi­ne­co­lo­go in­si­nua che ab­bia dei pro­ble­mi con il mio com­pa­gno, un’al­tra mi pre­scri­ve un in­te­gra­to­re... Fin­ché va­do da un pro­fes­so­re che ope­ra e fa ricerca. Un uo­mo tut­to d’un pez­zo, freddo e di­ret­to. Gli ba­sta po­co per in­di­vi­dua­re il fo­co­la­io che mi fa im­paz­zi­re: «Si­gno­ri­na, lei ha l’endometriosi». De­ci­do di far­mi ope­ra­re. Il 16 settembre 2015 ven­go por­ta­ta in sa­la ope­ra­to­ria. Ri­cor­do ogni sin­go­lo istan­te. La mia pan­cia ur­la­va do­lo­re, ma io ero fe­li­ce. Sen­ti­vo di aver fat­to la co­sa giu­sta. Due me­si do­po l’in­ter­ven­to so­no di nuo­vo in pie­di, il mio cor­po si ri­met­te. È l’ani­ma che de­ve an­co­ra ac­cet­ta­re e gua­ri­re. I do­lo­ri so­no qua­si del tut­to spa­ri­ti. Ma c’è sem­pre la pau­ra. Quel­la ri­ma­ne e sa­le pro­prio da lì, arriva dal­le vi­sce­re. Ini­zio a fa­re yo­ga e me­di­ta­zio­ne. A no­vem­bre 2016 la se­con­da vi­si­ta di con­trol­lo an­nua­le: so­no pu­li­ta. A fine feb­bra­io 2017 il te­st com­pra­to per scher­zo da una col­le­ga di la­vo­ro mi di­ce che so­no in­cin­ta. Pian­go di in­cre­du­la fe­li­ci­tà! Que­sta te­sti­mo­nian­za spe­ro ser­vi­rà a tut­te co­lo­ro che si so­no sen­ti­te co­me me, per­se tra do­lo­ri lan­ci­nan­ti e dia­gno­si sba­glia­te. Non è sem­pre fa­ci­le. Lo so be­ne. Ma non ar­ren­de­te­vi mai. Af­fi­da­te­vi a spe­cia­li­sti che co­no­sco­no la pa­to­lo­gia. Pren­de­te­vi cu­ra di voi, ama­te­vi e ascol­ta­te­vi. Sia­mo tan­te, trop­pe don­ne che soffrono in silenzio. È ora di par­la­re. Sen­za ver­go­gna. È un do­ve­re che ab­bia­mo nei con­fron­ti di noi stes­se. Ste­fa­nia

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