Re­la­zio­ni C’è sem­pre più bi­so­gno di te­ne­rez­za

Sem­bra­va un sen­ti­men­to vin­ta­ge e in­ve­ce tor­na at­tua­le pro­prio og­gi, in un pe­rio­do se­gna­to dal­la vio­len­za e dal ter­ro­ri­smo. A spie­gar­ci il per­ché so­no uno psi­co­lo­go e una teo­lo­ga

Donna Moderna - - SOMMARIO - di Te­re­sa Ber­ga­ma­sco

In­ve­ce di po­sta­re vi­deo choc, con­di­vi­de­te im­ma­gi­ni te­ne­re. All’in­do­ma­ni del­la strage di Bar­cel­lo­na c’è chi pro­po­ne di ri­spon­de­re alla stra­te­gia del terrore con la dol­cez­za. E Twit­ter vie­ne in­va­so da de­ci­ne di fo­to di cuc­cio­li. È la ri­spo­sta all’appello del­la po­li­zia a non dif­fon­de­re in­for­ma­zio­ni che pos­sa­no age­vo­la­re i ter­ro­ri­sti, cer­to. Ma non so­lo: nel­le set­ti­ma­ne suc­ces­si­ve la gen­te trac­cia se­gni di pa­ce su­gli al­be­ri e sui mar­cia­pie­di del­le Ram­blas. Uno dei tan­ti se­gna­li di quan­to sen­ti­men­ti che pa­re­va­no un po’ in di­su­so sia­no tor­na­ti at­tua­li. Lo rac­con­ta­no an­che il cinema e i li­bri. Ba­sti pen­sa­re al suc­ces­so di un film co­me La Te­ne­rez­za di Gian­ni Ame­lio, uno dei più vi­sti e pre­mia­ti dell’esta­te. E di un sag­gio co­me Te­ne­rez­za. La ri­vo­lu­zio­ne del po­te­re gentile, pub­bli­ca­to per Ponte al­le Gra­zie dal­la teo­lo­ga Isabella Guan­zi­ni la scor­sa pri­ma­ve­ra e ar­ri­va­to alla quar­ta ri­stam­pa. «Vi­via­mo nell’età del ran­co­re e del­la com­pe­ti­ti­vi­tà: og­gi non so­lo il Pia­ne­ta, ma an­che le per­so­ne so­no vi­ste co­me ri­sor­se da spre­me­re, in una cor­sa alla pre­sta­zio­ne che non la­scia spa­zio alla cu­ra o all’at­ten­zio­ne per gli al­tri» spie­ga Guan­zi­ni, do­cen­te di Teo­lo­gia Fon­da­men­ta­le all’Uni­ver­si­tà au­stria­ca di Graz. «La rab­bia è sta­ta sdo­ga­na­ta nel lin­guag­gio cor­ren­te ed è am­pli­fi­ca­ta dai social, in cui il mo­del­lo do­mi­nan­te è chi ac­cu­mu­la like e fol­lo­wer mo­stran­do­si più for­te de­gli al­tri. Non a ca­so i vin­cen­ti so­no de­fi­ni­ti “cool”, che in in­gle­se vuol di­re “freddo”. Il ri­sul­ta­to è che l’at­mo­sfe­ra so­cia­le è te­sa e com­pe­ti­ti­va. Mol­ti si ri­tro­va­no stan­chi e in­sod­di­sfat­ti e sen­to­no il bi­so­gno di cam­bia­re rot­ta». Ma dav­ve­ro un sen­ti­men­to ap­pa­ren­te­men­te così sem­pli­ce può mo­di­fi­ca­re la si­tua­zio­ne? Può por­ta­re a quel­la “ri­vo­lu­zio­ne del­la te­ne­rez­za” che Papa Francesco au­spi­ca nei suoi discorsi? «Sì, per­ché la dol­cez­za ri­bal­ta l’ap­proc­cio ver­so il mondo e il pros­si­mo: im­pli­ca so­li­da­rie­tà, at­ten­zio­ne, com­pas­sio­ne (da cum pa­ti­re, cioè pa­ti­re in­sie­me) per gli al­tri, ac­co­glien­za e ac­cet­ta­zio­ne di fra­gi­li­tà ed er­ro­ri» con­ti­nua la teo­lo­ga. «Pra­ti­can­do­la, pos­sia­mo in­ter­rom­pe­re il cor­to­cir­cui­to di rab­bia e ten­sio­ne in cui sia­mo im­mer­si, per ri­tro­va­re un senso di uma­ni­tà co­mu­ne. La vi­ta in fon­do na­sce da un ge­sto di te­ne­rez­za». Ri­sco­prir­la può ri­por­tar­ci in­die­tro, riav­vi­ci­nar­ci alla no­stra ve­ra na­tu­ra di es­se­ri so­cia­li, che han­no bi­so­gno l’uno dell’al­tro, e ren­der­ci più uma­ni. «Spes­so si sot­to­va­lu­ta que­sto sen­ti­men­to che, in­ve­ce, ha una fun­zio­ne bio­lo­gi­ca pri­ma­ria e ga­ran­ti­sce la con­ti­nui­tà del­la spe­cie» ag­giun­ge lo psi­co­lo­go Ro­ber­to Au­si­lio. «Non a ca­so i cuc­cio­li na­sco­no con trat­ti ed espres­sio­ni te­ne­re: è la lo­ro ar­ma per at­ti­ra­re l’at­ten­zio­ne de­gli adul­ti e ot­te­ne­re il ci­bo e la pro­te­zio­ne ne­ces­sa­ri. An­che quan­do cre­scia­mo, la te­ne­rez­za resta pre­zio­sa: è il nu­tri­men­to prin­ci­pa­le del no­stro spi­ri­to, l’in­gre­dien­te che

ar­ric­chi­sce le re­la­zio­ni, le ri­scal­da, le ren­de spe­cia­li e pia­ce­vo­li. Sta alla no­stra vi­ta af­fet­ti­va co­me il ci­bo sta alla vi­ta bio­lo­gi­ca. Que­sto va­le an­che in cop­pia. Il fine ul­ti­mo di una re­la­zio­ne do­vreb­be es­se­re sta­re be­ne in­sie­me te­ne­ra­men­te, con la vo­glia di es­se­re vi­ci­ni e scam­biar­si emo­zio­ni. Se man­ca quel senso di amo­re­vo­lez­za e vi­ci­nan­za, an­che fi­si­ca, l’unio­ne per­de il col­lan­te». In che mo­do, al­lo­ra, si può ri­sco­pri­re que­sto sen­ti­men­to? «Tut­ti i gran­di cam­bia­men­ti par­to­no dal­le piccole co­se. Ogni in­te­ra­zio­ne che ab­bia­mo, in ascen­so­re, in me­tro, in uf­fi­cio, in­fluen­za il no­stro umo­re. Così, ogni no­stro ge­sto o parola la­scia un se­gno ne­gli al­tri. Pro­via­mo a ri­spon­de­re all’in­dif­fe­ren­za con un sa­lu­to, alla scor­te­sia con la gen­ti­lez­za, sor­ri­dia­mo e ascol­tia­mo gli al­tri e, in ca­so di in­com­pren­sio­ni, sfor­zia­mo­ci di met­ter­ci nei lo­ro pan­ni. E poi, ri­sco­pria­mo la po­ten­za co­mu­ni­ca­ti­va del cor­po. Il Papa di­ce che la te­ne­rez­za è nel­le ma­ni e ne­gli sguar­di, nel mo­do di ac­ca­rez­za­re e ab­brac­cia­re l’al­tro: è l’ar­ma mi­glio­re per ria­pri­re il dia­lo­go e scio­glie­re ten­sio­ni e ran­co­ri» con­clu­de la teo­lo­ga. An­che i social pos­so­no aiu­tar­ci: og­gi so­no cas­sa di ri­so­nan­za del­la rab­bia, ma do­ma­ni pos­so­no dif­fon­de­re ot­ti­mi­smo e so­li­da­rie­tà. Se ini­zias­si­mo a po­sta­re più commenti pro­po­si­ti­vi, l’at­mo­sfe­ra cam­bie­reb­be an­che on li­ne. Per im­pa­ra­re a far­lo e ca­pi­re co­me col­ti­va­re que­sto sen­ti­men­to, ri­spon­di al te­st ela­bo­ra­to dal­lo psi­co­lo­go Ro­ber­to Au­si­lio.

«LA FE­LI­CI­TÀ NON È UNA ME­TA DA RAG­GIUN­GE­RE, MA UNA CA­SA A CUI TOR­NA­RE» dal film La te­ne­rez­za

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