LA nuO­vA pIz­zA GOuR­MET

Dove - - Londa -

vi­sto il pa­nie­re di ec­cel­len­ze lo­ca­li, la ten­den­za “piz­za gour­met” qui è let­te­ral­men­te lie­vi­ta­ta. dall’Ap­pen­ni­no Par­men­se all’Adria­ti­co, va­ri chef-piz­za­io­li scom­met­to­no su quel­lo che è con­si­de­ra­to or­mai un ve­ro piat­to d’au­to­re. Mas­si­mo Gat­ti, 33 an­ni, ad Al­ma ha fre­quen­ta­to pri­ma il cor­so su­pe­rio­re di cu­ci­na ita­lia­na, poi quel­lo di ma­na­ger del­la ri­sto­ra­zio­ne. L’obiet­ti­vo? Svec­chia­re il ri­sto­ran­te-piz­ze­ria di fa­mi­glia a Bor­go Val di Ta­ro. di­ven­ta­to an­che mi­co­lo­go, por­ta sul­la piz­za de I due gat­ti l’or­go­glio di que­ste col­li­ne, il por­ci­no di Bor­go­ta­ro e il tar­tu­fo bian­co e ne­ro di Fra­gno. In­sie­me a gio­iel­li co­me il leg­gen­da­rio Pro­sciut­to di Par­ma S. Ila­rio, sta­gio­na­to 36 me­si, la ma­rio­la dei Fra­tel­li Sa­li­ni e le ci­pol­li­ne di Bo­ret­to.

I pro­dot­ti a chi­lo­me­tro ze­ro so­no un dog­ma non so­lo per il con­di­men­to del­la piz­za, ma an­che per il suo im­pa­sto. Il lie­vi­to ma­dre de­gli chef di ‘O fio­re mio na­sce, co­me in una favola, dal­la fer­men­ta­zio­ne di una Pe­ra ubria­ca, una Pe­sca re­gi­na di ot­to­bre e cin­que giug­gio­le pro­ve­nien­ti dai cam­pi faen­ti­ni di Do­me­ni­co Ghet­ti, uno dei più gran­di col­le­zio­ni­sti di frut­ti an­ti­chi. e la fa­ri­na è di Gra­no Ar­di­to

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