Stoc­kil, l’ami­co de­gli Shan­gaan

Dove - - Una Volta Nella Vita -

re, met­te su­bi­to in sce­na lo spet­ta­co­lo dell’Afri­ca ve­ra: si pas­sa in un at­ti­mo dal traf­fi­co al si­len­zio as­so­lu­to, si at­tra­ver­sa­no mer­ca­ti im­prov­vi­sa­ti che sor­go­no in mez­zo al nul­la, s’in­cro­cia­no mez­zi di tra­spor­to im­pro­ba­bi­li, si per­cor­ro­no via­li mae­sto­si con al­be­ri di ja­ca­ran­da in fio­re. Tutt’in­tor­no, un uni­ver­so in­fi­ni­to di ter­ra ros­sa. A Mu­ta­re, do­ve si par­la già por­to­ghe­se, i ca­mio­ni­sti si met­to­no in co­lon­na per en­tra­re in Mo­zam­bi­co.

la stra­da si la­scia alle spal­le tut­ta que­sta con­fu­sa uma­ni­tà, ri­sa­le una valle co­per­ta di fo­re­sta che si in­fi­la fra le Vum­ba Moun­tains e sbu­ca in una Sco­zia tro­pi­ca­le. im­mer­so nel­la na­tu­ra, il Leo­pard Rock Ho­tel rac­con­ta sto- Cli­ve Stoc­kil è una fi­gu­ra leg­gen­da­ria nell’am­bi­to del­la tu­te­la e del­la con­ser­va­zio­ne del­le aree na­tu­ra­li in afri­ca au­stra­le. È lui il pa­dre del pro­gram­ma CaMPFi­re (Com­mu­nal areas ma­na­ge­ment Pro­gram­me for in­di­ge­nous Re­sour­ces), non­chè il fon­da­to­re del Chi­lo Gor­ge Safari lodge, nel Par­co di Go­na­re­z­hou. “Tut­to è par­ti­to dal con­cet­to di re­ci­pro­co in­te­res­se che può le­ga­re le po­po­la­zio­ni au­toc­to­ne e le aree pro­tet­te” spie­ga Stoc­kil.”il pro­get­to CamPFi­Re è na­to pro­prio qui, do­ve og­gi sor­ge il lodge, e i suoi prin­cì­pi so­no sta­ti poi espor­ta­ti in Na­mi­bia, bo­tswa­na, Su­da­fri­ca e quin­di nel re­sto del mondo. ai tem­pi dell’in­di­pen­den­za, nel 1980, le gen­ti lo­ca­li erano in con­flit­to con le au­to­ri­tà del par­co e il brac­co­nag­gio era in­con­trol­la­bi­le. Quan­do di­ven­tai uf­fi­cia­le ono­ra­rio di Go­na­re­z­hou mi re­si su­bi­to con­to che i pro­ble­mi erano cau­sa­ti dal­la po­ver­tà e che il par­co era per­ce­pi­to co­me una pre­va­ri­ca­zio­ne: sul­la ter­ra non si po­te­va più pa­sco­la­re, la car­ne de­gli ani­ma­li non si po­te­va più toc­ca­re. Non so­lo. Le tri­bù erano esclu­se da ogni for­ma di red­di­to ge­ne­ra­ta dal­la tu­te­la del­la na­tu­ra. il mio obiet­ti­vo da al­lo­ra? Con­sen­ti­re agli Shan­gaan (l’et­nia lo­ca­le) di par­te­ci­pa­re alla ge­stio­ne del­la ter­ra e ri­ca­va­re pro­fit­to da­gli ani­ma­li pro­tet­ti. Co­sì, no­no­stan­te lo scet­ti­ci­smo del go­ver­no, gli Shan­gaan ini­zia­ro­no a es­se­re im­pie­ga­ti nel par­co co­me ran­ger e nel lodge co­me gui­de, cuo­chi, in­ser­vien­ti, mec­ca­ni­ci. in que­sto mo­do cam­biò tut­to: nel gi­ro di un pa­io di an­ni gli ar­re­sti per brac­co­nag­gio ca­la­ro­no del 90 per cen­to e que­sto di­ven­ne un pro­get­to pi­lo­ta per tut­ta l’afri­ca au­stra­le”. Gra­zie a ta­li ri­sul­ta­ti Stoc­kil, nel 2013, è sta­to in­si­gni­to del Prin­cewil­lia­ma­ward fo­rCon­ser­va­tion. rie di golf, di pas­seg­gia­te in giar­di­ni cu­ra­tis­si­mi e tra­boc­can­ti di fiori dai no­mi eso­ti­ci, di un cli­ma in­so­spet­ta­bi­le. gra­zie a un mi­scu­glio unico di al­ti­tu­di­ne, espo­si­zio­ne, ven­ti, qui non fa mai trop­po fred­do o cal­do, pio­ve il giu­sto e tut­to sem­bra so­spe­so, sen­za tempo. Ne­gli an­ni Cin­quan­ta vi si ri­fu­gia­va­no so­vra­ni e prin­ci­pes­se, ma­gna­ti e po­li­ti­ci. e si sfi­da­va­no su uno dei green più ce­le­bra­ti d’Afri­ca. og­gi la clien­te­la non è for­se ti­to­la­ta, ma le 18 bu­che so­no in ot­ti­me con­di­zio­ni, gli istrut­to­ri di golf ben pre­pa­ra­ti, l’al­ber­go man­tie­ne un fa­sci­no par­ti­co­la­re. Si­mi­le a un ca­stel­lo fran­ce­se, con tor­ret­te e mu­ra ro­sa­te, spic­ca nel ver­de del­la sel­va. e la ter­raz­za, af­fac­cia­ta sul giar­di­no

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