La pa­ri­tˆ • ve­stir­si ugua­li

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Non è un gio­co, è un da­to di fat­to. Se si met­to­no da par­te i di­bat­ti­ti (pre­te­stuo­si) e le po­le­mi­che (an­ti­qua­te) sul no gen­der e si os­ser­va la real­tà, si può ca­pi­re quan­to la so­cie­tà sia più avan­ti dei suoi os­ser­va­to­ri. O cen­so­ri, co­me sa­reb­be me­glio di­re. E di quan­to, no­no­stan­te il cla­mo­re che su­sci­ta­no, le pul­sio­ni re­tro­gra­de sia­no in so­stan­za re­si­dua­li ri­spet­to al cam­mi­no inar­re­sta­bi­le del sen­so del­la nor­ma­li­tà che cam­bia. Che uo­mi­ni e don­ne si pos­sa­no ve­sti­re con gli stes­si abi­ti non lo di­ce la mo­da, lo di­co­no gli uo­mi­ni e le don­ne. La mo­da ha so­lo il me­ri­to, non­ché il com­pi­to, di evi­den­zia­re un fe­no­me­no so­cio-cul­tu­ra­le che è già nei fat­ti, cioè nel­la cul­tu­ra quo­ti­dia­na che gui­da la vi­ta rea­le del­le per­so­ne in que­sti an­ni del XXI se­co­lo. Co­sì, a dif­fe­ren­za di al­tre epo­che in cui in pas­sa­to si è ma­ni­fe­sta­to il fe­no­me­no, que­sta vol­ta non è l’uo­mo che si ap­pro­pria de­gli abi­ti ti­pi­ci fem­mi­ni­li, né la don­na di quel­li ma­schi­li. Un abi­to scu­ro con giac­ca dop­pio­pet­to ( Guc­ci in mo­hair, Bot­te­ga Ve­ne­ta in vel­lu­to), un check fi­ne­stra­to per un cap­pot­to so­vrap­po­sto da una col­la­ret­ta di mon­to­ne ro­ve­scia­to ( Pra­da),), una giac­ca de­strut­tu­ra­ta in vel­lu­to ( Gior­gio Ar­ma­ni), ), co­me un cap­pot­to ma­cu­la­to ( N° 21), non han­no un ge­ne­re, né si ap­pog­gia­no me­glio su un cor­po ma­schi­le o fem­mi­ni­le. Per­fi­no uno sbuf­fo di pe­lo può or­na­re in­dif­fe­ren­te­men­te al ma­schi­le o al fem­mi­ni­le un pa­io di scar­pe ( Fer­ra­ga­mo) ) sal­va­guar­dan­do la for­ma. Ed è pro­prio qui che si ap­prez­za la pa­ri­tà. (M.C.)

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