Il pa­ra­di­so ter­re­stre Tom­ma­so

Pa­ra­di­so, can­tan­te dei The­gior­na­li­sti

ELLE (Italy) - - Contents - di MO­NI­CA PICCINI

“sen­za il col­lo sbra­ca­to o stra­ni lo­ghi, com­pra­ta on li­ne”. Ai pie­di le Tim­ber­land an­ni ’80 (“Sì, le ven­do­no an­co­ra”). Ap­pun­ta­men­to, do­po i con­cer­ti sold out di Roma e Mi­la­no, con Tom­ma­so Pa­ra­di­so, front­man di The­gior­na­li­sti, in un ri­sto­ran­ti­no sot­to ca­sa sua. Il no­me del­la band, for­ma­ta nel 2009, de­ri­va dall’in­ten­to di rac­con­ta­re nel­le can­zo­ni la real­tà, co­me fan­no ap­pun­to i gior­na­li­sti quan­do ri­por­ta­no le no­ti­zie.

«Ci se­dia­mo fuo­ri che c’è più ru­mo­re…? Si par­la me­glio», di­ce. Co­me se fos­se più fa­ci­le rac­con­tar­si mi­schian­do­si con ciò che ac­ca­de in­tor­no, tra l’of­fi­ci­na del gom­mi­sta e di­stin­ti si­gno­ri col ca­ne, in que­sto quar­tie­re di Roma cen­tro-nord. Mol­ti uf­fi­ci di rap­pre­sen­tan­za, ma an­che ca­se si­gno­ri­li do­ve, co­me scri­ve­va Mo­ra­via, che abi­ta­va a po­chi me­tri da qui, con il cal­do “tut­to è a po­sto, tut­to è pu­li­to, ri­po­san­te, buio”. L’esta­te è la sta­gio­ne di Tom­my («Gli ami­ci mi chia­ma­no La­bra­dor: ap­pe­na ve­do il ma­re mi ci but­to e mi pas­sa­no tut­te le an­sie»). Non so­lo per­ché è na­to in que­sto pe­rio­do di 34 an­ni fa, ma an­che per le at­mo­sfe­re del­le can­zo­ni del­la sua band, com­po­sta da Mar­co Pri­ma­ve­ra e Mar­co Mu­sel­la. Tra ico­no­gra­fi­ci sta­bi­li­men­ti del li­to­ra­le ro­ma­no (dov’è gi­ra­to il vi­deo di Com­ple­ta­men­te) e as­so­la­ti ri­man­di ci­ne­ma­to­gra­fi­ci da Il sor­pas­so a Sa­po­re di sa­le in ver­sio­ne dream pop. Co­no­sci la fil­mo­gra­fia di Fan­toz­zi a me­mo­ria e ami i per­den­ti un po’ gof­fi e ro­man­ti­ci, giu­sto? Sì, ma per im­per­so­na­re il pro­ta­go­ni­sta di un film sce­glie­rei un su­pe­re­roe, di quel­li su­per fred­di e cal­co­la­to­ri, uno con­tro cen­to. Pro­prio per­ché non so­no co­sì. Nean­che con il “su­per­po­te­re” del suc­ces­so? Non è ve­ro che il suc­ces­so ti cam­bia. Nel mio ca­so poi pen­so che non è nep­pu­re “suc­ces­so”: è tut­to co­me pri­ma. Die­tro le quin­te di Che tem­po che fa ho chat­ta­to tut­to il tem­po con gli ami­ci del fan­ta­cal­cio... Tua mam­ma in­ve­ce… È con­ten­tis­si­ma, an­che trop­po. Per la mi­ni­ma ca­vo­la­ta chia­ma le so­rel­le: “Tom­ma­so è al­le tre sul ca­na­le tot!”. Per lo­ro so­no sem­pre bra­vis­si­mo, an­che quan­do ri­ve­den­do­mi pen­so di aver fat­to una schi­fez­za di esi­bi­zio­ne. Qual è il giu­di­zio di cui ti fi­di di più? Quel­lo di Ni­co­la, il mio manager, che sa leg­ge­re ogni mia espres­sio­ne fac­cia­le. E di me stes­so. Or­mai ca­pi­sco se una can­zo­ne può es­se­re una hit o meno. Cer­te vol­te pian­go per pri­mo scri­ven­do­la. Poi mi con­fron­to con Mat­teo Can­ta­lup­pi, il pro­dut­to­re, e Da­rio Fai­ni, con cui scri­vo i te­sti per al­tri (co­me Lu­ca lo stes­so can­ta­ta da Lu­ca Car­bo­ni). Ul­ti­ma­men­te poi se tro­vo un’im­pas­se nel te­sto chie­do alla mia ra­gaz­za, ca­pa­ce di dir­mi quel­le

due, tre pa­ro­le che mi sbloc­ca­no. No­vi­tà. Do­po due an­ni da sin­gle... Con sto­rie tra­va­glia­te, ma sin­gle da un sac­co. Me l’ha pre­sen­ta­ta un’ami­ca. È in­tel­li­gen­te, sve­glia, bel­la, la­vo­ra in un’agen­zia pub­bli­ci­ta­ria con clien­ti lon­di­ne­si. An­che se stia­mo in­sie­me da po­chis­si­mo, su In­sta­gram ho pub­bli­ca­to qual­che fo­to con lei – che m’im­por­ta, so­no in­na­mo­ra­to! – e ho sco­per­to che per le fan non è un pro­ble­ma: ti ama­no co­mun­que. An­che quan­do nel vi­deo di Fa­bri Fi­bra (Pam­plo­na) bal­li con le mo­del­le in bi­ki­ni?

Sì, lo­ro in co­stu­me e io con l’im­per­mea­bi­le co­me quan­do mi al­le­no a ca­sa con l’istrut­to­re di ar­ti mar­zia­li, per bru­cia­re più ca­lo­rie. In quel vi­deo c’è an­che un to­ro. Non ho avu­to pau­ra: so­no cre­sciu­to in cam­pa­gna tra gli ani­ma­li. Par­te del­la mia fa­mi­glia vie­ne dalla pro­vin­cia di Avellino, do­ve ogni an­no va­do in va­can­za.

Hai ri­schia­to di fa­re il giu­di­ce a X Fac­tor...

For­tu­na­ta­men­te han­no pre­fe­ri­to due don­ne (Mara Ma­ion­chi e Le­van­te), to­glien­do­mi dall’im­ba­raz­zo del­la scel­ta. È un bel ca­ri­co di stress, e non sa­rei riu­sci­to a far al­tro. Che idea hai dei ta­lent? Un mon­do che esi­ste. An­che se ognu­no ha la sua na­tu­ra: io per esem­pio non ne ho le ca­rat­te­ri­sti­che. Con 14 an­ni di ga­vet­ta al­le spal­le… Non sa­pe­vo do­ve mi avreb­be­ro por­ta­to. All’ini­zio di gior­no an­da­vo all’uni­ver­si­tà e la­vo­ra­vo con mia ma­dre, gros­si­sta di pietre dure, e di se­ra suo­na­vo in un lo­ca­le di Roma che non esi­ste più, do­ve ho co­no­sciu­to gli al­tri due com­po­nen­ti dei The­gior­na­li­sti. All’epo­ca fa­ce­va­mo le pro­ve nel sa­lot­to di ca­sa mia. Ma an­che ades­so non mi do­man­do do­ve sto an­dan­do, fac­cio le co­se per il pia­ce­re di far­le, sen­za gran­di obiet­ti­vi. A par­te quel­li di vi­ta: una gran­de ca­sa, una bar­ca, dei fi­gli, un amo­re… Non te­mi co­sì di ave­re meno sti­mo­li per scri­ve­re? Quel­li ar­ri­va­no da ogni par­te. In que­sto mo­men­to per esem­pio sto scri­ven­do di get­to. L’im­por­tan­te è es­se­re coin­vol­to, “in bot­ta” per qual­cu­no o qual­co­sa. Ti sen­ti più in equi­li­brio che in pas­sa­to? Più va­do avan­ti e più ca­pi­sco che bi­so­gna “spin­ge­re” con con­sa­pe­vo­lez­za. Sa­per do­sa­re le for­ze. An­che sul pal­co co­me nel­la vi­ta, se ini­zi a duemila alla tren­te­si­ma can­zo­ne poi sei sfi­ni­to. Le emo­zio­ni van­no do­sa­te, co­me an­che l’al­col. Co­mun­que sei ri­chie­stis­si­mo... Mi emo­zio­ne­rei so­lo se mi chia­mas­se Ver­do­ne per chie­der­mi di scri­ve­re la co­lon­na so­no­ra di un film co­me quel­la de­gli Sta­dio in Bo­ro­tal­co. In­sie­me a Ven­dit­ti e a Va­sco, è lui il mio mi­to. Non mi ver­go­gno nean­che più di di­re che mi pia­ce Ch­ri­stian De Si­ca!

Tom­ma­so Pa­ra­di­so, 34 an­ni, lau­rea­to in Fi­lo­so­fia, è il lea­der di The­gior­na­li­sti, band in­die-pop ro­ma­na.

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