La gio­stra dei cri­ce­ti

Ser­ge Mar­quis ci spie­ga lo stress

ELLE (Italy) - - Contents - di CRISTINA DE STE­FA­NO

CO­ME TUT­TE LE CO­SE che suc­ce­do­no a Ser­ge Mar­quis, me­di­co ca­na­de­se che ama gli al­tri in un mo­do con­ta­gio­so, tut­to è ini­zia­to da un in­con­tro con una per­so­na. In que­sto ca­so una ra­gaz­zi­na di 12 an­ni, Ma­rian­ne, fi­glia di ami­ci, che un gior­no l’ha pre­so per ma­no e gli ha det­to: «Vie­ni a ve­de­re il mio zoo». Tra i pe­lu­che e le fo­to di ani­ma­li, c’era una gab­biet­ta con den­tro un cri­ce­to, in­ten­to a gi­ra­re nel­la sua ruo­ta co­me un paz­zo. «Cor­re, cor­re, e non va da nes­su­na par­te», ha escla­ma­to ri­den­do Ma­rian­ne. E Ser­ge Mar­quis ha avu­to un’il­lu­mi­na­zio­ne. Era l’im­ma­gi­ne per­fet­ta per de­scri­ve­re il pen­sie­ro ne­ga­ti­vo e os­ses­si­vo che av­ve­le­na la te­sta dei tan­ti pa­zien­ti che ve­de ogni gior­no nel suo stu­dio spe­cia­liz­za­to in burn out e pro­ble­mi psi­co­lo­gi­ci sul la­vo­ro.

È na­to co­sì il suo li­bro Fer­ma il cri­ce­to che hai in te­sta! (Bur), svel­to ma­nua­let­to di so­prav­vi­ven­za per vin­ce­re il pen­sie­ro ne­ga­ti­vo e lo stress, che in po­chi an­ni ha con­qui­sta­to cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di let­to­ri, in Ca­na­da, poi in Fran­cia, infine nel mon­do. Tra­vol­to dal suc­ces­so, Ser­ge Mar­quis con­ti­nua a cu­ra­re i suoi pa­zien­ti ma ogni tan­to de­ve or­ga­niz­za­re del­le tour­née per i let­to­ri. Io lo in­con­tro a Pa­ri­gi, do­ve ha ap­pe­na par­la­to a una con­fe­ren­za, su­sci­tan­do le ri­sa­te ir­re­fre­na­bi­li del pub­bli­co.

Per­ché Ser­ge Mar­quis è pri­ma di tut­to un uo­mo sim­pa­ti­cis­si­mo, che nel suo fran­ce­se ca­na­de­se for­bi­to e un po’ dé­mo­dé ama far ri­de­re, ol­tre che pen­sa­re. Mi guar­da con gli oc­chi al­le­gri e mi di­ce: «Ab­bia­mo tut­ti nel­la te­sta un cri­ce­ti­no. Più o meno gros­so. È un ani­ma­let­to stra­no, cor­re so­prat­tut­to di not­te. Non pos­sia­mo far­lo spa­ri­re, ma pos­sia­mo im­pa­ra­re a dar­gli una ca­rez­za sul­la te­sta e a cal­mar­lo». È quel­lo che spie­ga il suo li­bro, pie­no di esem­pi pra­ti­ci e di eser­ci­zi. Lui, men­tre par­lia­mo, pre­fe­ri­sce par­ti­re da un film ca­na­de­se, Sou-

“IL NOSTRO CRI­CE­TO IN­TE­RIO­RE NON PRO­DU­CE MAI SO­LU­ZIO­NI, SO­LO PRO­BLE­MI. NON DO­VE­TE ASCOLTARLO”

ve­nirs in­ti­mes, mol­to tri­ste, av­ver­te («Io amo pian­ge­re al ci­ne­ma, mi la­vo den­tro. E poi esco con gli oc­chi tut­ti ros­si e la gen­te mi guar­da co­me se fos­si mat­to»), do­ve un ragazzo ha un in­ci­den­te d’au­to e re­sta pa­ra­liz­za­to dal col­lo in giù. «Il me­di­co che de­ve dir­glie­lo rias­su­me in po­che fra­si tut­to quel­lo che se­con­do me ser­ve per sta­re al mon­do. Gli co­mu­ni­ca che a par­ti­re da quel mo­men­to do­vrà con­cen­tra­re la sua at­ten­zio­ne nel­la par­te del cor­po che va dal col­lo in su, sen­ti­re ogni sen­sa­zio­ne, ogni det­ta­glio. Poi, do­po es­se­re usci­to, tor­na nel­la stan­za e ag­giun­ge: lo spet­ta­co­lo non è fi­ni­to, mi rac­co­man­do, non te lo per­de­re. Don’t miss the show».

Mi guar­da con oc­chi vi­va­cis­si­mi, ora un po’ com­mos­si, sor­ri­de di un sor­ri­so tra­vol­gen­te, e poi con­ti­nua, ge­sti­co­lan­do. «Ca­pi­sci? Il ri­schio ter­ri­bi­le è che il ragazzo con­cen­tri la sua at­ten­zio­ne sul­la par­te del suo cor­po che è mor­ta, per­den­do­si quel­lo che suc­ce­de nel­la par­te ri­ma­sta vi­va. Più di­ven­to vec­chio più tro­vo che non dob­bia­mo per­de­re lo spet­ta­co­lo, mai, in nes­su­na si­tua­zio­ne. Di re­cen­te è morto un mio ca­ro ami­co, per un can­cro al cer­vel­lo. Un gior­no, do­po che ave­va avu­to la dia­gno­si, mi ha det­to: “Se tu sa­pes­si il si­gni­fi­ca­to che ha per me ora un rag­gio di so­le!”. E io mi chie­do: “Per­ché dob­bia­mo aspet­ta­re di ave­re un can­cro al cer­vel­lo per ca­pi­re que­sto se­gre­to?”».

Con­ti­nua a rac­con­ta­re, tra­sci­nan­te, di co­me un gior­no que­sto ami­co ma­la­to, che ave­va sem­pre so­gna­to di ave­re un ac­qua­rio di ac­qua sa­la­ta, fos­se an­da­to a com­pra­re dei pe­sci. «È tor­na­to sul­la sedia a ro­tel­le, per­ché al­lo­ra già non cam­mi­na­va più, e in ma­no un sacchetto con il pri­mo pe­sce per il suo ac­qua­rio. «Lo ab­bia­mo mes­so den­tro, la­scian­do­lo nel suo sacchetto, per­ché pri­ma di li­be­rar­lo ci vuo­le al­me­no un’ora per aspet­ta­re che le due tem­pe­ra­tu­re si equi­li­bri­no. Sta­va­mo lì, in­sie­me, a os­ser­va­re il nuo­vo pe­sce co­lo­ra­to. Alla fi­ne lui mi ha det­to: “In que­sta ora non ero ma­la­to”».

È uno dei se­gre­ti che Ser­ge Mar­quis spie­ga nel li­bro. Se ci con­cen­tria­mo sul­la vi­ta e il suo spet­ta­co­lo, dan­do tut­ta l’at­ten­zio­ne a ogni mo­men­to, lo stress – che spes­so è pen­sie­ro pa­ras­si­ta­rio, del fu­tu­ro, del­le an­sie ri­cor­ren­ti – di­mi­nui­sce. Per fa­re in mo­do che que­sto mec­ca­ni­smo di­ven­ti au­to­ma­ti­co si pos­so­no fa­re de­gli eser­ci­zi, tut­ti i gior­ni, per esem­pio al ri­sve­glio. Du­ran­te l’in­ter­vi­sta elen­ca i prin­ci­pi di ba­se sul­le di­ta: «Pri­mo, lo stress è con noi dall’ini­zio del­la spe­cie, per­ché ser­ve per la so­prav­vi­ven­za, quin­di non pos­sia­mo eli­mi­nar­lo ma pos­sia­mo con­trol­lar­lo. Se­con­do: il nostro cri­ce­to in­te­rio­re non pro­du­ce mai so­lu­zio­ni, so­lo pro­ble­mi, quin­di non dob­bia­mo ascoltarlo. Ter­zo: il cer­vel­lo si con­cen­tra sui pen­sie­ri ne­ga­ti­vi, an­che que­sto è qual­co­sa che vie­ne fin dalla pre­i­sto­ria, per­ché bi­so­gna­va rea­gi­re al­le mi­nac­ce, quin­di non stu­pia­mo­ci se in­ve­ce ci vie­ne vo­glia di ascoltarlo».

Que­sto cri­ce­to in­te­rio­re è le­ga­to all’ego. E a que­sto te­ma ha ap­pe­na de­di­ca­to il nuo­vo li­bro, in usci­ta ora in Fran­cia, non un ma­nua­le, que­sta vol­ta, ma un ro­man­zo do­ve un ra­gaz­zi­no vuo­le a tut­ti i co­sti sco­pri­re co­sa sia l’ego. «Ho fat­to mol­te ri­cer­che sull’ego. Ho sco­per­to che all’ini­zio, pres­so l’uo­mo pri­mi­ti­vo, non esi­ste­va. Ave­va­mo l’istin­to, non l’ego. Ap­pa­re a un cer­to pun­to dell’evo­lu­zio­ne, con un pro­ces­so di iden­ti­fi­ca­zio­ne, quan­do il pri­mo uo­mo ha co­min­cia­to a di­re: “Io so­no il mio ter­ri­to­rio, que­sta co­sa mi di­stin­gue, mi ren­de dif­fe­ren­te dall’al­tro”». Da qui ai nostri gior­ni il pas­so è bre­ve, e in un at­ti­mo scam­bia­mo que­ste co­se a stra­ti che for­ma­no l’ego – il la­vo­ro, il mo­do di ve­stir­ci, le no­stre idee – con noi stes­si. «L’ego è pe­ri­co­lo­sis­si­mo, è alla ba­se di ogni con­flit­to sul pia­ne­ta, dal­le li­ti di con­do­mi­nio agli at­tac­chi di ter­ro­ri­smo», mar­tel­la Ser­ge Mar­quis. «Ho co­no­sciu­to per­fi­no pa­zien­ti che si iden­ti­fi­ca­va­no co­sì tan­to con la lo­ro ma­lat­tia che non vo­le­va­no gua­ri­re».

Se non sia­mo il nostro ego co­sa sia­mo? «Ho tro­va­to la ri­spo­sta gra­zie a una don­na straor­di­na­ria di no­me Ma­rie de Hen­ne­zel, che du­ran­te una con­fe­ren­za ha det­to una fra­se che ha cam­bia­to la mia vi­ta: “Bi­so­gna sco­pri­re quel­lo che in noi non in­vec­chia mai”. Mi so­no det­to che noi sia­mo quel­lo che den­tro di noi non in­vec­chia mai. Cioè la ca­pa­ci­tà di ama­re, di me­ra­vi­gliar­si, di as­sa­po­ra­re, di crea­re, di im­pa­ra­re. Lo ve­do quan­do vi­si­to i cen­tri di cu­re pal­lia­ti­ve. L’ho im­pa­ra­to dal mio ami­co ma­la­to che pri­ma di mo­ri­re mi ha det­to: “Pren­di sem­pre il tem­po di guar­da­re le per­so­ne che ami”».

Pren­de­re il tem­po. Ser­ge Mar­quis di­ven­ta se­rio, men­tre spie­ga il rap­por­to ma­la­to con il tem­po. Poi pe­rò fa an­co­ra ri­de­re: «La gen­te è straor­di­na­ria! L’al­tro gior­no un si­gno­re ar­ri­va do­po di me all’ascen­so­re e, an­che se ave­vo già schiac­cia­to il ta­sto, lo ri­schiac­cia. Avrei vo­lu­to dir­gli che que­sto non fa an­da­re più in fret­ta l’ascen­so­re. Per di più, im­ma­gi­ni, se lo fa­ces­se, l’ef­fet­to per i po­ve­rac­ci den­tro l’ascen­so­re!». Scop­pia­mo a ri­de­re. Co­me ha fat­to il pub­bli­co alla fi­ne del­la con­fe­ren­za, quan­do lui ha con­clu­so: «Non cre­de­te a nien­te di quel­lo che vi ho det­to. Pe­rò fa­te­lo!». E poi più se­rio: «Non per­de­te­vi lo spet­ta­co­lo».

piano Pri­mo Ser­ge di 63 Mar­quis, me­di­co an­ni, ca­na­de­se spe­cia­liz­za­to di­stur­bi nei stress da d’an­sia. e

Il li­bro Fer­ma il cri­ce­to che hai in te­sta! - Co­me eli­mi­na­re il pen­sie­ro ne­ga­ti­vo e li­be­rar­si per sem­pre dal­lo stress (Bur), di Ser­ge Mar­quis.

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