Soul kit­chen

Nel­la ca­sa to­sca­na di Ma­rian­ge­la Ne­gro­ni di Fun­ky Ta­ble

ELLE (Italy) - - Settembre 2017 - Di BE­NE­DET­TA ROS­SI sty­ling LAU­RA SALSI

CON MA­RIAN­GE­LA

Ne­gro­ni non ti an­noi mai. La sua idea di vi­ta (e di dé­cor) è co­sì ap­pas­sio­na­ta che, se guar­di il mon­do dal­la len­te del­la sua crea­ti­vi­tà, la pro­spet­ti­va ap­pa­ri­rà co­smo­po­li­ta e fe­li­ce. La stes­sa vi­sio­ne che si re­spi­ra da Fun­ky Ta­ble, lo sto­re di og­get­ti per la cu­ci­na e la ca­sa che ha aper­to con la so­rel­la Titti a Mi­la­no, nel­le 5Vie. Qui, gra­zie all’esprit di Ma­rian­ge­la, che per an­ni ha la­vo­ra­to co­me de­si­gn edi­tor e prop sty­li­st, so­no ban­di­ti il ri­go­re, la mo­no­cro­mia, il “to­tal look” del­la ta­vo­la. Qui il ga­la­teo dell’ap­pa­rec­chia­tu­ra un po’ im­po­ma­ta­ta vie­ne spaz­za­to via da una sca­te­na­ta ses­sion di po­sa­te spa­ia­te, piat­ti de­co­ra­ti, to­va­glie e bic­chie­ri che si fan­no l’oc­chio­li­no, ce­le­bran­do un’anar­chia fe­li­ce che uni­sce epo­che, pae­si e sti­li. Un mix che non è pu­ro ca­so, ma ri­flet­te, in­ve­ce, un’ar­mo­nia fem­mi­ni­le che in­clu­de, rac­con­ta, ama. E ti fa sen­ti­re “a ca­sa”. Co­me è suc­ces­so a noi, in un gior­no so­leg­gia­to, ospi­ti di Miss Ne­gro­ni e del­la fe­sto­sa ta­vo­la del­la sua ca­sa a Stret­to­ia, pae­si­no vi­ci­no Pie­tra­san­ta.

Il pia­ce­re del ri­ce­ve­re è?

«Sta­re at­tor­no al­la ta­vo­la si­gni­fi­ca rac­con­tar­si: sto­rie di vi­ta ma an­che av­ven­tu­re o ri­cor­di le­ga­ti agli og­get­ti che fan­no par­te dell’ap­pa­rec­chia­tu­ra. Fun­go­no da spun­to per par­la­re di viag­gi, di pas­sio­ni, di ar­ti­gia­ni del cui la­vo­ro mi so­no in­na­mo­ra­ta».

Co­me ap­pa­rec­chia?

«D’istin­to par­to sem­pre dal­la to­va­glia, spes­so uso dei bou­tis (vec­chi co­pri­let­ti in­dia­ni). Da lì ar­ri­va tut­to il re­sto, co­me una com­po­si­zio­ne ma­gi­ca».

La sua ta­vo­la è?

«Scom­po­sta! Co­me il ti­to­lo del­la col­le­zio­ne che ho svi­lup­pa­to in co­bran­ding con Bi­tos­si Ho­me. Una fe­li­ce anar­chia istin­ti­va che de­but­te­rà al Bon Mar­ché di Pa­ri­gi a set­tem­bre. E “Sen­za re­go­le”, che è poi il mot­to di Fun­ky Ta­ble. C’è sem­pre un dia­lo­go este­ti­co tra gli og­get­ti, ma non c’è mai un te­ma di co­lo­re. Sem­mai si crea un iper­de­co­ra­ti­vi­smo, un po’ folk e un po’ fol­le».

Quan­ti ospi­ti?

«Il mio nu­me­ro per­fet­to è tre: io e i miei fi­gli, Ma­til­de e Gre­go­rio. I mo­men­ti a ta­vo­la con lo­ro so­no pre­zio­si. Ab­bia­mo abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri di­ver­se e ognu­no si ad­dob­ba la ta­vo­la co­me vuo­le. Poi ov­via­men­te or­ga­niz­zo an­che ce­ne “non di fa­mi­glia”, ma mi li­mi­to a ot­to in­vi­ta­ti. Per rac­con­tar­si bi­so­gna es­se­re in po­chi».

L’ispi­ra­zio­ne...

«Na­sce dal­le ta­vo­le co­ra­li dei film di Fer­zan Öz­pe­tek. An­zi ho un so­gno: vor­rei che mi leg­ges­se qui e mi chia­mas­se per al­le­sti­re una ta­vo­la dei suoi film!».

Co­sa non man­ca mai nel­la sua cu­ci­na?

«La ri­cer­ca. Che par­te da­gli og­get­ti ma che ar­ri­va al­la ma­te­ria pri­ma. La mia cu­ci­na è ba­si­ca, po­co ela­bo­ra­ta. Ma gli in­gre­dien­ti so­no di ot­ti­ma scel­ta. Co­me l’olio ex­tra­ver­gi­ne. E la frut­ta: ap­pe­na pos­so la uso, so­prat­tut­to per pre­pa­ra­re le mie in­sa­la­te. Ho im­pa­ra­to a cu­ci­na­re da non­na Gi­na: il suo ri­trat­to è il lo­go di Fun­ky Ta­ble. Ri­cor­do an­co­ra le sue frit­tel­le di me­le, gli gnoc­chi fat­ti in ca­sa, le ti­pi­che ri­cet­te ve­ro­ne­si. Era mol­to de­di­ca­ta al­la cu­ci­na».

Do­ve fa la spe­sa?

«A Mi­la­no da Cor­ti­lia; a Quer­ce­ta, in To­sca­na, vado al mer­ca­to. Ma an­che la Coop di Pie­tra­san­ta ha dei fan­ta­sti­ci pro­dot­ti lo­ca­li».

Vi­no sì o no?

«Sì, so­no ve­ne­ta! Non esi­ste una ce­na sen­za vi­no. In par­ti­co­la­re ado­ro il Ca’ del Bo­sco ro­sé».

E la mu­si­ca?

«Sem­pre. Amo il fun­ky ma a ta­vo­la preferisco il jazz, uno sti­le che è nel mio Dna: mio pa­dre era il so­cio fon­da­to­re del Club del Jazz a Verona. Per crea­re at­mo­sfe­ra, met­to le gran­di vo­ci fem­mi­ni­li, co­me Et­ta Ja­mes e Bil­lie Ho­li­day. La mia è una ta­vo­la de­ci­sa­men­te fem­mi­ni­le: è il rac­con­to di me!».

Ri­trat­to di Ma­rian­ge­la (fon­da­tri­ce e de­si­gner di Fun­ky Ta­ble) che ci ac­co­glie nel suo “ca­sa­le“na­sco­sto tra le ri­den­ti col­li­ne di Pie­tra­san­ta, in To­sca­na. Un’esplo­sio­ne di co­lo­ri, tra fio­ri, pro­fu­mi, e ci­bo al­le­gro. In al­to. Sti­le in­con­fon­di­bi­le. To­va­glia fio­ra­ta e to­va­glio­li a qua­dret­ti, Fun­ky Ta­ble, co­me la ma­ni­na se­gna­po­sto. Piat­ti di­pin­ti, Fun­ky Ta­ble con Bi­tos­si. For­chet­te d’ar­gen­to, vin­ta­ge, col­tel­li La­guio­le. Bic­chie­ri per l’ac­qua, Bi­tos­si, bic­chie­ri da vi­no, Stu­dio Kal­ff. Va­set­ti di ve­tro por­ta se­mi­ni e oli­ve, Weck. Tu­ca­no di ce­ra­mi­ca, &Kle­ve­ring. Ro­sel­li­ne di cam­po col­te di­ret­ta­men­te nel giar­di­no di ca­sa. Da si­ni­stra. Ma­no se­gna­po­sto, Pink Pam­pas per Fun­ky Ta­ble. Sot­to, bar­bon­ci­no por­ta­fio­ri, Ri­ce.qui so­pra, in di­spen­sa, i pec­ca­ti di go­la di Ma­rian­ge­la: bir­ra, sa­la­me e pa­ne ca­ra­sau. Dall’al­to a de­stra. Il tu­ca­no di ce­ra­mi­ca è una ca­raf­fa per vi­no, &Kle­ve­ring. Bic­chie­ri ver­di “ca­po­vol­ti”, Stu­dio Kal­ff. Sot­to, da si­ni­stra. Piat­to sou­ve­nir, in­vi­to di una sfi­la­ta di An­to­nio Mar­ras e ver­du­ra fre­sca a km ze­ro.

Ma­rian­ge­la pre­pa­ra il pe­sto. Sot­to gli in­gre­dien­ti del­la ri­cet­ta: te­sta­ro­li, pomodorini, ba­si­li­co, pe­co­ri­no e olio. A si­ni­stra, il mor­ta­io. A si­ni­stra. Piat­ti, Fun­ky Ta­ble con Bi­tos­si. Ma­ni­na con ex vo­to, Pink Pam­pas per Fun­ky Ta­ble. For­chet­ta d’ar­gen­to di fa­mi­glia, col­tel­lo, La­guio­le. Bic­chie­ri, Bi­tos­si e Stu­dio Kal­ff. Bouquet ori­gi­na­le: car­cio­fi bio e ro­sel­li­ne di cam­po. So­pra, a si­ni­stra. I te­sta­ro­li al pe­sto di Ma­rian­ge­la.

So­pra. Piat­to di ot­to­ne a sbal­zo e po­sa­te “sca­ra­man­ti­che”, Fun­ky Ta­ble. A de­stra. Sul­la pa­re­te, un araz­zo pat­ch­work.

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