Vin­ce­re di mi­su­ra

ELLE (Italy) - - Ottobre 2017 - Silvia Locatelli

A tu per tu con Sa­ra Ser­ra­ioc­co, la gio­va­ne at­tri­ce ita­lia­na che ha con­qui­sta­to l’ame­ri­ca

“LA­VO­RA­RE SUL­LA FISICITÀ MI PIA­CE MOL­TO. ORE E ORE IN SA­LA PROVE: UN AM­BIEN­TE CHE MI MANCAVA”

➞ que­st’an­no era nella dark co­me­dy di Co­si­mo Go­mez Brut­ti e cat­ti­vi con Clau­dio San­ta­ma­ria. Ci­lie­gi­na, ha gi­ra­to una se­rie tv ame­ri­ca­na di­ret­ta dal re­gi­sta di The Imi­ta­tion ga­me e in­ter­pre­ta­ta dal pre­mio Oscar J.K. Sim­mons (il cat­ti­vis­si­mo in­se­gnan­te di Whi­pla­sh): Coun­ter­part.

Un po’ Wi­no­na (Ry­der), un po’ Natalie (Port­man)«dei po­ve­ri!», ri­de lei - quan­do ar­ri­va sul set, sem­bra pas­sa­ta di lì per ca­so. Chie­de ti­mi­da­men­te un caf­fè. Truc­co e cam­bi d’abi­to la di­ver­to­no, co­sì co­me il tap­pe­to ros­so «an­che se poi quan­do so­no lì mi ver­go­gno». E se le par­li di In­sta­gram ci pen­sa su e poi: «Non ne sen­to l’esi­gen­za». È gra­ve? Sem­bra vo­ler­ti chie­de­re. Qua­si avesse vis­su­to su un altro pia­ne­ta per qual­che an­no, in un po­sto do­ve vol­teg­gia­va nell’aria di­se­gnan­do bel­lis­si­mi ara­be­sque. Co­me nella fo­to del suo pro­fi­lo di Wha­tsapp. Per­ché Sa­ra era una bal­le­ri­na. E pu­re bra­va.

È na­ta e cre­sciu­ta a Pe­sca­ra, do­ve – a sen­ti­re il no­stro ma­ke up ar­ti­st – ci so­no ra­gaz­zi bel­lis­si­mi. Sa­ra lo guar­da e con­fer­ma com­pia­ciu­ta, an­che se il suo fi­dan­za­to è di Ro­ma. Ha stu­dia­to per tan­ti an­ni dan­za clas­si­ca, con­tem­po­ra­nea e mo­der­na. Un po’ per ca­so, set­te an­ni fa, tro­va la­vo­ro co­me in­se­gnan­te di dan­za a Ro­ma e de­ci­de di partire. Le sem­bra una buo­na oc­ca­sio­ne per an­dar­se­ne dal­la pro­vin­cia e da­re una pos­si­bi­li­tà al­la for­tu­na. I suoi ge­ni­to­ri fan­no i com­mer­cian­ti, non so­no con­vin­tis­si­mi che sia una buo­na idea ma la ap­pog­gia­no. Le vie­ne pro­po­sto un piccolo ruolo da bal­le­ri­na in una fic­tion e fi­ni­sce per re­ci­ta­re in Ris - De­lit­ti im­per­fet­ti. Poi ar­ri­va il ruolo di Ri­ta in Sal­vo e, altro che for­tu­na, ca­de per stra­da e si rom­pe i le­ga­men­ti. Ad­dio Gi­sel­le. «E il le­ga­men­to mi fa an­co­ra ma­le», dice.

Si met­te a stu­dia­re re­ci­ta­zio­ne e vie­ne pre­sa al Cen­tro spe­ri­men­ta­le. Sul set, ri­tro­va qual­co­sa del suo mon­do: «Nella dan­za la col­la­bo­ra­zio­ne è fon­da­men­ta­le, di­pen­di da chi ti sta ac­can­to, ognu­no ha il suo po­sto, è un la­vo­ro di squa­dra. Nel ci­ne­ma è ugua­le». L’an­no scor­so, Gio­van­ni Ve­ro­ne­si le pro­po­ne il ruolo di No­ra in Non è un pae­se per gio­va­ni. C’è una con­di­zio­ne: che si ra­si i ca­pel­li a ze­ro. «Al­tri­men­ti?», chie­de lei. «Al­tri­men­ti il film lo fa un’al­tra», ri­spon­de il re­gi­sta. Sa­ra nean­che im­ma­gi­na quan­to quel “ta­glio” sa­rà de­ci­si­vo nella sua car­rie­ra ma ri­spon­de «Va bene». Lei che li ha sempre avu­ti lun­ghi fi­no al­la schie­na. «Nes­sun trau­ma», ri­cor­da. «Men­tre ca­de­va­no pen­sa­vo a quant’era­no ro­vi­na­ti... Ho do­vu­to but­ta­re un sac­co di ac­ces­so­ri e cam­bia­re la ge­stua­li­tà... Mi sve­glia­vo e mi ac­ca­rez­za­vo i ca­pel­li per rac­co­glier­li».

Nell’esta­te 2016, quand’era in va­can­za in Ame­ri­ca, ri­ce­ve una te­le­fo­na­ta dal­la sua agen­te in­ter­na­zio­na­le (ce l’ha dal Sun­dan­ce): «Stan­no cer­can­do una ragazza per Star Wars, cor­ri a fa­re il pro­vi­no». «È an­da­to mol­to bene», rac­con­ta, «an­che se al­la fi­ne non ho avu­to la par­te. In com­pen­so, ho fat­to col­po sul­la ca­sting di­rec­tor che mi ha pro­po­sto per la se­rie... Con i ca­pel­li a ze­ro ho un im­pat­to più for­te, giu­sto per gli ac­tion mo­vie del mer­ca­to ame­ri­ca­no». Le chie­do­no un pro­vi­no re­gi­stra­to e poi la chia­ma­no a Lon­dra. Po­chi gior­ni do­po una te­le­fo­na­ta: «Ti aspet­tia­mo a Los An­ge­les».

TRA LOS AN­GE­LES E BER­LI­NO

Sa­ra ado­ra gli ac­tion mo­vie. «Coun­ter­part par­la di mon­di pa­ral­le­li e la mia Bald­win ha una con­tro­par­te nell’al­tra di­men­sio­ne, quin­di ho due ruo­li, uno mol­to fi­si­co l’altro più ar­ti­sti­co. La­vo­ra­re sul­la fisicità mi pia­ce, ore e ore in sa­la prove con gli stunt mi han­no fat­to ri­tro­va­re un am­bien­te che mi mancava, mi han­no ri­cor­da­to il ri­go­re e la fa­ti­ca del­la dan­za. Nel­le sce­ne d’azio­ne con le pi­sto­le mi so­no di­ver­ti­ta un sac­co. Sim­mons?

➞ L’ho os­ser­va­to tan­to, cer­can­do di im­pa­ra­re il più pos­si­bi­le...».

L’in­gle­se lo sta per­fe­zio­nan­do da tre an­ni: «An­che se co­no­sci bene la lin­gua, co­mun­que non è la tua. Ti sen­ti una stra­nie­ra, sempre un po’ non all’al­tez­za. Una par­te di me sen­ti­va qua­si di non me­ri­tar­se­la quel­la par­te per­ché non ero ma­dre­lin­gua. Ho im­pa­ra­to tan­to e ho da­to tut­to». Per gi­ra­re Coun­ter­part, Sa­ra ha vis­su­to cin­que me­si a Los An­ge­les e tre a Ber­li­no. È par­ti­ta per l’ame­ri­ca con un po’ di ma­go­ne per il fi­dan­za­to ri­ma­sto in Ita­lia («Ero fi­du­cio­sa, c’era­no i pre­sup­po­sti per­ché il rap­por­to reg­ges­se la di­stan­za e in­fat­ti ci sia­mo ri­tro­va­ti») e pie­na dei pre­giu­di­zi che ab­bia­mo tut­ti: «Ve­drai, Los An­ge­les è una bol­la, un fin­to pa­ra­di­so ter­re­stre do­ve tut­to è su­per­fi­cia­le e fin­to», le di­ce­va­no. In­ve­ce, ha tro­va­to la sua di­men­sio­ne. «Ero mol­to con­cen­tra­ta sul la­vo­ro e c’era una mia ami­ca ita­lia­na che ve­de­vo ap­pe­na mi li­be­ra­vo. Già il fat­to di pas­sa­re un in­ver­no al cal­do mi pia­ce­va, poi mi so­no ri­crea­ta un am­bien­te di quar­tie­re che è di­ven­ta­to ras­si­cu­ran­te. Il su­per­mer­ca­to, la co­pi­ste­ria, la pa­le­stra, la la­van­de­ria di fi­du­cia...». Ha tra­sfor­ma­to We­st Hol­ly­wood in Pe­sca­ra. E ha re­spi­ra­to a pie­ni pol­mo­ni il “Se vuoi puoi” de­gli ame­ri­ca­ni. «Se ti im­pe­gni e sei bra­vo i tuoi so­gni pos­so­no av­ve­rar­si. Lo sen­ti, lo ve­di. Fa bene a noi ra­gaz­zi».

Ber­li­no? Bella, vi­va­ce ma trop­po not­tur­na per Sa­ra. Che pre­fe­ri­sce dor­mi­re, la not­te. «Non so­no per nul­la mon­da­na, il gi­ro dei lo­ca­li è una sof­fe­ren­za. Se rie­sco a pren­de­re son­no pre­sto so­no fe­li­ce. Mi pia­ce vi­ve­re di gior­no. An­che a Ro­ma. Pas­seg­gia­ta, cena fuo­ri con le per­so­ne giu­ste, poi a ca­sa». Il pros­si­mo film si chia­ma In viag­gio con Ade­le, di Ales­san­dro Ca­pi­ta­ni, è sul rap­por­to pa­dre fi­glia, con Ales­san­dro Ha­ber.

Pen­sa a lun­go pri­ma di par­la­re, ha una cal­ma in­vi­dia­bi­le. «Da pic­co­la ero vi­va­cis­si­ma, in­do­ma­bi­le. Poi so­no cam­bia­ta... Non mi ar­rab­bio qua­si mai. So­no mor­bi­da. Co­me fac­cio? Ci na­sci», ri­de. «Di­co sempre quel­lo che pen­so ma cer­co le parole giu­ste. Non mi pia­ce lo scon­tro».

DIPENDENZE

An­che il ruolo in Brut­ti e cat­ti­vi ha ri­chie­sto un gran­de la­vo­ro sul cor­po. Sa­ra è una bal­le­ri­na sen­za brac­cia. «So­no tor­na­ta a scuola di dan­za con Fran­ce­sca Di Ma­io che è uno dei miei mi­ti. La ado­ro, l’ave­vo vi­sta bal­la­re a Pe­sca­ra. Per la mia bal­le­ri­na mi so­no ispi­ra­ta a Si­mo­na Atzo­ri, ab­bia­mo la­vo­ra­to tan­to, è sta­to fan­ta­sti­co». L’altro mi­to è Alessandra Fer­ri: «Un col­lo di pie­de per­fet­to, co­me le ali di una far­fal­la». Ma­nie? Non esce mai di ca­sa sen­za aver ri­fat­to il letto, le pia­ce tor­na­re e tro­var­lo in or­di­ne, pron­to ad ac­co­glier­la. Dipendenze? Il caf­fè. Lo sport. Nuo­to, pa­le­stra, cor­sa. E leg­ge­re. Ha un de­bo­le per l’umo­ri­smo ebrai­co: «Phi­lip Ro­th, mi pia­ce quel ti­po di pen­na lì, che ri­tro­vi nei film di Al­len... Ma­ga­ri mi chia­mas­se per una bella com­me­dia!». Con quel­la fac­cia un po’ co­sì? «Ap­pun­to, dev’es­se­re uno bra­vo per co­glie­re la mia co­mi­ci­tà. Io nella vi­ta so­no mol­to co­mi­ca. Non iro­ni­ca, pro­prio co­mi­ca». In­ter­vie­ne l’hair sty­li­st: «Ti ri­cor­di quan­do hai pre­so un pa­lo in fac­cia ai tem­pi di Clo­ro?». «Ec­co ve­di? Nean­che mi ri­cor­da­vo», sor­ri­de Sa­ra. «Non sa­pe­va­no più co­me na­scon­de­re l’oc­chio ne­ro nei pri­mi pia­ni... Se tu chie­des­si ai miei ami­ci ti di­reb­be­ro che so­no sempre nel mio mon­do. Mi di­men­ti­co gli an­ni­ver­sa­ri, ar­ri­vo in ri­tar­do, se­guo il fi­lo dei miei pen­sie­ri, per­do pez­zi di di­scor­so. Inciampo con­ti­nua­men­te per­ché cammino con la te­sta tra le nuvole. Ba­ste­reb­be che un re­gi­sta mi se­guis­se con la te­le­ca­me­ra...». Si di­ver­te a gi­ra­re per mer­ca­ti­ni vin­ta­ge. Pro­va, fa una gi­ra­vol­ta da­van­ti al­lo spec­chio e poi spes­so non com­pra. Ha un abi­ti­no ne­ro cor­to, un po’ an­ni ’60 e i san­da­li ra­so­ter­ra. Lo sti­le pu­li­to, mi­ni­mal, li­nee drit­te, blu e ne­ro, nien­te ac­ces­so­ri. «È un po’ il mio sti­le di vi­ta». An­che a

ca­sa le pia­ce l’es­sen­zia­le. «Non ten­go co­se che non uso o non met­to. Il su­per­fluo mi dà fa­sti­dio. For­se per­ché ho im­pa­ra­to dai miei, che la ro­ba non si but­ta. Ec­co, que­sta è una co­sa che in Ame­ri­ca pro­prio non ca­pi­sco­no...». E men­tre si in­cam­mi­na nei vi­co­li di Tra­ste­ve­re, con la te­sta, è già al­tro­ve.

“GLI AMI­CI MI PRENDONO IN GI­RO: VI­VO NEL MIO MON­DO, INCIAMPO, CAMMINO CON LA TE­STA TRA LE NUVOLE”

Abi­to in tul­le Red­va­len­ti­no. Orec­chi­ni a cuo­re in oro e ame­ti­sta, anel­li in oro e dia­man­ti­ni Aga­pan­thus.

Abi­to in tul­le Red­va­len­ti­no. Orec­chi­ni a cuo­re in oro e ame­ti­sta, anel­li in oro e dia­man­ti­ni Aga­pan­thus.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.