Won­der Ju­lia

So­no pas­sa­ti 27 an­ni ma la sua ma­gia in­can­ta an­co­ra. Ci com­muo­ve­rà pre­sto nel film “Won­der”. E tor­ne­rà a far­ci sor­ri­de­re nella nuo­va cam­pa­gna di Cal­ze­do­nia. Ju­lia Ro­berts, nella vi­ta, è una su­per­mam­ma e ha un’os­ses­sio­ne che si chia­ma Da­niel...

ELLE (Italy) - - Ottobre 2017 - Sté­pha­nie Chayet e Vir­gi­nie Do­la­ta

In­ter­vi­sta a Ju­lia Ro­berts al­la vi­gi­lia dell’usci­ta del suo pros­si­mo film

MALIBU, 10.30 del mat­ti­no. Ci in­con­tria­mo in una clas­si­ca ca­sa ca­li­for­nia­na, vi­ci­no al­la sua. Spun­ta dal nul­la. In­dos­sa un pa­io di in­fra­di­to a fio­ri e un lun­go abi­to hip­pie-chic con una pro­fon­da scol­la­tu­ra, ha i ca­pel­li ba­gna­ti e la ti­pi­ca aria ri­las­sa­ta da ve­ra ca­li­for­nia­na. Sfo­de­ra il suo fa­mo­so sor­ri­so, lo stes­so che 27 an­ni fa ha in­can­ta­to le pla­tee di tut­to il mon­do, in Pret­ty Wo­man. Ini­zia con l’ab­brac­cia­re Ser­ge, il suo par­ruc­chie­re, poi Ge­ne­vie­ve, la ma­keup ar­ti­st, Mar­cy, l’ad­det­to

“DON­NA PIÙ BELLA DEL MON­DO? PRENDO QUE­STI COM­PLI­MEN­TI CON CAU­TE­LA”

en­tra in ca­sa...

Esi­ste la per­so­na giu­sta per la vi­ta?

Certo! Ora ne so­no as­so­lu­ta­men­te con­vin­ta.

Qua­li so­no gli ele­men­ti es­sen­zia­li per rag­giun­ge­re un equi­li­brio psi­co­lo­gi­co?

Il son­no. Il sen­so dell’umo­ri­smo. Cir­con­dar­si di per­so­ne ca­pa­ci di in­se­gnar­ti qual­co­sa.

Lei è mol­to se­let­ti­va quan­do si par­la di pro­get­ti di la­vo­ro. Per­ché ha scel­to Won­der?

Ave­vo letto il li­bro coi miei fi­gli ed era­va­mo ri­ma­sti tut­ti mol­to col­pi­ti. Al­lo­ra ho det­to al mio agen­te: “So­no si­cu­ra che qual­cu­no lo ab­bia già op­zio­na­to. Se per ca­so stan­no cer­can­do un’at­tri­ce per il ruolo del­la mam­ma, sa­rei fe­li­ce che tu mi met­tes­si in con­tat­to”. La per­so­na che ave­va op­zio­na­to il li­bro era uno dei pro­dut­to­ri di che non ve­de­vo da 25 an­ni!

Pret­ty Wo­man, Che co­sa l’ha col­pi­ta del­la sto­ria?

Par­la di com­pas­sio­ne e so­li­da­rie­tà, e sap­pia­mo bene di non es­se­re più ca­pa­ci di de­di­ca­re del tem­po per av­vi­ci­nar­ci agli al­tri e cer­ca­re di com­pren­der­li. L’ho tro­va­to com­mo­ven­te. Ci è pia­ciu­ta l’idea di in­ve­sti­re del tem­po ne­gli al­tri. È un mes­sag­gio uni­ver­sa­le...

Nella so­cie­tà at­tua­le si vi­ve in un cli­ma di fru­stra­zio­ne, di ag­gres­sio­ne con­ti­nua...

Può rac­con­tar­ci un po’ del suo per­so­nag­gio in que­sto film?

La pro­ta­go­ni­sta ha mes­so da par­te i suoi obiet­ti­vi per pren­der­si cu­ra dei fi­gli, so­prat­tut­to del ma­schio, che sof­fre di que­sta de­for­ma­zio­ne ed en­tra ed esce da­gli ospe­da­li, per sot­to­por­si a mol­ti in­ter­ven­ti. Per la mam­ma, all’ini­zio del film, è dav­ve­ro in­so­li­to quan­do la­scia per la pri­ma vol­ta il fi­glio a scuola e si ri­tro­va da so­la, in una ca­sa vuo­ta. Ho pen­sa­to che fos­se una que­stio­ne mol­to in­te­res­san­te da ana­liz­za­re, per­ché pri­ma o poi tut­ti i ge­ni­to­ri si ritrovano con un ni­do vuo­to...

Lei è sempre cir­con­da­ta da­gli ami­ci più ca­ri e da col­la­bo­ra­to­ri di lun­ga da­ta. La aiu­ta?

A vol­te, quan­do ar­ri­vi sul set al­le 5 del mat­ti­no, ti fa pia­ce­re par­la­re con per­so­ne che già co­no­sci... Se ho ac­can­to ami­ci di vec­chia da­ta, rie­sco a in­dos­sa­re mi­cro-shorts con le cal­ze a re­te, sen­za sen­tir­mi stu­pi­da!

È la sua ter­za col­la­bo­ra­zio­ne con Cal­ze­do­nia. Che co­sa l’ha por­ta­ta a que­sto mar­chio?

È una straor­di­na­ria azien­da di fa­mi­glia. Mi pia­ce l’idea di rap­pre­sen­ta­re lo­ro e i lo­ro pro­dot­ti, per­ché non de­vo fin­ge­re.

Ne­ri.

Co­me pre­fe­ri­sce i col­lant: ne­ri o na­tu­ra­li? Pois o re­te?

Avrei det­to pois fi­no a 20 mi­nu­ti fa, ma mi piac­cio­no mol­to quel­li a re­te che ho in­dos­sa­to per il ser­vi­zio.

Con la riga o sen­za?

Sen­za! E se la riga è stor­ta e non te ne ac­cor­gi?

Li­sci o fan­ta­sia?

Fan­ta­sia: so­no mol­to più al­le­gri.

In che mo­do si pren­de cu­ra del­le sue gambe?

A que­sto pun­to del­la mia vi­ta sa­reb­be più giu­sto di­re che so­no le mie gambe a pren­der­si cu­ra di me! (scop­pia a ri­de­re).

Sem­bra che la giac­ca sia la sua ico­na di mo­da.

È ini­zia­to tut­to la pri­ma vol­ta che so­no an­da­ta ai Gol­den Glo­be: in­dos­sa­vo una giac­ca di Ar­ma­ni e la cra­vat­ta. Vo­le­vo sen­tir­mi si­cu­ra e a mio agio, e per me la giac­ca è una sor­ta di co­raz­za, sen­to di po­ter af­fron­ta­re qual­sia­si co­sa con una giac­ca. Mi sen­to più vul­ne­ra­bi­le con una gon­na. Ho un de­bo­le per gli abi­ti ma­schi­li.

Qua­li so­no i suoi hob­by? La­vo­ra an­co­ra a ma­glia?

Sì, certo, ho sempre i fer­ri in bor­sa. Due an­ni fa ho im­pa­ra­to an­che a gio­ca­re a ma­h­jong. È pra­ti­co, lo puoi por­ta­re in viag­gio. Gio­co a ca­sa e con le ami­che.

I me­dia non fan­no che chie­de­re al­le donne co­me af­fron­ta­no i se­gni del­la vec­chia­ia, men­tre non lo fan­no con gli uo­mi­ni. Che ef­fet­to le fa?

Non cre­do sia giu­sto, per­ché non fa che per­pe­tra­re uno ste­reo­ti­po, che gli uo­mi­ni in­vec­chia­no con un certo gar­bo... Ep­pu­re ci so­no tan­te cin­quan­ten­ni in ot­ti­ma for­ma, esat­ta­men­te co­me tan­ti coe­ta­nei ma­schi, men­tre ci so­no per­so­ne di en­tram­bi i ses­si che so­no or­ri­bi­li già a 40! Non cre­do ab­bia a che fa­re con il pas­sa­re del tem­po, piut­to­sto con il ti­po di per­so­na che sei. Ec­co per­ché tro­vo un po’ stu­pi­da la clas­si­ca ge­ne­ra­liz­za­zio­ne sul­le “donne al­le pre­se con gli an­ni che pas­sa­no”. È una que­stio­ne che sal­ta fuo­ri qua­si sempre nel­le interviste, an­che se ma­ga­ri ti chie­do­no so­lo che cre­ma usi. Ho co­me la sen­sa­zio­ne che a Geor­ge Cloo­ney nes­su­no ab­bia mai chiesto nul­la sul­le cre­me che usa

Ju­lia Ro­berts com­pi­rà 50 an­ni il 28 ot­to­bre. Qui in­dos­sa top e gon­na di Vic­to­ria Bec­kham.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.