La ri­cet­ta del suc­ces­so

El­la De­li­ciou­sly blog cu­ci­na Con il suo del­la una star i li­bri di­ven­ta­ta ar­ri­va­ti El­la Mills è so­no Ora sa­na. Poi lon­di­ne­si. cam­pa­gna e i lo­ca­li una fem­mi­ni­le scelta per è sta­ta l’am­bi­zio­ne ce­le­bra che

ELLE (Italy) - - Ottobre 2017 - Valentina Mariani

In­ter­vi­sta a El­la Mills, star del blog De­li­ciou­sly El­la

VEDERLA LA­VO­RA­RE,

al pc, in cu­ci­na, ac­can­to a un ce­sto di frut­ta men­tre par­la con i col­le­ghi di bu­si­ness plan e pen­sa­re che ha so­lo 26 an­ni fa una cer­ta im­pres­sio­ne. «Ben­ve­nu­ta nel mio uf­fi­cio!», mi dice sor­ri­den­te. Lei è El­la Mills, alias De­li­ciou­sly El­la: con un’ener­gia da ven­de­re ha co­strui­to, nel gi­ro di cin­que an­ni, un im­pe­ro nel cam­po del ci­bo sa­no. È par­ti­ta dal suo blog (de­li­ciou­slyel­la.com), e ora il bu­si­ness com­pren­de tre lo­ca­li a Lon­dra, quat­tro li­bri di ri­cet­te e un’agen­da di sup­per club (do­ve lei cu­ci­na) co­sì fit­ta da fa­re in­vi­dia al più fa­mo­so de­gli chef.

Ha avu­to an­che il tem­po di par­te­ci­pa­re a #in­si­dean­dout, la nuo­va cam­pa­gna di In­ti­mis­si­mi, scat­ta­ta da Ma­rio Te­sti­no, che ce­le­bra quat­tro donne di suc­ces­so (con lei ci so­no Iri­na Shayk, Ana Iva­no­vic e Da­ko­ta John­son), uni­te per su­pe­ra­re i con­cet­ti di sen­sua­li­tà e de­si­de­rio nor­mal­men­te as­so­cia­ti al­le cam­pa­gne di lin­ge­rie, tra­smet­ten­do in­ve­ce va­lo­ri co­me am­bi­zio­ne e de­di­zio­ne.

Che co­sa ti ha por­ta­to fin qui?

La mia pas­sio­ne è na­ta da un pro­ble­ma di sa­lu­te. Nel 2011 mi è sta­ta dia­gno­sti­ca­ta una ma­lat­tia chia­ma­ta sin­dro­me da ta­chi­car­dia po­stu­ra­le, che mi cau­sa­va for­ti in­fiam­ma­zio­ni al­lo sto­ma­co... Ho do­vu­to cam­bia­re il mio sti­le di vi­ta. Ho ini­zia­to a leg­ge­re li­bri, a in­se­ri­re nella dieta ci­bi sa­ni, a km ze­ro, non trat­ta­ti o ge­ne­ti­ca­men­te mo­di­fi­ca­ti. All’ini­zio è sta­ta du­ris­si­ma, poi ho im­pa­ra­to che an­che i ci­bi più ba­na­li pos­so­no as­su­me­re un gu­sto spe­cia­le, se cu­ci­na­ti in ma­nie­ra fan­ta­sio­sa.

L’er­ro­re che non ri­fa­re­sti?

Ho fat­to un ac­cor­do a vo­ce per il lan­cio di una app. Po­co do­po, quel­la per­so­na ha rea­liz­za­to la mia idea con qual­cun altro: ero co­sì in­ge­nua...

Un tuo pun­to de­bo­le?

La vul­ne­ra­bi­li­tà. Che ho do­vu­to im­pa­ra­re a con­trol­la­re. All’ini­zio ge­sti­vo lo stress in ma­nie­ra emo­ti­va. Ri­cor­do il gior­no dell’aper­tu­ra di uno dei no­stri lo­ca­li a Lon­dra. Mio ma­ri­to era ma­la­to e non po­te­va ve­ni­re, la cuo­ca mi ha mol­la­to die­ci mi­nu­ti pri­ma dell’aper­tu­ra di-

cen­do­mi che ave­va de­ci­so di partire per Bar­cel­lo­na per mo­ti­vi per­so­na­li. So­no cor­sa in ba­gno a te­le­fo­na­re a mia ma­dre pian­gen­do. Lei mi ha fat­to ra­gio­na­re e ho cercato di ri­sol­ve­re la si­tua­zio­ne in ma­nie­ra adul­ta. Man ma­no che pas­sa il tem­po so­no sempre me­no emo­ti­va nella ge­stio­ne dei pro­ble­mi.

Com’eri da bam­bi­na?

Po­co de­ci­sa. Non ho mai sa­pu­to co­sa vo­les­si fa­re da gran­de: dei miei tre fra­tel­li ero l’uni­ca a non ave­re pia­ni pre­ci­si. Mi prendono in gi­ro ri­cor­dan­do quan­to fossi po­co ap­pas­sio­na­ta ri­spet­to al­le co­se, con­si­de­ran­do in­ve­ce quan­to in­ten­sa­men­te io lo sia og­gi.

Sai ac­cet­ta­re le cri­ti­che?

Non so­no per­ma­lo­sa, le ac­cet­to vo­len­tie­ri. Con l’espe­rien­za, pe­rò, ho im­pa­ra­to ad ascol­ta­re so­lo chi vuo­le il mio bene an­zi­ché chi par­la per par­ti­to pre­so. All’ini­zio ci ri­ma­ne­vo ma­le, so­prat­tut­to per i com­men­ti sui so­cial. Mi di­ce­va­no che ero grassa, che il to­no del­la mia vo­ce era sgra­de­vo­le. Ho im­pa­ra­to a rea­gi­re in ma­nie­ra edu­ca­ta e han­no smes­so.

Co­me con­trol­li lo stress?

Ogni gior­no me­glio. Più au­men­ta, più im­pa­ri a ge­stir­lo. Se suc­ce­de una ca­ta­stro­fe, cer­co di pen­sa­re che do­ma­ni non mi sem­bre­rà co­sì gra­ve. La chia­ve è al­lon­ta­nar­si dal pro­ble­ma e os­ser­var­lo con lu­ci­di­tà, sen­za far­si pren­de­re dal pa­ni­co.

Ge­sti­sci il tuo bu­si­ness con tuo ma­ri­to. Qual è la routine?

Ci sve­glia­mo al­le set­te, uscia­mo per una pas­seg­gia­ta al par­co con il ca­ne e ci fer­mia­mo a fa­re co­la­zio­ne in uno dei no­stri lo­ca­li. Poi, men­tre il cuc­cio­lo cor­re nei pra­ti, fac­cia­mo jog­ging per mezz’ora, e in­tan­to par­lia­mo. Al­le 9 en­tria­mo in uf­fi­cio. Mat­thew si oc­cu­pa del­la par­te fi­nan­zia­ria, io pen­so al la­to crea­ti­vo.

Il più gran­de sa­cri­fi­cio?

Es­se­re com­ple­ta­men­te de­vo­ta al mio la­vo­ro: lo amo al­la fol­lia ma, al­me­no all’ini­zio, ho ca­pi­to che per rag­giun­ge­re i miei obiet­ti­vi avrei do­vu­to im­pa­ra­re a ri­nun­cia­re a qual­co­sa. Un esem­pio? Io e Mat­thew era­va­mo in par­ten­za per Pa­ri­gi per il no­stro pri­mo an­ni­ver­sa­rio ma a due ore dal­la par­ten­za un gros­so for­ni­to­re ci ha con­tat­ta­to per un gran­de pro­get­to. Il wee­kend a Pa­ri­gi è sal­ta­to e per for­tu­na la­vo­ria­mo in­sie­me...

Hai ini­zia­to da so­la cin­que an­ni fa. Quan­ti col­la­bo­ra­to­ri hai ora?

Una set­tan­ti­na, che lavorano in tre di­vi­sio­ni: so­cial me­dia e co­mu­ni­ca- zio­ne, pro­du­zio­ne e ri­sto­ra­zio­ne. Nel gi­ro di po­chi me­si mi so­no tro­va­ta a do­ver as­su­me­re per­so­ne: io che non ave­vo mai fat­to un col­lo­quio! È un’av­ven­tu­ra bel­lis­si­ma.

Che ti­po di ca­po sei?

Cer­co di da­re a tut­ti gran­de au­to­no­mia, di im­pa­ra­re e ascol­ta­re. So­no aper­ta al­le idee, e cer­co di po­ten­zia­re le per­so­ne che lavorano con me la­scian­do­gli lo spa­zio di pren­de­re de­ci­sio­ni.

Di co­sa sei più or­go­glio­sa?

Dell’aver da­to la­vo­ro a tan­te per­so­ne e aver crea­to un pro­get­to uni­co, sul­la ba­se di qual­co­sa che mi ap­pas­sio­na dav­ve­ro. Ho fat­to del mio la­vo­ro un pia­ce­re, e pen­so sia il so­gno di tan­te per­so­ne.

Donne e uo­mi­ni han­no pa­ri di­rit­ti sul la­vo­ro?

Non an­co­ra, ma len­ta­men­te ci stia­mo ar­ri­van­do. Spes­so so­no l’uni­ca don­na a un mee­ting importante. Rie­sco a far va­le­re il mio pen­sie­ro ma a vol­te ho la per­ce­zio­ne che, se fossi un uo­mo, sa­reb­be più fa­ci­le.

Quan­to con­ta l’età per una don­na che vuo­le fa­re car­rie­ra?

Ab­ba­stan­za, ma non trop­po. Con­ta l’espe­rien­za, la fles­si­bi­li­tà e la ca­pa­ci­tà di im­pa­ra­re ve­lo­ce­men­te da­gli er­ro­ri. Io ho do­vu­to im­pa­ra­re tut­to da ze­ro e so­no cir­con­da­ta dal­le per­so­ne giu­ste.

Chi ti ha aiu­ta­to di più?

Mia ma­dre. Ha letto tut­ti i miei li­bri, pro­va­to tut­te le mie ri­cet­te e tut­ti i piat­ti dei no­stri ri­sto­ran­ti, pro­po­nen­do tal­vol­ta va­ria­zio­ni. È un gran­de esem­pio d’amore. E poi la com­mu­ni­ty di per­so­ne che mi se­gue sui so­cial. I lo­ro mes­sag­gi d’af­fet­to, le cri­ti­che a fin di bene, la lo­ro at­ten­zio­ne: so­no una gran­de ri­sor­sa.

Hai po­sa­to per il pro­get­to #in­si­dean­dout by In­ti­mis­si­mi...

Un’espe­rien­za splen­di­da. Cre­do mol­to nel pro­get­to e nella ne­ces­si­tà di di­stac­ca­re l’im­ma­gi­ne del­la don­na dal con­cet­to di sen­sua­li­tà, per far spa­zio al­le qua­li­tà in­te­rio­ri, al­la pro­fon­di­tà e al ta­len­to. Ma­rio Te­sti­no è de­li­zio­so. Non ave­vo mai fat­to la mo­del­la e lui ha sa­pu­to met­ter­mi a mio agio.

Nel fu­tu­ro co­sa ve­di?

In­tan­to stia­mo lan­cian­do una li­nea di gra­no­la croc­can­te per il por­rid­ge. Tut­to il re­sto sa­rà una bel­lis­si­ma sor­pre­sa che so­no pron­ta ad ac­co­glie­re. Ado­ro i cam­bia­men­ti e le no­vi­tà, non ve­do l’ora di sco­pri­re co­sa ver­rà. Pre­fe­ri­sco pe­rò non fa­re pre­vi­sio­ni, non si sa mai...

do­po a 21, su­bi­to per ini­zia­to sta­ta scelta Ha

26 an­ni. È che El­la Mills, food­blog­ger.#in­si­dean­dout co­me suc­ces­so. l’uni­ver­si­tà, In­ti­mis­si­mi di donne di cam­pa­gna quat­tro pro­ta­go­ni­ste la ha per

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