Un amore nor­ma­le

Cioè fat­to di pic­co­le at­ten­zio­ni quo­ti­dia­ne, di im­pre­vi­sti die­tro l’an­go­lo, del­la pas­sio­ne cre­scen­te, dei do­lo­ri inat­te­si, del­la vo­glia di fa­mi­glia. E so­prat­tut­to, di sor­pre­se...

ELLE (Italy) - - Ottobre 2017 - te­sti­mo­nian­za rac­col­ta da ALESSANDRA PON

Una lo­ve sto­ry stra-or­di­na­ria, in pri­ma per­so­na

SPES­SO SI PEN­SA CHE UN ASTORIA d’ amore deb­ba es­se­re spe­cia­le, per es­se­re quel­la del­la tu avi­ta. Io ho sempre de­si­de­ra­to fos­se nor­ma­le, di quel­la na­tu­ra­lez­za che non ha bi­so­gno del­lo straor­di­na­rio per far­ti cre­de­re che è ve­ra. For­se per­ché ho vis­su­to una car­rie­ra in­te­ra di mo­men­ti “spe­cia­li”: dal pri­mo con­cor­so vin­to a 18 an­ni, le sfi­la­te e le cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie per tut­ti i grandi del­la mo­da, poi il ci­ne­ma, la te­le­vi­sio­ne… Un sus­se­guir­si di mo­men­ti che si pre­ten­de­va­no uni­ci, ir­ri­pe­ti­bi­li, l’ec­ce­zio­ne con­qui­sta­ta per non sen­tir­si più co­mu­ni.

Il bel­lo di una sto­ria nor­ma­le è che c’è il pri­mo in­con­tro, e non è mai co­me im­ma­gi­ni. La pa­le­stra era l’ul­ti­mo po­sto in cui avrei mai vo­lu­to far­mi ab­bor­da­re, pe­rò è lì che è suc­ces­so. Il buf­fo è che, se non ti tro­vi a Hol­ly­wood ma nella real­tà, per uno sa­rà an­che un col­po di ful­mi­ne, per l’altro pro­ba­bil­men­te no. Giam­pao­lo mi ri­pe­te sempre che lui ca­pì su­bi­to che sa­reb­be sta­to per tut­ta la vi­ta; io in­ve­ce – un cul­to per lo sti­le so­brio – an­co­ra mi sen­to sor­ri­de­re e chie­de­re “Ma chi è que­sto cre­ti­no che cor­re con la ma­glia di Su­per­man?”. Ep­pu­re io – un’abi­li­tà con­su­ma­ta nel fred­da­re gli im­prov­vi­di cor­teg­gia­to­ri – quel­la se­ra mi di­ver­to ad aver­lo in­tor­no pro­di­go di con­si­gli su pesi e squat e ac­cet­to il suo te­ne­ro nu­me­ro di te­le­fo­no con fio­rel­li­no. In­cre­di­bi­le, gli man­do pu­re un mes­sag­gio, più tar­di, e lui mi ri­chia­ma all’istan­te. Sia­mo sta­ti ol­tre un’ora al te­le­fo­no, a par­lar­ci sen­za ve­der­ci.

In una sto­ria nor­ma­le, c’è il pal­pi­to del­la pri­ma va­can­za. Sta­va­mo in­sie­me da mag­gio, ma il mio “in­sie­me” era una ri­tro­sia un po’ di­spet­to­sa fat­ta di ti­pren­do-e-ti-la­scio. Fin­ché un gior­no gli an­nun­cio che ho de­ci­so: ad ago­sto fa­rò quin­di­ci gior­ni con gli ami­ci e quin­di­ci con lui. Giam­pao­lo si ar­rab­bia, esplo­de –“Che co­sa si­gni­fi­ca al­lo­ra sta­re in­sie­me? Es­se­re tan­to quan­to un ami­co, nien­te di più nien­te di me­no?”. È dol­ce ce­de­re al tuo pri­mo li­ti­gio, ti sen­ti im­prov­vi­sa­men­te il più for­te dei due, co­me se in real­tà aves­si vin­to tu. E sia­mo par­ti­ti, in­sie­me, per un me­se in­te­ro.

Cre­de­vo, in quei gior­ni in bar­ca, di en­tra­re per la pri­ma vol­ta nel suo mon­do – e in mo­do uf­fi­cia­le, da­to che era­va­mo un grup­po di fa­mi­glie e cop­pie. Ma era Giam­pao­lo, in­ve­ce, che si fa­ce­va sempre più vi­ci­no al mio, con tan­ti mi­ni­mi ge­sti – la co­la­zio­ne pron­ta, l’om­brel­lo per la piog­gia e il pull per il vento im­prov­vi­so – quel­le at­ten­zio­ni or­di­na­rie, ba­na­li e ir­re­si­sti­bi­li, che ro­de­va­no la mia di­stan­za osti­na­ta, sca­va­ta in an­ni di esi­bi­zio­ni. Se vuoi pre­sta­re al pub­bli­co il tuo vol­to, il tuo cor­po, non puoi che ren­der­ti ir­rag­giun­gi­bi­le.

Non mi sem­bra­va pos­si­bi­le, non mi sem­bra­va ve­ro e, sul­la via del ri­tor­no, gli ho da­to un av­vi­so spie­ta­to: at­ten­to, io mi in­na­mo­ro di que­ste pic­co­le co­se, se non le sen­ti, la­scia per­de­re. Se non le hai den­tro, lo so, non du­ra­no: tem­po sei me­si, un an­no, la re­ci­ta lan­gue, e la tron­che­rò in un at­ti­mo. Gli ef­fet­ti spe­cia­li – i fio­ri, gli stri­scio­ni per stra­da, le di­chia­ra­zio­ni pla­tea­li e pre­zio­se – li co­no­sce­vo bene, e non mi ave­va­no mai col­pi­to. La sor­pre­sa dei ge­sti quo­ti­dia­ni, quel­la sì in­ve­ce. Lui ri­de: “Ma è nor­ma­le”, ri­spon­de, “Io so­no co­sì!”. Un uo­mo spon­ta­nea­men­te pre­mu­ro­so. Ed è ciò che più amo di lui.

Il ter­ri­bi­le, in una sto­ria nor­ma­le, è che

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