La me­mo­ria del­le donne

Do­po una ci­vi­le com­bat­tu­ta a col­pi di ma­che­te, du­ra­ta più di die­ci an­ni, e l’epi­de­mia di ebo­la, la Sier­ra Leo­ne è uno dei Pae­si più po­ve­ri al mon­do. Do­ve og­gi si con­ti­nua a com­bat­te­re, ma con or­go­glio e spe­ran­za. Co­me rac­con­ta­no al­cu­ne pro­ta­go­ni­ste spe­cia

ELLE (Italy) - - Ottobre 2017 - te­sto e fo­to di LAURA SALVINELLI

Re­por­ta­ge dal­la Sier­ra Leo­ne

Bea­tri­ce God­win, ven­de pe­sce af­fu­mi­ca­to al mer­ca­to e man­tie­ne da so­la i suoi sei fi­gli. NEL SUO LI­BRO

Le pie­tre de­gli avi Ami­nat­ta For­na rac­con­ta che cin­que se­co­li fa una ca­ra­vel­la bat­ten­te la ban­die­ra del re del Por­to­gal­lo dop­piò la cur­va del con­ti­nen­te. Do­po un lun­go pe­rio­do di bo­nac­cia i ven­ti ne eb­be­ro pie­tà e la spin­se­ro a sud-est ver­so la co­sta. Il ca­pi­ta­no vi­de una se­rie di por­ti na­tu­ra­li e la or­meg­giò. Quan­do i ma­ri­nai si tra­sci­na­ro­no a ri­va pie­ga­ti dal­la fa­me, non po­te­ro­no cre­de­re ai lo­ro oc­chi: man­ghi suc­cu­len­ti, esplo­sio­ni di ca­ram­bo­le, avo­ca­do grandi co­me te­ste d’uo­mo. Pen­sa­ro­no di aver tro­va­to il Giar-

“DO­VE­VO SERVIRLI, CUCINARE, POR­TA­RE I PESI. SO­NO RIU­SCI­TA A SCAPPARE SO­LO DO­PO UN AN­NO”

di­no dell’eden, e for­se lo era, ma un Eden crea­to non dal­le ma­ni di Dio, ben­sì da quel­le del­le donne. La pro­ta­go­ni­sta del li­bro tor­na in Sier­ra Leo­ne do­po la guer­ra ci­vi­le (1991-2002) e tro­va il giar­di­no com­ple­ta­men­te de­va­sta­to. Sco­pre che i te­so­ri del­la sua ter­ra so­no na­sco­sti nel po­sto più si­cu­ro: nel­le sto­rie. E che la cu­sto­dia del­le sto­rie, co­me la cu­ra dei giar­di­ni, è la­vo­ro del­le donne. Men­tre mi pre­pa­ra­vo a do­cu­men­ta­re il la­vo­ro di Emer­gen­cy in Sier­ra Leo­ne, mi so­no ac­cor­ta che nel suo ter­zo li­bro (Il ri­cor­do dell’amore), am­bien­ta­to in un ospe­da­le, l’au­tri­ce rin­gra­zia pro­prio il cen­tro di Emer­gen­cy di Go­de­ri­ch (Free­to­wn) per aver­le aper­to il mon­do del­la chi­rur­gia. Non avrei po­tu­to tro­va­re una gui­da mi­glio­re.

Emer­gen­cy pra­ti­ca chi­rur­gia di guer­ra per le vit­ti­me ci­vi­li, ma ri­ma­ne in Sier­ra Leo­ne do­po la fi­ne del con­flit­to, che ha fat­to 75 mi­la mor­ti, mez­zo mi­lio­ne di sfol­la­ti e un nu­me­ro in­cal­co­la­bi­le di fe­ri­ti e mu­ti­la­ti. C’è sta­ta l’epi­de­mia di ebo­la dal 2014 al 2016. E, so­prat­tut­to, c’è una guer­ra si­len­zio­sa che mie­te più vit­ti­me dei con­flit­ti e di ebo­la: la Sier­ra Leo­ne è uno dei Pae­si più po­ve­ri del mon­do (181° su 186 nella gra­dua­to­ria dell’in­di­ce di svi­lup­po umano del­le Na­zio­ni Uni­te), do­ve il 57 per cen­to del­la po­po­la­zio­ne vi­ve con po­co più di un dol­la­ro al gior­no. Per que­sto Emer­gen­cy ri­ma­ne col suo ospe­da­le – do­ve le 3 sa­le ope­ra­to­rie lavorano gior­no e not­te, i 98 let­ti so­no sempre oc­cu­pa­ti e si trat­ta­no in me­dia 106 pa­zien­ti al gior­no. È un ec­cel­len­te os­ser­va­to­rio, per un re­por­ta­ge, co­sì pie­no di vi­ta e di sto­rie.

L’EDU­CA­ZIO­NE CO­ME VIA DI FUGA

In­con­tro Ch­ri­stia­na Thor­pe nel suo uf­fi­cio di vi­ce­mi­ni­stro dell’edu­ca­zio­ne, Scien­za e Tec­no­lo­gia. «So­no na­ta a Free­to­wn nel 1949, in una fa­mi­glia nu­me­ro­sa con ot­to fi­gli, e cre­sciu­ta in uno slum con la non­na di cui por­to il no­me: mi ha in­se­gna­to che tut­ti so­no crea­tu­re di Dio, han­no di­gni­tà e van­no ri­spet­ta­ti. Gra­zie a lei non mi so­no mai sen­ti­ta in­fe­rio­re, e que­sto è sta­to un van­tag­gio, in un po­sto co­me la Sier­ra Leo­ne do­ve le donne so­no con­si­de­ra­te di se­rie B. La ac­com­pa­gna­vo al fiu­me a la­va­re i pan­ni per i bian­chi e poi me li ca­ri­ca­vo in te­sta e an­da­vo a con­se­gnar­li. Ero l’uni­ca del­lo slum a fre­quen­ta­re la scuola. Fui scon­vol­ta nel­lo sco­pri­re che, men­tre io stu­dia­vo, le mie ami­che ini­zia­va­no a fa­re fi­gli a 13 an­ni. Non era giu­sto: de­ci­si che sa­rei di­ven­ta­ta in­se­gnan­te per le ra­gaz­ze. Un gior­no mi fu pro­po­sto di la­vo­ra­re per il go­ver­no del mi­li­ta­re Va­len­ti­ne Stras­ser, a 25 an­ni il più gio­va­ne ca­po di Sta­to del mon­do. So­no sta­ta se­gre­ta­ria di Sta­to per l’edu­ca­zio­ne e mi­ni­stro per l’edu­ca­zio­ne fi­no al col­po di sta­to del 1996, uni­ca don­na nel ga­bi­net­to dei mi­ni­stri. Ho con­ti­nua­to a la­vo­ra­re per l’edu­ca­zio­ne del­le ra­gaz­ze con il ra­mo sier­ra­leo­ne­se dell’or­ga­niz­za­zio­ne pa­na­fri­ca­na Fo­rum for Afri­can Wo­men Edu­ca­tio­na­lists, che ave­vo fon­da­to nel 1995. Era­no an­ni di guer­ra, apri­va­mo le scuo­le nei cam­pi de­gli sfol­la­ti e ci pren­de­va­mo cu­ra del­le ra­gaz­ze ra­pi­te e stu­pra­te dai ri­bel­li. Le ab­bia­mo aiu­ta­te a cre­sce­re i fi­gli, for­ma­te in va­rie pro­fes­sio­ni, an­che quel­le “ma­schi­li” ti­po la fa­le­gna­me­ria, uti­li una vol­ta fi­ni­ta la guer­ra, quan­do ci sa­reb­be sta­to bi­so­gno di ri­co­strui­re. Tut­te ora so­no si­ste­ma­te e stia­mo cer­can­do i fon­di per per­met­te­re ai lo­ro fi­gli di en­tra­re all’uni­ver­si­tà».

SCHIAVE DEI CARNEFICI

Ven­go­no con le fi­glie Ch­ri­stia­na, 17 an­ni, e Sa­la­ma­zu Karg­bo, 16 an­ni e mez­zo, due del­le donne che cu­sto­di­sco­no la me­mo­ria del­le te­ne­bre del­la guer­ra ci­vi­le. La sto­ria di Ami­nat­ta Gbla Sha­riff e di Ma­rion Bar­rie, en­tram­be di 34 an­ni, è la stes­sa, det­ta a due vo­ci. Ol­tre agli stu­pri usa­ti co­me ar­ma du­ran­te tut­ta la guer­ra ci­vi­le, quan­do i ri­bel­li oc­cu­pa­ro­no Free­to­wn ra­pi­ro­no cen­ti­na­ia di ra­gaz­ze e le tra­sci­na­ro­no nel lo­ro in­fer­no. Rac­con­ta Ma­rion: «I ri­bel­li en­tra­ro­no a ca­sa mia e chie­se­ro una ragazza. Io ero l’uni­ca, e mi por­ta­ro­no via, con mia ma­dre che pian­ge­va. Mi stu­pra­ro­no in grup­po ri­pe­tu­ta­men­te. Mi fe­ce­ro pren­de­re le ar­mi. Do­ve­vo servirli, cucinare, por­ta­re i pesi du­ran­te i con­ti­nui spo­sta­men­ti. Par­to­rii. Riu­scii a scappare so­lo do­po più di un an­no. A mia fi­glia ho det­to che suo pa­dre è mor­to. Ora so­no spo­sa­ta, ho un fi­glio di 2 an­ni. Pur­trop­po mio ma­ri­to è a di­sa­gio con mia fi­glia e que­sto mi fa sof­fri­re mol­to». Con­ti­nua Ami­nat­ta: «So­no scap­pa­ta in­sie­me a Ma­rion. Lo shock peg­gio­re è sta­to quan­do so­no tor­na­ta a ca­sa e ho sco­per­to che mio pa­dre e mia ma­dre era­no sta­ti uc­ci­si men­tre era­no al­la mia ri­cer­ca, e i miei fra­tel­li mi han­no ri­pu­dia­ta». Il nu­me­ro dei bam­bi­ni sol­da­to del­la guer­ra ci­vi­le è sti­ma­to tra 10 e 30 mi­la. Il 30 per cen­to era­no ra­gaz­ze.

Ja­ne Ba­ba­di, pe­dia­tra, du­ran­te la guer­ra ha per­so tut­to, fa­mi­glia e la­vo­ro. Ch­ri­stia­na Thor­pe, at­tua­le vi­ce­mi­ni­stro dell’edu­ca­zio­ne, Scien­za e Tec­no­lo­gia. Ha­ja Isat­ta Wu­rie è ma­na­ger, a ca­po dei la­bo­ra­to­ri me­di­ci Ram­sy.

Mo­n­ja­ma Fran­ces Mu­sa, è so­prav­vis­su­ta all’ebo­la e la­vo­ra nel­lo stes­so ospe­da­le che l’ha cu­ra­ta.

Ami­nat­ta Gbla Sha­riff e Ma­rion Bar­rie, con le fi­glie, na­te da­gli stu­pri ri­pe­tu­ti su­bi­ti quan­do era­no “ser­ve di guer­ra”.

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