UNA BUO­NA PAR­TEN­ZA

ELLE (Italy) - - Coppia -

Co­me im­po­sta­re un ma­tri­mo­nio dal pun­to di vi­sta pa­tri­mo­nia­le? Ec­co i sug­ge­ri­men­ti dell’av­vo­ca­to Lin­da Co­te­sta. «Se en­tram­bi i co­niu­gi lavorano, il con­si­glio è di ri­cor­re­re senz’altro al­la se­pa­ra­zio­ne dei be­ni». Se in­ve­ce la­vo­ra so­lo uno dei due, men­tre l’altro si de­di­ca al­la fa­mi­glia per scelta co­mu­ne e con­di­vi­sa, si può op­ta­re per la co­mu­nio­ne dei be­ni. E se uno dei due è mol­to più ric­co dell’altro? «In que­sto ca­so bi­so­gna di­stin­gue­re: il pa­tri­mo­nio di fa­mi­glia, ini­zia­le, vie­ne con­si­de­ra­to per­so­na­le, co­sì co­me le ere­di­tà o le do­na­zio­ni even­tual­men­te ri­ce­vu­te in cor­so di ma­tri­mo­nio. Se in­ve­ce è ac­qui­si­to du­ran­te il ma­tri­mo­nio, gli ac­qui­sti ef­fet­tua­ti ri­ca­do­no nella co­mu­nio­ne dei be­ni». Le con­di­zio­ni ini­zia­li po­treb­be­ro, pe­rò, cam­bia­re: nel ca­so, per esem­pio, uno dei due per­da il la­vo­ro. «Chi la­vo­ra può al­lo­ra col­ma­re il di­va­rio ri­nun­cian­do al­la se­pa­ra­zio­ne dei be­ni. Op­pu­re si pos­so­no in­te­sta­re dei be­ni al­la par­te più de­bo­le. Poi­ché me­dian­te l’in­te­sta­zio­ne di un bene a fa­vo­re di un co­niu­ge si rea­liz­za una do­na­zio­ne, e le do­na­zio­ni so­no re­vo­ca­bi­li – in ca­so di in­gra­ti­tu­di­ne di chi la ri­ce­ve e in ca­so di so­prav­ve­nien­za di fi­gli del do­nan­te – ta­le li­be­ra­li­tà è spes­so mes­sa in di­scus­sio­ne, in ca­so di suc­ces­si­va se­pa­ra­zio­ne. Al fi­ne di ren­de­re ta­le ope­ra­zio­ne più so­ste­ni­bi­le e non re­vo­ca­bi­le, spes­so la do­na­zio­ne vie­ne ac­com­pa­gna­ta da una scrit­tu­ra pri­va­ta, che ne chia­ri­sca l’in­ten­to, cioè quel­lo di un ac­cor­do fi­na­liz­za­to a tu­te­la­re il co­niu­ge, spie­gan­do che il tra­sfe­ri­men­to del bene è sta­to rea­liz­za­to al fi­ne di rie­qui­li­bra­re il pa­tri­mo­nio im­mo­bi­lia­re del­la fa­mi­glia, pa­tri­mo­nio che il co­niu­ge con il pro­prio la­vo­ro ave­va con­tri­bui­to a rea­liz­za­re». Va­le an­che il con­tra­rio: se al co­niu­ge ven­go­no in­te­sta­ti be­ni, per mo­ti­vi per­so­na­li dif­fe­ren­ti, che non si in­ten­do­no in ef­fet­ti do­na­re, la scrit­tu­ra pri­va­ta è ne­ces­sa­ria per chia­ri­re bene que­sto pun­to. Ca­pi­to­lo in­fe­del­tà. In ca­so di tra­di­men­to, so­prat­tut­to quan­do sia sta­ta le­sa la di­gni­tà e l’im­ma­gi­ne dell’altro, la par­te of­fe­sa può chie­de­re la se­pa­ra­zio­ne con ad­de­bi­to: «In que­sto ca­so, è bene ri­cor­dar­lo, al co­niu­ge cui vie­ne ad­de­bi­ta­ta la se­pa­ra­zio­ne non si ri­co­no­sce l’as­se­gno di man­te­ni­men­to né al­cu­na ere­di­tà. So­lo in con­di­zio­ni di estre­ma dif­fi­col­tà e in­di­gen­za ver­rà con­ces­so un as­se­gno ali­men­ta­re». E se na­sco­no fi­gli fuo­ri dal ma­tri­mo­nio? «Il ge­ni­to­re ha il do­ve­re di man­te­ni­men­to. E tut­ti i fi­gli han­no pa­ri di­rit­ti. Si de­ve ri­co­no­sce­re un man­te­ni­men­to e, in ca­so di mor­te del ge­ni­to­re, tut­ti i fi­gli han­no pa­ri di­rit­ti suc­ces­so­ri».

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