Tuf­far­si do­ve non si toc­ca

Una Pa­ri­gi in­so­li­ta do­ve nes­su­no è quel­lo che sem­bra, una Bar­cel­lo­na do­ve non­no e ni­po­te si scam­bia­no il te­sti­mo­ne, una scuo­la do­ve un’in­se­gnan­te è con­vin­ta di aver sco­per­to un se­gre­to. E un’im­mer­sio­ne do­ve il ma­re è più pro­fon­do

ELLE (Italy) - - Libri -

ASPET­TAN­DO MON­SIEUR BELLIVIER di Brit­ta Ro­stlund Mar­si­lio, 15 eu­ro.

“Aspet­ta Mon­sieur Bellivier, ma­da­me?”. La do­man­da era sta­ta po­sta in ma­nie­ra for­ma­le, co­me se la ri­spo­sta in sé fos­se su­per­flua”. E lei, gior­na­li­sta sin­gle al la­vo­ro in un bar, per un mo­ti­vo che non si sa spie­ga­re, di­ce che sì, aspet­ta mon­sieur Bellivier. Ne­gli stes­si gior­ni, po­co lon­ta­no, in una pic­co­la dro­ghe­ria fa­mi­lia­re di Bou­le­vard des Ba­ti­gnol­les, il ge­sto­re tu­ni­si­no dal­la vi­ta re­go­la­ta co­me un oro­lo­gio si la­scia con­vin­ce­re a spia­re un vi­ci­no per con­to del­la mo­glie so­spet­to­sa. Due per­so­ne che non si co­no­sco­no. Due com­pi­ti am­bi­gui ac­cet­ta­ti sen­za un per­ché. Una Pa­ri­gi vuo­ta e si­len­zio­sa in pie­no ago­sto. Il ri­sul­ta­to è un li­bro che non si la­scia rac­con­ta­re, me­tà com­me­dia e me­tà gial­lo, pie­no di sor­pre­se e di buo­nu­mo­re.

LA ME­MO­RIA DELL’AL­BE­RO di Ti­na Val­les Sol­fe­ri­no, 17 eu­ro.

Joan e Jan, una vo­ca­le a far la dif­fe­ren­za, e po­co al­tro, per­ché non­no e ni­po­te si ado­ra­no da sem­pre. Quan­do al pic­co­lo Jan vie­ne co­mu­ni­ca­to dai ge­ni­to­ri che per un cer­to tem­po i non­ni Joan, oro­lo­gia­io in pen­sio­ne con la pas­sio­ne per gli al­be­ri, e sua mo­glie Ca­te­ri­na, vi­ti­no di ve­spa e lin­gua ta­glien­te - si tra­sfe­ri­ran­no a ca­sa sua la no­ti­zia è una fe­sta. Un po’ me­no sco­pri­re che il mo­ti­vo è una brutta ma­lat­tia che sta man­gian­do la me­mo­ria di Joan. Ini­zia co­sì un ro­man­zo de­li­ca­to che, in bre­vi ca­pi­to­li e im­per­di­bi­li pas­seg­gia­te a due, con­tro il tem­po che in­cal­za, ci rac­con­ta mol­te co­se sul­la vi­ta de­gli uma­ni. E an­che de­gli al­be­ri, che su di lo­ro ve­glia­no da sem­pre.

LE FEDELTÀ IN­VI­SI­BI­LI di Del­phi­ne de Vi­gan, Ei­nau­di, 17 eu­ro.

“Le fedeltà in­vi­si­bli so­no i fi­li che ci le­ga­no agli al­tri, ai vi­vi co­me ai mor­ti, so­no pro­mes­se che ab­bia­mo sus­sur­ra­to e di cui non ri­co­no­scia­mo l’eco”. Si apre co­si que­sto li­bro bre­ve e asciut­to, qua­si spie­ta­to, che si leg­ge co­me un th­ril­ler e non ci la­scia in­den­ni. Quat­tro vo­ci Hé­lè­ne l’in­se­gnan­te, Theo lo stu­den­te di 12 an­ni, Ma­this, il suo mi­glio­re ami­co, Ce­ci­le, la ma­dre di Ma­this - che si al­ter­na­no e si so­vrap­pon­go­no, con­ci­ta­te, con­fu­se, in cor­sa ver­so il di­sve­la­men­to fi­na­le. Fin dal pri­mo gior­no di scuo­la Hé­lè­ne sen­te che qual­co­sa non va in Theo, che è un bam­bi­no mal­trat­ta­to. Si par­te da qui, co­me in una cor­sa con­tro il tem­po. È un’in­tui­zio­ne esat­ta? È qual­co­sa che rie­mer­ge dall’in­fan­zia di Hé­lè­ne? Dob­bia­mo ascol­tar­li tut­ti per sa­pe­re la ve­ri­tà.

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