PER­CHÉ I MO­BI­LI IKEA HAN­NO NO­MI COMPLICATI?

Focus D&R - - Economia -

Lo ha vo­lu­to il fon­da­to­re del­la no­ta azien­da sve­de­se, Ing­var Kam­prad, idea­to­re di un si­ste­ma di clas­si­fi­ca­zio­ne dei suoi pro­dot­ti che ri­sul­ta com­pli­ca­to sol­tan­to a chi non ma­sti­ca gli idio­mi scan­di­na­vi, men­tre ap­pa­re mol­to più sem­pli­ce ai ma­dre­lin­gua. PROMEMORIA. Sof­fren­do di di­sles­sia, Kam­prad non riu­sci­va a leg­ge­re i co­di­ci dei pro­dot­ti, per cui de­ci­se di as­so­cia­re a ogni ti­po­lo­gia di og­get­to in ven­di­ta no­mi a lui fa­mi­lia­ri, ai qua­li fos­se in gra­do di ri­sa­li­re con fa­ci­li­tà. Mo­bi­li, let­ti e guar­da­ro­ba fu­ro­no co­sì bat­tez­za­ti con no­mi di lo­ca­li­tà nor­ve­ge­si. Le li­bre­rie, co­me la ce­le­bre se­rie Bil­ly, han­no in­ve­ce no­mi maschili o di pro­fes­sio­ni scan­di­na­vi, men­tre ten­de e tes­su­ti han­no no­mi di don­na. I di­va­ni e le pol­tro­ne so­no as­so­cia­ti a lo­ca­li­tà sve­de­si men­tre i tap­pe­ti a cit­ta­di­ne da­ne­si. In­fi­ne per gli og­get­ti di ar­re­da­men­to so­no sta­te uti­liz­za­te espres­sio­ni del­lo slang sve­de­se.

STANZE DA COL­LE­ZIO­NE. Un sa­lot­to del ca­ta­lo­go Ikea del 1974 nel nuo­vo Ikea Mu­seum ad Al­m­hult, in Sve­zia.

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