TIM TUMBLE e la pio­vra de­gli abis­si

Focus Junior - - IL RACCONTO - Da un’idea di Pier­do­me­ni­co Bac­ca­la­rio Te­sto di Da­vi­de Mo­ro­si­not­to Im­ma­gi­ni di An­drea “dr­be­stia” Ca­val­li­ni

Ehi­là! Io so­no Tim Tumble, di an­ni die­ci. Lui è il mio ca­ne Frec­cia, di an­ni tre. Lui in­ve­ce è Ox­ford Dic, di an­ni non so: è dif­fi­ci­le da di­re an­che per­ché è un fan­ta­sma, quin­di mi sa che è mor­to pa­rec­chio tem­po fa.

Co­mun­que non so­no qui per par­lar­vi dell’età di Ox­ford ma di una mia mi­ra­bo­lan­te im­pre­sa e cioè

di quan­do ho af­fron­ta­to la pio­vra de­gli abis­si.

Do­ve­te sa­pe­re che ogni esta­te i miei ge­ni­to­ri mi man­da­no in va­can­za da­gli zii Tumble, che han­no la ca­sa al ma­re, co­sì pos­so “re­spi­ra­re un po’ di aria buo­na”, che è un al­tro mo­do per di­re che non mi vo­glio­no tra i pie­di.

Il pro­ble­ma è che gli zii so­no su­per-ap­pren­si­vi e han­no sem­pre pau­ra che mio cu­gi­no, Wil­ly Tumble, si sen­ta ma­le.

Per­ciò non pos­sia­mo an­da­re al ma­re per­ché Wil­ly si scot­ta, e non pos­sia­mo sta­re a ca­sa con i vi­deo­gio­chi per­ché a Wil­ly poi bru­cia­no gli oc­chi.

Ec­ce­te­ra.

Co­sì un gior­no ho det­to: «Dob­bia­mo fa­re qual­co­sa Wil­ly per­ché io mi an­no­io. E si an­no­ia an­che Ox­ford!».

In real­tà, mio cu­gi­no non è ca­pa­ce di ve­de­re i fan­ta­smi, e per for­tu­na, vi­sto che quan­do sia­mo al ma­re Ox­ford sfog­gia un ri­di­co­lo co­stu­me a ri­ghe. «Mi ser­ve un av­ver­sa­rio al­la mia al­tez­za!», ho det­to. «Io for­se lo co­no­sco», ha ri­spo­sto Wil­ly «ed è la pio­vra de­gli abis­si». «Do­ve sta?». «Ap­pe­na la mam­ma non guar­da ci an­dia­mo».

Co­sì, ab­bia­mo aspet­ta­to che mia zia fos­se al te­le­fo­no e ce la sia­mo svi­gna­ta. Wil­ly mi ha por­ta­to in un ri­sto­ran­te sul lun­go­ma­re con i ta­vo­li­ni spar­pa­glia­ti sul mar­cia­pie­de. Lì, ac­can­to all’in­gres­so, c’era la pio­vra in un ac­qua­rio.

Era pro­prio gros­sa, mar­ro­ne a pun­ti­ni, con ten­ta­co­li lun­ghis­si­mi che agi­ta­va co­me fru­ste. Mi fis­sa­va con i suoi oc­chiet­ti cru­de­li.

«Mi pren­de in gi­ro», ho det­to. «Non cre­do che le pio­vre ab­bia­no sen­so dell’umo­ri­smo, si­gno­ri­no Tim», ha mor­mo­ra­to Ox­ford, ma io non gli ho da­to ret­ta per­ché era chia­ro che la pio­vra mi ave­va sfi­da­to.

In­fat­ti, non ap­pe­na ho al­za­to il co­per­chio dell’ac­qua­rio, quel­la è sal­ta­ta fuo­ri e mi si è ag­grap­pa­ta a un brac­cio. «Che schi­fo!», ha stril­la­to Wil­ly. «Che pau­ra!», ha stril­la­to Ox­ford. «Che stai fa­cen­do!», ha stril­la­to il ca­me­rie­re del ri­sto­ran­te, uscen­do dal­la por­ta.

Frec­cia al­lo­ra gli si è sca­ra­ven­ta­to tra i pie­di per ral­len­tar­lo e io so­no scap­pa­to con la pio­vra at­tac­ca­ta al go­mi­to. Ho pro­va­to a le­var­la con l’al­tra ma­no ma mi ha spruz­za­to di in­chio­stro e puz­za­va tan­tis­si­mo.

Al­lo­ra an­che se era mol­to vi­sci­da l’ho ac­chiap­pa­ta per un ten­ta­co­lo e l’ho lan­cia­ta. La pio­vra è vo­la­ta via gi­ran­do co­me un eli­cot­te­ro, poi è piom­ba­ta in ma­re con uno “SPLASH”. Poi, è spa­ri­ta tra le on­de. In­tan­to, mio cu­gi­no Wil­ly si era fat­to pren­de­re dal ca­me­rie­re, che ha chia­ma­to i miei zii, che si so­no ar­rab­bia­ti pa­rec­chio e han­no de­ci­so di ri­spe­dir­mi a ca­sa mia. «Co­sì pas­se­rò l’esta­te in un po­sto de­cen­te!», ho det­to tut­to con­ten­to. «E que­sto va­le an­che per la pio­vra! Il ma­re è mol­to me­glio di un ac­qua­rio!», ha ag­giun­to Ox­ford. Co­sì que­sta è la sto­ria di Tim Tumble che ha af­fron­ta­to la pio­vra de­gli abis­si. Che ci cre­dia­te o no.

Tim Tumble vi aspet­ta sul pros­si­mo nu­me­ro!

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