Pericle, l’in­ven­to­re del­la de­mo­cra­zia

La no­stra “in­via­ta nel tem­po” è an­da­ta ad Ate­ne a in­ter­vi­sta­re uno de­gli ar­te­fi­ci del­la co­sid­det­ta “età dell’oro” dell’an­ti­ca Gre­cia

Focus Junior - - STORIA - Te­sti di Ma­ria Leo­nar­da Leo­ne Disegni di Gio­van­ni Ga­rat­to­ni

Mi scu­si: so­no in ter­ri­bi­le ri­tar­do. Non ha idea di quan­to sia di­ven­ta­to cao­ti­co il traf­fi­co ad Ate­ne, in que­sti ul­ti­mi 2.400 an­ni... Pericle mi guar­da per­ples­so, poi mi sor­ri­de ac­co­mo­dan­te: per for­tu­na, è dav­ve­ro un uo­mo dol­ce e af­fa­bi­le, co­me lo de­scri­ve­va nel­la sua bio­gra­fia lo scrit­to­re gre­co Plu­tar­co! Al­le sue spal­le, il Par­te­no­ne, il tem­pio che fe­ce co­strui­re per la dea Ate­na nel 438 a.c., ri­splen­de sot­to il so­le di lu­glio. Vor­rei chie­der­gli se è ve­ro, co­me di­ce­va­no i suoi con­tem­po­ra­nei, che in­dos­sa l’el­mo per na­scon­de­re il suo ca­poc­cio­ne, ma poi ri­nun­cio: non vor­rei of­fen­der­lo...

Ha gui­da­to Ate­ne per qua­si 32 an­ni, tra il 461 e il 429 a.c. e, in quel pe­rio­do, l’ha re­sa bel­lis­si­ma, ric­ca e po­ten­te, an­che gra­zie a

un pia­no di ri­co­stru­zio­ne di tem­pli e mo­nu­men­ti. Il 28 di lu­glio 2017, il Par­te­no­ne com­pi­rà 2.455 an­ni. An­co­ra og­gi è il sim­bo­lo di Ate­ne e del pe­rio­do d’oro che lei le ha fat­to vi­ve­re: si aspet­ta­va tan­to suc­ces­so?

Ci spe­ra­vo. Ma mia ma­dre Aga­ri­ste, lei sì che se lo aspet­ta­va. Po­co pri­ma di par­to­rir­mi, so­gnò di met­te­re al mon­do un leo­ne, un sim­bo­lo di po­te­re. Avrà no­ta­to che il mio no­me, tra­dot­to dal gre­co, si­gni­fi­ca “cir­con­da­to dal­la glo­ria”...

Cer­to ma non ca­pi­sco: i suoi ge­ni­to­ri di­scen­de­va­no da fa­mi­glie no­bi­li, lei in­ve­ce scel­se di schie­rar­si po­li­ti­ca­men­te con il po­po­lo. Per­ché?

Da ra­gaz­zo ho stu­dia­to tan­to: musica, let­te­re, fi­lo­so­fia... Ma tra tut­ti i miei mae­stri, il più im­por­tan­te fu il po­li­ti­co Efial­te. Era il ne­mi­co nu­me­ro uno de­gli ari­sto­cra­ti­ci, che al­lo­ra de­te­ne­va­no qua­si tut­to il po­te­re: vo­le­va dar­ne an­che ai più po­ve­ri e io ero d’ac­cor­do con lui. Per que­sto, quan­do ven­ne as­sas­si­na­to nel

461 a.c., pre­si il suo po­sto al­la gui­da del par­ti­to po­po­la­re. De­vo aver fat­to un buon la­vo­ro se, dal 443 a.c. e per i suc­ces­si­vi 14 an­ni, gli Ate­nie­si con­ti­nua­ro­no a eleg­ger­mi stra­te­go, cioè “ca­po mi­li­ta­re” del­la cit­tà.

Su, ce lo di­ca: qual era la sua ar­ma se­gre­ta?

Po­trei ri­spon­de­re la mia pru­den­za, la mia pro­ver­bia­le cal­ma, il mio ca­ri­sma... Ma in real­tà, più di ogni al­tra co­sa, è al­la mia abi­li­tà di oratore che de­vo tut­to.

Eh già, an­che og­gi bi­so­gna sa­per­ci fa­re con le pa­ro­le per far car­rie­ra in po­li­ti­ca. Ep­pu­re i suoi av­ver­sa­ri la ac­cu­sa­ro­no di usa­re di­scor­si e bel­le pro­mes­se so­lo per in­gra­ziar­si il po­po­lo. Si sen­te col­pe­vo­le per que­sto?

Col­pe­vo­le? Tutt’al­tro! Gra­zie al­le mie ri­for­me, per la pri­ma vol­ta tut­ti i cit­ta­di­ni ma­schi han­no po­tu­to par­te­ci­pa­re al­la ge­stio­ne del­lo Sta­to, a pre­scin­de­re dal­la lo­ro ric­chez­za. È co­sì che ad Ate­ne è na­ta la de­mo­cra­zia. Avrei po­tu­to fa­re di più per lo­ro, se fos­si sta­to più for­tu­na­to in guerra...

In ef­fet­ti, tra le sue im­pre­se bel­li­che non si con­ta­no mol­ti suc­ces­si: for­se se la ca­va­va me­glio nel­le bat­ta­glie amo­ro­se...?

Non vor­rà cre­de­re al­le bu­gie dei miei con­tem­po­ra­nei?! Non ho avu­to aman­ti, ma un uni­co gran­de amore: la mia Aspa­sia, una don­na ec­ce­zio­na­le, una fi­lo­so­fa col­tis­si­ma, una com­pa­gna di vi­ta bel­la e in­tel­li­gen­te. Per col­pir­mi, i miei av­ver­sa­ri po­li­ti­ci le in­ten­ta­ro­no per­si­no un pro­ces­so!

Una brut­ta sto­ria, lo so: Aspa­sia ri­schiò la vi­ta o l’esi­lio, ma lei la di­fe­se con pas­sio­ne e i giu­di­ci, toc­ca­ti dal­le sue pa­ro­le e dal­le sue la­cri­me, la as­sol­se­ro. Ma per­ché tan­ta osti­li­tà nei suoi con­fron­ti?

Mol­ti dei miei nemici pen­sa­va­no aves­si trop­po po­te­re: ten­ta­ro­no an­che di scre­di­tar­mi, met­ten­do in gi­ro no­ti­zie fal­se sul mio con­to. Per que­sto, nel 430 a.c., il po­po­lo de­ci­se di to­glier­mi la ca­ri­ca di stra­te­go.

L’an­no se­guen­te, pe­rò, ci ri­pen­sa­ro­no: gli Ate­nie­si la eles­se­ro di nuovo...

Sì, ma or­mai per me era ar­ri­va­ta la fi­ne: ad Ate­ne im­per­ver­sa­va la pe­ste e mi am­ma­lai an­ch’io. Non si de­pri­ma. Sa co­sa scris­se Plu­tar­co, più di cin­que se­co­li do­po la sua mor­te? ”Quel­la sua for­za, tan­to odia­ta e chia­ma­ta un tem­po mo­nar­chia e ti­ran­ni­de, si ri­ve­lò un ba­luar­do che ave­va sal­va­to la cit­tà”. For­se è una la­cri­ma quel­la che ve­do spun­ta­re ne­gli oc­chi di Pericle, men­tre scom­pa­re tra le co­lon­ne del Par­te­no­ne.

Pericle era uno stra­te­go, cioè “ca­po mi­li­ta­re” del­la cit­tà.

SOGNO PREMONITORE. Aga­ri­ste, ma­dre di Pericle, po­co pri­ma di par­to­ri­re so­gnò un leo­ne, con­si­de­ra­to sim­bo­lo di gran­dez­za e po­te­re.

UN GRAN­DE ORATORE.

Pericle di­ven­ne un po­li­ti­co im­por­tan­te gra­zie al­la sua ca­pa­ci­tà di par­la­re al­le per­so­ne. Qui c’è an­che la no­stra gior­na­li­sta.

Pericle seb­be­ne fos­se già spo­sa­to, si in­na­mo­rò di Aspa­sia, una don­na col­ta, bel­la e mol­to in­tel­li­gen­te. UN GRAN­DE AMORE.

PERICLE E FIDIA. Fidia era l’ar­chi­tet­to chia­ma­to da Pericle a so­vrain­ten­de­re il pia­no di ri­co­stru­zio­ne di Ate­ne. Ideò il ce­le­bre Par­te­no­ne.

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