DALLE GUERRE AL­LA PACE: MOSHE DAYAN

Focus Storia Wars - - Sommario -

Il generale dell’esercito israeliano entrò nell’ha­ga­nah da adolescente, attraversò quat­tro conflitti per poi di­ven­ta­re ministro.

La da­ta è quel­la del 20 mag­gio 1915: men­tre l’europa è di­la­nia­ta dalle bom­be nel­le trin­cee del­la Gran­de guer­ra, un lie­to even­to il­lu­mi­na la co­mu­ni­tà ebrai­ca di De­ga­nia Alef, il kib­bu­tz fon­da­to in Pa­le­sti­na (al­lo­ra par­te dell’im­pe­ro ottomano) ap­pe­na nel 1909. Na­sce il primo bam­bi­no. Per i co­lo­ni è un mo­ti­vo per far fe­sta, ma lo sa­reb­be an­cor di più se sa­pes­se­ro a qua­le ful­gi­do futuro è de­sti­na­to quel neo­na­to: sa­rà lui, in­fat­ti, uno de­gli ar­te­fi­ci prin­ci­pa­li del pro­ces­so che, oltre trent’an­ni do­po, por­te­rà l’in­sie­me de­gli in­se­dia­men­ti ebrai­ci nel­la Ter­ra Pro­mes­sa a tra­sfor­mar­si nel­lo Sta­to d’israe­le.

De­sti­na­to a gran­di co­se. Il no­me di quel bim­bo era Moshe Dayan. Un pre­de­sti­na­to, si po­treb­be di­re: in­fat­ti, a so­li quat­tor­di­ci an­ni fa­ce­va già par­te dell’ Ha­ga­nah . Nel­la mi­li­zia creb­be im­pa­ran­do ogni sfu­ma­tu­ra dell’ar­te del­la guer­ri­glia e, do­po un se­me­stre tra­scor­so a Lon­dra nel 1935, ope­rò al fian­co dei reg­gi­men­ti in­gle­si di­stac­ca­ti in Pa­le­sti­na, che si va­le­va­no di re­par­ti dell’ha­ga­nah co­me gui­de ed esplo­ra­to­ri. Nel 1937 divenne ca­po del­le Guar­die mo­bi­li del­la Po­li­zia ter­ri­to­ria­le giu­dai­ca. Ma lo scop­pio del­la Se­con­da guer­ra mon­dia­le de­ter­mi­nò una rot­tu­ra del­le re­la­zio­ni tra Im­pe­ro bri­tan­ni­co e co­mu­ni­tà ebrai­che in Pa­le­sti­na, a se­gui­to del­la qua­le la mi­li­zia ter­ri­to­ria­le ven­ne po­sta fuo­ri­leg­ge e i suoi mem­bri im­pri­gio­na­ti. Il guer­cio. Dayan fu con­dan­na­to a cinque an­ni di de­ten­zio­ne, ma ne scon­tò so­lo due; la sua no­te­vo­le espe­rien­za mi­li­ta­re lo ren­de­va in­fat­ti una pre­zio­sa ri­sor­sa per gli in­gle­si, che lo di­stac­ca­ro­no pres­so la 7a Divisione au­stra­lia­na di Fan­te­ria, stan­zia­ta in Si­ria con­tro i fran­ce­si di Vi­chy. E fu pro­prio al­lo­ra, nel giu­gno del 1941, che i suoi con­no­ta­ti as­sun­se­ro la fi­sio­no­mia en­tra­ta a far par­te dell’im­ma­gi­na­rio col­let­ti­vo: men­tre os­ser­va­va i mo­vi­men­ti del ne­mi­co, una pal­lot­to­la va­gan­te col­pì il suo can­noc­chia­le man­dan­do­lo in fran­tu­mi e fa­cen­do­gli per­de­re l’oc­chio si­ni­stro. Da al­lo­ra in poi, il mi­li­ta­re israeliano avreb­be por­ta­to la ben­da ne­ra gra­zie al­la qua­le sa­reb­be di­ve­nu­to un’ico­na del XX secolo. L’in­ci­den­te non in-

Dayan nell’ha­ga­nah, l’oc­chio ancora in­te­gro. Ha­ga­nah Du­ran­te il man­da­to bri­tan­ni­co (1920-1948) era la mi­li­zia ter­ri­to­ria­le ebrai­ca cui era af­fi­da­ta la di­fe­sa de­gli in­se­dia­men­ti dei co­lo­ni dalle rea­zio­ni dei pa­le­sti­ne­si.

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