AL­LA PACE

IL GENERALE PIÙ RAPPRESENTATIVO DELL’ESERCITO ISRAELIANO ENTRÒ NELL’HA­GA­NAH DA ADOLESCENTE ATTRAVERSÒ QUAT­TRO CONFLITTI E DIVENNE MINISTRO

Focus Storia Wars - - Forze Speciali - Andrea Frediani

ci­se sul suo sta­to di ser­vi­zio, che gli val­se per­fi­no la men­zio­ne per la Di­stin­gui­shed Ser­vi­ce Or­der, la mas­si­ma ono­ri­fi­cen­za dell’esercito bri­tan­ni­co. Al­la con­clu­sio­ne del con­flit­to, gli in­gle­si sgom­bra­ro­no la Pa­le­sti­na men­tre l’ha­ga­nah, ormai for­te di 30.000 ele­men­ti, ri­pre­se le ar­mi con­tro gli ara­bi. Una lot­ta che di lì a tre an­ni avreb­be por­ta­to al­la guer­ra per la crea­zio­ne del­lo Sta­to d’israe­le. Un’asce­sa ir­re­si­sti­bi­le. Nel mo­men­to cul­mi­nan­te del­la sto­ria ebrai­ca mo­der­na Dayan era mag­gio­re, a ca­po del­le di­fe­se del­la Val­le del Gior­da­no con­tro i si­ria­ni; svol­se l’in­ca­ri­co con la sua con­sue­ta ef­fi­ca­cia, sal­van­do an­che il pro­prio vil­lag­gio na­ta­le, e si gua­da­gnò il co­man­do dell’89° Bat­ta­glio­ne, spo­stan­do­si nel set­to­re cen­tra­le del fronte. Ad ago­sto era già te­nen­te co­lon­nel­lo e, gra­zie all’ap­pog­gio del primo ministro Ben Gu­rion, par­te­ci­pò an­che ai ne­go­zia­ti di pace. Al­la fi­ne del con­flit­to, l’an­no se­guen­te, era mag­gior generale, con il co­man­do del fronte me­ri­dio­na­le a Beer­she­ba. Dayan fu an­che tra gli ar­te­fi­ci del­la tra­sfor­ma­zio­ne dell’ha­ga­nah in un ve­ro e pro­prio esercito sta­ta­le, L’IDF , di cui fu il ca­po di Sta­to Mag­gio­re dal 1953. Fu lui a ri­vo­lu­zio­nar­ne le ge­rar­chie so­sti­tuen­do gli uf­fi­cia­li più an­zia­ni con gio­va­ni ag­gres­si­vi e pie­ni di spi­ri­to di ini­zia­ti­va, e a in­tro­dur­re in­cen­ti­vi e pre-

mi per gli at­ti di co­rag­gio. Inol­tre, in­cre­men­tò le uni­tà co­raz­za­te di­mi­nuen­do le trup­pe au­si­lia­rie, e pun­tò mol­to sul­le uni­tà avio­tra­spor­ta­te, isti­tuen­do­ne una d’éli­te e fa­cen­do in mo­do che cia­scun cor­po ne aves­se una. Era no­ta la sua fi­lo­so­fia di por­ta­re avan­ti una mis­sio­ne fi­no a quan­do le uni­tà coin­vol­te non aves­se­ro su­bi­to il 50% del­le per­di­te, ma an­che quel­la di non la­scia­re mai un com­mi­li­to­ne fe­ri­to in ba­lia de­gli av­ver­sa­ri. La cri­si di Suez. La nuo­va gran­de pro­va cui do­vet­te sot­to­por­si L’IDF ri­for­ma­to fu la cri­si de­ter­mi­na­ta nel 1956 dal­la na­zio­na­liz­za­zio­ne del Ca­na­le di Suez ad ope­ra dell’egit­to di Nas­ser. Dayan adot­tò una stra­te­gia a ca­rat­te­re pre­ven­ti­vo, man­dan­do re­par­ti avio­tra­spor­ta­ti a pre­si­dia­re i pas­si del Si­nai e le trup­pe mec­ca­niz­za­te e co­raz­za­te ver­so i con­fi­ni egi­zia­ni, pri­ma ancora di una for­ma­le di­chia­ra­zio­ne di guer­ra. La so­lu­zio­ne adot­ta­ta mi­se Israe­le in una po­si­zio­ne di for­za che co­strin­se gli egi­zia­ni a sti­pu­la­re la pace in so­li ot­to gior­ni. Do­po un quin­quen­nio da ca­po di Sta­to Mag­gio­re, Dayan entrò in po­li­ti­ca ri­ve­sten­do l’in­ca­ri­co di ministro dell’agri­col­tu­ra fi­no al 1964. In vi­sta del nuo­vo con­flit­to con i Pae­si ara­bi con­fi­nan­ti, il primo ministro Esch­kol gli af­fi­dò il mi­ni­ste­ro del­la Di­fe­sa, di cui Dayan as­sun­se la guida do­po aver fat­to ap­pro­va­re al go­ver­no una mo­zio­ne che con­ce­de­va pie­ni po­te­ri a lui e al primo ministro stes­so; una vol­ta avu­te le ma­ni li­be­re mo­di­fi­cò i pia­ni of­fen­si­vi già pre­di­spo­sti e pia­ni­fi­cò una nuo­va azio­ne pre­ven­ti­va con­tro l’egit­to, di con­cer­to col ca­po di Sta­to Mag­gio­re Ra­bin. Il 5 giu­gno 1967 sca­te­nò quin­di una se­rie di raid con­tro gli ae­ro­por­ti ne­mi­ci, che mi­se­ro fuo­ri com­bat­ti­men­to gran par­te dell’avia­zio­ne egi­zia­na pri­ma ancora che gli ap­pa­rec­chi si al­zas­se­ro in vo­lo. Gra­zie a que­sto espe­dien­te, l’of­fen­si­va di ter­ra co­strin­se all’ar­mi­sti­zio Nas­ser in so­li sei gior­ni; met­ten­do gli israe­lia­ni in con­di­zio­ne di at­tac­ca­re la Si­ria ed evi­tan­do co­sì la guer­ra su due fron­ti. Con le spal­le li­be­re, Tza­hal po­té sca­te­na­re una nuo­va of­fen­si­va a nord, oc­cu­pan­do le al­tu­re del Go­lan. La Guer­ra del Kip­pur. Con que­sto nuo­vo suc­ces­so, il pre­sti­gio di Moshe Dayan si con­so­li­dò con­sen­ten­do­gli di ri­ma­ne­re al­la Di­fe­sa an­che sot­to la pre­mier­ship di Gol­da Meir. Ma nel timore di far pas­sa­re Israe­le per ag­gres­so­re, igno­rò i nuo­vi se­gna­li di ten­sio­ne con l’egit­to, che fi­nì per at­tac­ca­re di sor­pre­sa il 6 ot­to­bre 1973, dan­do ini­zio al­la Guer­ra del Kip­pur. Lo Sta­to ebrai­co uscì vin­ci­to­re ancora una vol­ta, ma a prez­zo di for­ti per­di­te, che co­strin­se­ro Dayan e il primo ministro alle di­mis­sio­ni. Tor­nò a fa­re po­li­ti­ca at­ti­va quat­tro an­ni do­po, co­me ministro de­gli Este­ri del go­ver­no Be­gin, par­te­ci­pan­do al­la pre­pa­ra­zio­ne de­gli ac­cor­di di pace di Camp Da­vid con l’egit­to; ma i dis­sa­po­ri col primo ministro lo co­strin­se­ro ancora una vol­ta a ras­se­gna­re l’in­ca­ri­co. Ave­va ap­pe­na for­ma­to un nuo­vo par­ti­to, il Te­lem, ot­te­nen­do due seg­gi in Par­la­men­to, quan­do mo­rì di can­cro al­la pro­sta­ta il 16 ot­to­bre 1981. Con lui se ne an­da­va il prin­ci­pa­le pro­ta­go­ni­sta del­le guerre me­dio­rien­ta­li del XX secolo e un co­man­dan­te for­ma­to­si so­lo sul cam­po, ca­ri­sma­ti­co e fan­ta­sio­so, ca­pa­ce di nu­me­ro­se azio­ni vin­cen­ti con­tro for­ze su­pe­rio­ri. d

IDF La si­gla sta per Israel De­fen­ce For­ces, co­no­sciu­te an­che, più sem­pli­ce­men­te, co­me Tza­hal (acro­ni­mo ebrai­co di “Tz­va ha­ha­ga­na lei­srael”, ov­ve­ro For­ze di di­fe­sa di Israe­le).

Giu­gno 1967, Ge­ru­sa­lem­me vec­chia, Dayan e Yi­tz­hak Ra­bin (a sin.).

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