Pas­seg­gian­do per il mer­ca­to

Con Lu­cius, la no­stra gui­da im­ma­gi­na­ria, nei Mer­ca­ti tra­ia­nei.

Focus Storia - - SOMMARIO - Ma­ria Leo­nar­da Leo­ne

Èan­co­ra pre­sto, ma la via Bi­be­ra­ti­ca è già piut­to­sto af­fol­la­ta: que­sta stra­da pe­do­na­le pas­sa in mezzo ai Mer­ca­ti di Traiano, un cen­tro com­mer­cia­le e am­mi­ni­stra­ti­vo su più li­vel­li co­strui­to da Apol­lo­do­ro di Da­ma­sco, l’ar­chi­tet­to pre­fe­ri­to del no­stro imperatore. È uno dei miei po­sti più ca­ri: amo il ci­go­lio dei chia­vi­stel­li che si apro­no, il ru­mo­re de­gli zoc­co­li dei mu­li sul­la stra­da e il rit­mi­co mar­tel­la­re dei cal­de­rai. Ah, ma ec­co due fo­re­stie­ri: “Ave, quid agis? Come va? Il mio no­me è Lu­cius e, se vo­le­te, vi fa­rò da gui­da in cam­bio di qual­che se­ster­zio. D’ac­cor­do?”.

DI BUON’ORA. A Ro­ma la vi­ta co­min­cia all’al­ba e al­cu­ni com­mer­cian­ti han­no già ini­zia­to a fa­re af­fa­ri. San­da­li, broc­che, tes­su­ti in­cor­ni­cia­no le fac­cia­te del­le ta­ber­nae: lì si pos­so­no ac­qui­sta­re pro­dot­ti eso­ti­ci e co­sto­si, là c’è un ven­di­to­re di lu­pi­ni, qui un ton­sor, un bar­bie­re, che ta­glia i ca­pel­li di un clien­te con del­le gros­se for­bi­ci di fer­ro, men­tre al­tri due aspet­ta­no il pro­prio tur­no per far­si ra­de­re il men­to. Die­tro al ban­co­ne in mu­ra­tu­ra che se­pa­ra l’in­ter­no del ne­go­zio dal­la stra­da, un frut­ti­ven­do­lo man­gia a gros­si boc­co­ni pa­ne, for­mag­gio e fi­chi sec­chi: una ve­ra co­la­zio­ne da ro­ma­no!

Af­fer­ro al vo­lo una pru­gna da una del­le sue ce­ste e la of­fro ai tu­ri­sti. “Te la pa­go do­po”, gli pro­met­to. Lui al­za gli oc­chi al cie­lo. In ci­ma a que­sta sca­li­na­ta c’è l’in­gres­so alla co­sid­det­ta Gran­de Au­la, una sa­la enor­me co­per­ta da un sof­fit­to a vol­te, su cui si af­fac­cia­no sa­le, ar­chi­vi e ma­gaz­zi­ni col­lo­ca­ti sia a pia­no ter­ra sia al pia­no superiore. Al­tri uf­fi­ci si tro­va­no nel co­sid­det­to Cor­po cen­tra­le: al se­con­do pia­no, die­tro quel­le tre gran­di fi­ne­stre, la­vo­ra un al­to fun­zio­na­rio dell’am­mi­ni­stra­zio­ne im­pe­ria­le. Ma non chie­de­te­mi di ac­com­pa­gnar­vi: la bu­ro­cra­zia è no­io­sa, io pre­fe­ri­sco os­ser­va­re la vi­ta. Piut­to­sto, se­gui­te­mi per quel­la sca­la: bi­so­gna ar­ram­pi­car­si un po’, ma il pa­no­ra­ma vi la­sce­rà sen­za fia­to.

VI­STA SUL FO­RO. Ec­co­lo, ai vo­stri pie­di, il Fo­ro di Traiano: non è me­ra­vi­glio­so? Apol­lo­do­ro l’ha ti­ra­to su in so­li 5 anni (dal 107 al 112 d.c.), gra­zie al ric­chis­si­mo bot­ti­no che l’imperatore ha ri­por­ta­to dal­la con­qui­sta del­la Da­cia. La piaz­za, gran­dis­si­ma, è ri­ve­sti­ta di mar­mi bian­chi e co­lo­ra­ti e cir­con­da­ta su due la­ti da un lun­go por­ti­co. La fol­la si spo­sta a spin­to­ni e al­cu­ne let­ti­ghe, por­ta­te a spal­la dagli schia­vi, on­deg­gia­no sul ma­re di teste: a giu­di­ca­re dal­la res­sa de­vo­no es­se­re pas­sa­te le 11.

Nes­su­no de­gna di uno sguar­do la sta­tua in bron­zo dell’imperatore a ca­val­lo. Mol­ti van­no di fret­ta, pre­si dal­le lo­ro com­mis­sio­ni, al­tri cion­do­la­no in cer­ca di qual­cu­no con cui con­di­vi­de­re le ul­ti­me no­vi­tà: l’in­va­sio­ne del re­gno dei Par­ti de­ci­sa da Traiano, il pre­ca­rio stato di sa­lu­te dell’imperatore, i pos­si­bi­li suc­ces­so­ri. Lag­giù, do­ve c’è quel ca­pan­nel­lo di gen­te, scom­met­to che si sta esi­ben­do un gio­co­lie­re. O magari un cau­si­di­cus, un av­vo­ca­to da stra­paz­zo che cer­ca sprov­ve­du­ti clienti nel Fo­ro. Sul fon­do, un grup­pet­to di le­gio­na­ri si fa lar­go sen­za sfor­zo, pe­stan­do i pie­di a chi non si scan­sa: van­no ver­so l’im­men­sa Ba­si­li­ca Ul­pia.

Quel­la che le spun­ta die­tro è la fa­mo­sa Co­lon­na Tra­ia­na, con il suo

lun­go fre­gio a spi­ra­le. Ne avre­te sen­ti­to par­la­re: mi­glia­ia di fi­gu­re co­lo­ra­te, scol­pi­te nel mar­mo, ce­le­bra­no la cam­pa­gna mi­li­ta­re dell’imperatore con­tro i Da­ci. Si di­ce sia al­ta qua­si 40 me­tri, cioè quan­to l’enor­me sban­ca­men­to di ter­ra pro­get­ta­to da Apol­lo­do­ro per far spa­zio al Fo­ro. L’ar­chi­tet­to ha fat­to ta­glia­re la par­te del col­le che uni­va il Cam­pi­do­glio al Qui­ri­na­le: la zo­na in­fe­rio­re dei Mer­ca­ti, con la sua fac­cia­ta in mat­to­ni, ser­ve a con­te­ne­re il ta­glio e per questo ha for­ma se­mi­cir­co­la­re.

UN PA­STO VE­LO­CE. Sui tre pia­ni del gran­de emi­ci­clo tro­ve­re­te de­ci­ne di pic­co­le bot­te­ghe, lun­ghi cor­ri­doi co­per­ti e al­tri uf­fi­ci col­le­ga­ti al­le at­ti­vi­tà del Fo­ro. Per an­da­re a ve­der­lo dob­bia­mo tor­na­re sui no­stri pas­si e scen­de­re le sca­le in fon­do alla stra­da: ma se vo­le­te fa­re ac­qui­sti do­vre­mo sbri­gar­ci, per­ché all’ora di pran­zo le ta­ber­nae chiu­do­no. Se in­ve­ce ave­te fa­me, nel­le bot­te­ghe vi­na­rie tro­ve­re­te for­mag­gio, oli­ve e fo­cac­ci­ne di far­ro da con­su­ma­re in pie­di, da­van­ti al ban­co­ne. Un con­si­glio? An­naf­fia­te­le con del vi­no, ri­go­ro­sa­men­te scal­da­to, al­tri­men­ti non van­no giù.

Ca­pi­sco, pre­fe­ri­te star se­du­ti: al­lo­ra una po­pi­na fa al ca­so vo­stro. Tro­ve­re­te le­gu­mi, pa­ne, uo­va, spie­di­ni o pe­sce alla gri­glia. Ma non ab­buf­fa­te­vi nel­le oste­rie: qui a Ro­ma, la ce­na vie­ne ser­vi­ta ver­so le 16. E ri­cor­da­te: al­le 15 co­min­cia­no gli spet­ta­co­li mi­glio­ri nel Co­los­seo. Men­tre i miei tu­ri­sti si al­lon­ta­na­no sod­di­sfat­ti, an­che il Fo­ro co­min­cia a svuo­tar­si. Nei Mer­ca­ti i com­mer­cian­ti ser­ra­no le lo­ro bot­te­ghe e io strin­go in mano i cin­que se­ster­zi ap­pe­na gua­da­gna­ti, pre­gu­stan­do una ric­ca ce­na e una dol­ce com­pa­gnia not­tur­na.

Gli odo­ri si me­sco­la­no: i pro­fu­mi del­le don­ne, la carne cot­ta col ro­sma­ri­no, l’odo­re acre che vie­ne dal­le gran­di gia­re agli an­go­li del­le stra­de, do­ve i pas­san­ti fan­no pi­pì a be­ne­fi­cio dei ful­lo­nes, i la­van­dai che usa­no l’uri­na per trat­ta­re i tes­su­ti. Ovun­que co­min­cia­no ad ac­cen­der­si mi­glia­ia di bra­cie­ri: bru­cia la le­gna o lo ster­co sec­co de­gli ani­ma­li, men­tre la not­te scen­de su Ro­ma. •

Pa­ne e af­fa­ri I Mer­ca­ti tra­ia­nei era­no un cen­tro am­mi­ni­stra­ti­vo e com­mer­cia­le: vi si ven­de­va an­che ci­bo (nell’af­fre­sco qui sot­to, un pa­ni­fi­cio di Pom­pei).

Vi­ci­no al Fo­ro Nel di­se­gno, gli edi­fi­ci e i fo­ri che si so­no ac­cu­mu­la­ti nel cor­so del tempo a Ro­ma. Nel ton­do, e in­gran­di­ta qui sot­to, la ri­co­stru­zio­ne dei Mer­ca­ti tra­ia­nei, che si ar­ti­co­la­va­no lun­go il la­to orien­ta­le del Fo­ro di Traiano. Sot­to a si­ni­stra: i mer­ca­ti come so­no og­gi.

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