L’IBRI­DO MIR­CO

Focus Wild - - DOSSIER -

M.I.R.CO. è l’acro­ni­mo di Mi­ni­miz­za­re l’Im­pat­to del Ran­da­gi­smo ca­ni­no sul­la COn­ser­va­zio­ne del lupo in Ita­lia. Mir­co è an­che il no­me di uno dei pri­mi ibri­di stu­dia­ti dal pro­get­to, rin­ve­nu­to nel 2015, de­bi­li­ta­to, nel­le ac­que di un ca­na­le nel­lA’ ppen­ni­no bo­lo­gne­se. Ri­co­no­sciu­to per il suo man­tel­lo mol­to scu­ro con par­ti­co­la­ri fo­ca­tu­re co­me un in­cro­cio tra cane e lupo, è sta­to ste­ri­liz­za­to e, do­po una bre­ve con­va­le­scen­za, ri­la­scia­to do­ve era sta­to tro­va­to. «Con un ra­dio­col­la­re ab­bia­mo mo­ni­to­ra­to il suo rein­se­ri­men­to nel bran­co» di­ce Mia Ca­ne­stri­ni, la zoo­lo­ga del Wolf Apen­ni­ne Cen­tre che ha se­gui­to Mir­co nel­la fa­se del ri­la­scio. «La co­sa che più mi ha sor­pre­so – con­ti­nua – è che Mir­co, pur es­sen­do un ibri­do, ave­va l’im­por­tan­te ruo­lo di hel­per, cioé si oc­cu­pa­va dell’al­le­va­men­to dei cuc­cio­li del bran­co: la di­mo­stra­zio­ne che nel­la so­cie­tà dei lu­pi gli ibri­di so­no con­si­de­ra­ti al pa­ri de­gli al­tri com­po­nen­ti e, an­che se di­ver­si este­rior­men­te, nel lo­ro in­ti­mo so­no lu­pi».

PIÙ DI UN CANE, ME­NO DI UN LUPO

A se­gui­to di re­cen­ti mo­ni­to­rag­gi sul­la po­po­la­zio­ne di lupo in Ap­pen­ni­no si è sco­per­ta la pre­sen­za di esem­pla­ri con al­cu­ne differenze ri­spet­to al­lo stan­dard: si so­no os­ser­va­te, in par­ti­co­la­re, ano­ma­lie nel man­tel­lo con co­lo­ra­zio­ni do­mi­nan­ti

ne­re o mol­to chia­re. È la di­mo­stra­zio­ne che gli in­con­tri tra ca­ni e lu­pi pos­so­no an­che es­se­re pa­ci­fi­ci e che, quan­do si ac­cop­pia­no, ge­ne­ra­no una pro­le ibri­da. Si pen­sa­va che que­sti ibri­di aves­se­ro per ge­ni­to­ri un lupo e un cane rin­sel­va­ti­chi­to, cioè un sog­get­to che or­mai vi­ve lon­ta­no dall’uo­mo e che si riu­ni­sce in bran­chi per pre­da­re ani­ma­li sel­va­ti­ci e do­me­sti­ci (mol­te ag­gres­sio­ni a pe­co­re e vi­tel­li at­tri­bui­te ai lu­pi so­no in real­tà cau­sa­te da ca­ni rin­sel­va­ti­chi­ti). Ma dal­lo stu­dio e dall’av­vi­sta­men­to de­gli ibri­di si è ac­cer­ta­ta un’al­tra ve­ri­tà: so­no i ca­ni pa­dro­na­li, in par­ti­co­la­re de­gli al­le­va­to­ri, la­scia­ti li­be­ri di muo­ver­si su gran­di spa­zi, a es­se­re i po­ten­zia­li part­ner dei lu­pi. L’incontro ca­sua­le del cane pa­dro­na­le li­be­ro con un lupo, du­ran­te il pe­rio­do ri­pro­dut­ti­vo, può quin­di por­ta­re al lo­ro ac­cop­pia­men­to. Gli ibri­di che ven­go­no poi os­ser­va­ti in un bran­co di lu­pi de­ri­va­no dall’ac­cop­pia­men­to tra una fem­mi­na di lupo e un cane ma­schio; in

que­sto ca­so la fem­mi­na, an­che da so­la, può riuscire ad al­le­va­re al­cu­ni cuc­cio­li ibri­di che poi in età adul­ta pos­so­no di­sper­der­si in al­tri bran­chi di lu­pi. Se que­sti di­ven­ta­no ma­schio o fem­mi­na do­mi­nan­te, si ri­pro­du­co­no e tra­smet­to­no ai di­scen­den­ti an­che par­te del lo­ro Dna ca­ni­no. Se in­ve­ce è una fem­mi­na di cane ad ac­cop­piar­si con un lupo ma­schio, i cuc­cio­li, al­le­va­ti in am­bien­te uma­no, dif­fi­cil­men­te en­tre­ran­no in un bran­co di lu­pi; le pos­si­bi­li­tà che va­da­no a in­qui­na­re il pa­tri­mo­nio ge­ne­ti­co del lupo so­no per­ciò mol­to scar­se.

PRO­GET­TO MIR­CO

Nel 2015 è par­ti­to il pro­get­to eu­ro­peo MIR­CO, nel Par­co na­zio­na­le dell’Ap­pen­ni­no to­sco-emi­lia­no e nel Par­co na­zio­na­le del Gran Sas­so e Mon­ti del­la La­ga, per lo stu­dio del ran­da­gi­smo ca­ni­no a tu­te­la del lupo: lo sco­po è in­di­vi­dua­re i bran­chi di lu­pi in cui so­no pre­sen­ti ibri­di, per cat­tu­rar­li, ste­ri­liz­zar­li e li­be­rar­li poi nel ter­ri­to­rio d’ori­gi­ne. Per ri­co­no­sce­re un in­cro­cio con un cane, a vol­te non ba­sta l’aspet­to este­ti­co e la co­lo­ra­zio­ne del man­tel­lo e in ca­si dub­bi è ef­fet­tua­ta l’ana­li­si ge­ne­ti­ca del sog­get­to. Se l’esem­pla­re ri­sul­ta ibri­do, vie­ne ste­ri­liz­za­to con un ve­lo­ce in­ter­ven­to chi­rur­gi­co, co­sì da evi­ta­re che tra­smet­ta le sue ca­rat­te­ri­sti­che ge­ne­ti­che a lu­pi pu­ri. Al­cu­ni esem­pla­ri so­no do­ta­ti di ra­dio­col­la­re sa­tel­li­ta­re: in tal mo­do vie­ne mo­ni­to­ra­to il lo­ro ri­con­giun­gi­men­to al bran­co e i lo­ro suc­ces­si­vi spo­sta­men­ti. Per con­tra­sta­re il fe­no­me­no de­gli ibri­di è im­por­tan­te che i ca­ni ne­gli al­le­va­men­ti zoo­tec­ni­ci sia­no ge­sti­ti in mo­do cor­ret­to: que­sti ca­ni de­vo­no es­se­re be­ne ad­de­stra­ti a ri­co­no­sce­re il lupo sem­pre co­me una mi­nac­cia, per

Il pro­get­to MIR­CO pre­ve­de il ri­la­scio de­gli ibri­di do­po la ste­ri­liz­za­zio­ne: tor­na­no co­sì a vi­ve­re li­be­ri.

se stes­si e per il greg­ge. «Bi­so­gna evi­ta­re le oc­ca­sio­ni in cui ca­ni e lu­pi si in­con­tra­no da so­li in pe­rio­do ri­pro­dut­ti­vo, quin­di non bi­so­gna far al­lon­ta­na­re i ca­ni dal­le azien­de e dal greg­ge, in par­ti­co­la­re du­ran­te la not­te», di­ce Fran­ce­sca Or­so­ni, la ve­te­ri­na­ria del pro­get­to che se­gue gli aspet­ti sa­ni­ta­ri di ca­ni e lu­pi nel Par­co na­zio­na­le dell’Ap­pen­ni­no to­scoe­mi­lia­no. II pro­get­to MIR­CO col­la­bo­ra quin­di con gli al­le­va­to­ri, spie­gan­do lo­ro la cor­ret­ta ge­stio­ne dei ca­ni, i con­trol­li sa­ni­ta­ri ne­ces­sa­ri e af­fi­dan­do lo­ro cuc­cio­li di pa­sto­re ma­rem­ma­no abruz­ze­se se­le­zio­na­ti per la di­fe­sa delle greg­gi dai lu­pi.

VI­TA DA TRAPPER

La cattura di un lupo è sem­pre ese­gui­ta nel pie­no ri­spet­to del be­nes­se­re dell’ani­ma­le; Lui­gi Mo­li­na­ri, Da­vi­de Pa­glia­ro­li e Mar­co Bo­nan­ni so­no gli zoo­lo­gi che po­si­zio­na­no le trap­po­le. Do­po aver stu­dia­to i mo­vi­men­ti del bran­co e i pun­ti di mag­gior tran­si­to, vie­ne na­sco­sta una trap­po­la a lac­cio che, con il pas­sag­gio di un lupo, si strin­ge al­la zam­pa. Un se­gna­le ra­dio, at­ti­va­to da un sen­so­re sul lac­cio, av­vi­sa il team di ri­cer­ca­to­ri che so­no ap­po­sta­ti a bre­ve di­stan­za. L’ani­ma­le vie­ne ad­dor­men­ta­to e spo­sta­to in un vi­ci­no cen­tro spe­cia­liz­za­to in cui so­no ese­gui­ti gli ac­cer­ta­men­ti per ca­pi­re se il ca­ni­de è un ibri­do e in tal ca­so vie­ne ste­ri­liz­za­to. Do­po tre gior­ni dal­la cattura l’ani­ma­le è in ge­ne­re ri­la­scia­to. «Ma cat­tu­ra­re un lupo è sem­pre dif­fi­ci­le» af­fer­ma Mo­li­na­ri, il trapper del pro­get­to MIR­CO. «Un pre­da­to­re è sem­pre at­ten­to a per­ce­pi­re nuo­vi odo­ri e mo­di­fi­che sul ter­re­no e un trapper, per far scat­ta­re la sua trap­po­la, deve es­se­re abi­le a su­pe­ra­re le na­tu­ra­li dif­fi­den­ze del pre­da­to­re. Per can­cel­la­re ogni odo­re dell’uo­mo dal­la trap­po­la, vie­ne fat­ta bol­li­re con ter­ra, ra­mi e fo­glie e la­scia­ta per gior­ni con que­sti ele­men­ti in mo­do che ne pren­da l’odo­re. Al mo­men­to di met­ter­la sul ter­re­no, tut­te le ope­ra­zio­ni so­no svol­te con guan­ti e ri­ma­nen­do ste­si a la­vo­ra­re su un te­lo in mo­do da non la­scia­re il no­stro odo­re sul ter­re­no. E poi ci so­no im­por­tan­ti truc­chi del me­stie­re che non pos­so­no es­se­re sve­la­ti per que­stio­ni di si­cu­rez­za».

IL CANE AMICO DEL GREG­GE Il pa­sto­re ma­rem­ma­no abruz­ze­se è sta­to se­le­zio­na­to con il man­tel­lo bian­co per far sì che si con­fon­da nel grup­po di pe­co­re (a si­ni­stra). Que­sto cane ha un for­te istin­to pro­tet­ti­vo nei con­fron­ti del greg­ge e i lu­pi pre­fe­ri­sco­no non sfi­dar­lo. Sot­to, un cane adul­to ispe­zio­na un agnel­li­no.

RI­CER­CHE SUL CAM­PO Per stu­dia­re i mo­vi­men­ti e la com­po­si­zio­ne dei bran­chi si usa­no fo­to­trap­po­le che scat­ta­no al lo­ro pas­sag­gio (1). Un bran­co nu­me­ro­so può pre­da­re an­che un cer­vo (2). Da­gli escre­men­ti rac­col­ti (3) si estrae il Dna per in­di­vi­dua­re ibri­di.

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