SI­MO­NE MU­NA­RET­TO “Avan­ti con i no­stri va­lo­ri: edu­ca­zio­ne, ri­spet­to, ami­ci­zia”

Gazzetta Regionale - - ECCELLENZA - FINALE PLAY OFF - Tom­ma­so Ros­si­ni

Il pa­tron ros­so­blu trac­cia un bi­lan­cio del­la sta­gio­ne ap­pe­na con­clu­sa e dei suoi cin­que an­ni al­la gui­da del club. Un la­vo­ro che, par­ten­do dal cam­po, vuo­le coin­vol­ge­re tut­to il ter­ri­to­rio Quan­do si par­la di cal­cio, spes­so il me­tro di va­lu­ta­zio­ne fi­ni­sce per es­se­re il ri­sul­ta­to, in vir­tù del qua­le il re­sto as­su­me un ruo­lo se­con­da­rio. Il tra­guar­do, so­pra­tut­to nel di­let­tan­ti­smo, do­vreb­be es­se­re in­te­so an­che qua­le espres­sio­ne di va­lo­ri co­me pas­sio­ne, sa­cri­fi­cio e ri­spet­to. Co­sì fa­cen­do, l’obiet­ti­vo di­ven­ta una con­se­guen­za qua­si na­tu­ra­le del la­vo­ro svol­to. Ma par­lia­mo pur sem­pre di cal­cio. E di ri­sul­ta­ti. “All’ini­zio del­la sta­gio­ne - esor­di­sce il pre­si­den­te del Fiumicino Si­mo­ne Mu­na­ret­to - ci pre­fis­sia­mo de­gli obiet­ti­vi per­ché pen­so sia il mo­do più pro­du­cen­te di la­vo­ra­re e al 90% li ab­bia­mo rag­giun­ti: con la pri­ma squa­dra vo­le­va­mo fa­re me­glio del­lo scor­so an­no e, no­no­stan­te la fal­sa par­ten­za, il bi­lan­cio è po­si­ti­vo. Ab­bia­mo vin­to il cam­pio­na­to re­gio­na­le con la Juniores, gli Al­lie­vi so­no ar­ri­va­ti quar­ti, al di so­pra del­le aspet­ta­ti­ve, men­tre le al­tre han­no rag­giun­to una sal­vez­za age­vo­le”.

E per il pros­si­mo an­no?

“Pun­tia­mo pri­ma di tut­to a ri­con­qui­sta­re l’Eli­te con gli Al­lie­vi. La Juniores do­vrà man­te­ne­re la ca­te­go­ria, ma­ga­ri oc­cu­pan­do la par­te si­ni­stra del­la clas­si­fi­ca. Con la ba­se di ra­gaz­zi che ab­bia­mo è un tra­guar­do rag­giun­gi­bi­le. Se­con­do obiet­ti­vo è ri­por­ta­re i 2004 nei re­gio­na­li in mo­do da ab­ban­do­na­re l’ul­ti­ma ca­te­go­ria pro­vin­cia­le. Inol­tre an­da­re avan­ti con il pro­ces­so di cre­sci­ta qua­li­ta­ti­vo del­la scuo­la cal­cio. Non ho al­cun

pro­ble­ma a dir­lo, sia­mo la so­cie­tà che tie­ne i ra­gaz­zi più im­pe­gna­ti di qua­lun­que al­tra: già dal 2008 i ra­gaz­zi si al­le­na­no tre vol­te a set­ti­ma­na e gio­ca­no due”.

Me­no so­cial net­work e più sport...

“Sem­bra stra­no dir­lo, que­sti ra­gaz­zi non vi­vo­no più la stra­da o l’ora­to­rio, do­ve noi tra­scor­re­va­mo tut­ti i po­me­rig­gi. Cre­do che tre ore a set­ti­ma­na di al­le­na­men­to non ti per­met­to­no di di­ven­ta­re nè un cal­cia­to­re nè tan­to­me­no un atle­ta. E’ sta­ta una del­le pri­me co­se ci ha det­to Hor­st Wein quan­do è ve­nu­to per uno sta­ge. Ma ciò che ci ha re­so an­co­ra più or­go­glio­si è che una gran­de so­cie­tà di Se­rie A co­me la Ro­ma ha ri­co­no­sciu­to que­sto la­vo­ro, pro­po­nen­do­ci l’af­fi­lia­zio­ne. Ho ac­cet­ta­to con or­go­glio per­ché a di­stan­za di cin­que an­ni ve­de­re che una pro­fes­sio­ni­sta si ac­cor­ge del la­vo­ro fat­to è mo­ti­vo di sod­di­sfa­zio­ne e ri­pa­ga gli sfor­zi. Nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne, pri­ma dell’aper­tu­ra del­le iscri­zio­ni del­la pros­si­ma sta­gio­ne, de­fi­ni­re­mo be­ne tut­ti i det­ta­gli di que­sta af­fi­lia­zio­ne”.

An­che il Co­mi­ta­to ha pre­vi­sto un ri­co­no­sci­men­to: la Scuo­la Cal­cio d’Eli­te.

“Qui de­vo fa­re una pic­co­la po­le­mi­ca. Mi sem­bra che si trat­ti di un ri­co­no­sci­men­to as­se­gna­to so­lo sul­le car­te, sen­za trop­pi con­trol­li sul ter­ri­to­rio. L’han­no da­ta a mol­ti, ma non a noi. Per­ciò se eli­te vuol di­re pic­co­la mi­no­ran­za, for­se il mi­glior fre­gio è non es­ser­lo. A di­stan­za di due an­ni pos­so di­re di es­ser­ci ri­ma­sto un po’ ma­le”.

Que­sto non cam­bia i frut­ti di un la­vo­ro che par­te dal lon­ta­no.

“In­fat­ti la vit­to­ria del cam­pio­na­to Ju- nio­res non è un ca­so. Per­ché ol­tre al ri­sul­ta­to spor­ti­vo ce n’é un al­tro, for­se an­co­ra più im­por­tan­te, ot­te­nu­to fuo­ri dal cam­po: i ra­gaz­zi, qua­si tut­ti di Fiumicino, pas­sa­no del tem­po in­sie­me, si co­no­sco­no e si so­sten­go­no tra lo­ro. Dob­bia­mo par­ti­re dal pre­sup­po­sto che si­cu­ra­men­te di­ven­te­ran­no uo­mi­ni, for­se cal­cia­to­ri: per­ciò quel­lo che pos­sia­mo fa­re è in­se­gna­re lo­ro a far par­te di un grup­po, ri­spet­ta­re del­le re­go­le e dei va­lo­ri. In que­sto sen­so la vit­to­ria è so­lo uno sti­mo­lo per­ché quel­lo che con­ta di più è la stra­da per rag­giun­ger­la: un per­cor­so fat­to di ap­pli­ca­zio­ne, sa­cri­fi­cio e ri­spet­to che pos­so­no ren­de­re cia­scu­na per­so­na mi­glio­re. Un per­cor­so che spes­so con­du­ce al­la vit­to­ria. Se poi que­sta non do­ves­se ar­ri­va­re, que­sto non ci in­te­res­sa”.

In­fat­ti è im­por­tan­te an­che sa­per ac­cet­ta­re le scon­fit­te.

“As­so­lu­ta­men­te. Ci so­no al­cu­ne per­so­ne che pen­sa­no al­la ‘vit­to­ria del­le fi­gu­ri­ne’: pren­do­no le un­di­ci fi­gu­ri­ne mi­glio­ri di­spo­ni­bi­li e vin­co­no i cam­pio­na­ti. So­no scel­te che a noi non in­te­res­sa­no. È me­glio da­re spa­zio a ra­gaz­zi del ter­ri­to­rio, cre­sciu­ti con noi, che con il lo­ro mi­glio­ra­men­to con­tri­bui­sco­no al suc­ces­so di tut­ta la so­cie­tà.”

E al­lo­ra Mir­ko For­ci­na?

“Lui or­mai fa par­te del­la fa­mi­glia del Fiumicino. E’ ar­ri­va­to non pro­prio per ca­so: è il ni­po­te di Bar­to­lo Ba­gni, no­stro di­ri­gen­te da mol­ti an­ni, che me ne par­la­va da tem­po. Io non lo co­no­sce­vo, poi si è ma­te­ria­liz­za­to e ci sia­mo pia­ciu­ti da su­bi­to. Ol­tre al vi­zio del gol, è un ra­gaz­zo do­ta­to di gran­de al­trui­smo ed è an­che per que­sto che ho fat­to di tut­to per te­ner­lo con noi. Que­st’an­no Mir­ko fa­rà un pas­so in avan­ti e di­ven­te­rà ca­pi­ta­no. An­che Bor­ni­no – (l’at­tua­le ca­pi­ta­no, ndr) – è sta­to con­ten­to per­ché Mir­ko ha bi­so­gno di es­se­re re­spon­sa­bi­liz­za­to: do­vrà fa­re la dif­fe­ren­za an­che fuo­ri dal cam­po. Quel­lo che con­ta è il grup­po, un grup­po che po­trà con­ta­re su tan­ti gio­va­ni”.

A tal pro­po­si­to, il Co­mi­ta­to ha da po­co in­tro­dot­to un pre­mio per le squa­dre di Ec­cel­len­za e Pro­mo­zio­ne che a fi­ne cam­pio­na­to avran­no da­to più spa­zio ai 2000.

“Quan­do ab­bia­mo de­fi­ni­to la ro­sa di tren­ta ra­gaz­zi so­no sta­ti in­se­ri­ti cin­que 2000 e po­chi gior­ni do­po sco­pro che Za­rel­li ha pre­vi­sto que­sto pre­mio. Sa­ran­no i più gran­di che aiu­te­ran­no i più gio­va­ni ad in­se­rir­si. E so­no si­cu­ro che ci to­glie­re­mo del­le bel­le sod­di­sfa­zio­ni e con­ti­nue­re­mo ad emo­zio­na­re”.

Non a ca­so il Fiumicino può con­ta­re su una par­te­ci­pa­zio­ne nu­me­ro­sa di spet­ta­to­ri e ti­fo­si.

“Pri­ma di tut­to noi esi­stia­mo per es­se­re un’as­so­cia­zio­ne di sup­por­to al ter­ri­to­rio. Le so­cie­tà spor­ti­ve che non han­no una va­len­za so­cia­le so­no qua­si com­ple­ta­men­te inu­ti­li e spes­so di­ven­ta­no me­teo­re. Cer­to, può ar­ri­va­re l’im­pren­di­to­re che in­ve­ste e vin­ce, ma poi? Il Fiumicino Cal­cio è pri­ma di tut­to una com­po­nen­te del­la so­cie­tà nel ter­ri­to­rio che per­met­te ai ra­gaz­zi del luo­go di fa­re sport. Poi ven­go­no i ri­sul­ta­ti spor­ti­vi”.

Co­me sie­te riu­sci­ti a coin­vol­ge­re ed ap­pas­sio­na­re co­sì tan­te per­so­ne?

“Io so­no di Ostia, da pic­co­lo ogni tan­to se­gui­vo la Pe­sca­to­ri. Non lo ne­go e non l’ho mai ne­ga­to, an­che se for­se qual­cu­no di Fiumicino non la pren­de­rà trop­po be­ne, ma dal pri­mo an­no che ho pre­so il club ho cer­ca­to di tra­met­te­re lo spi­ri­to Pe­sca­to­ri. Io non ne ho mai fat­to par­te, ma il mio so­cio Cri­stian Lo­di sì, ha gio­ca­to con lo­ro se­gnan­do mol­ti gol e a qua­rant’an­ni mi ha fat­to l’ono­re di gio­ca­re con noi in Pri­ma. Lo spi­ri­to di ap­par­te­nen­za è quel­lo che fa la dif­fe­ren­za. Noi in Ita­lia non ab­bia­mo il sen­ti­men­to per la co­mu­ni­tà. Se mi sen­to par­te di una co­mu­ni­tà agi­sco nel in­te­res­se di tut­ti e all’in­ter­no del Fiumicino que­sto si toc­ca con ma­no”.

Un ot­ti­mo sti­mo­lo per pro­se­gui­re que­sta espe­rien­za.

“Fi­no a che ho l’or­go­glio e il pia­ce­re di far­lo va­do avan­ti. La­vo­ria­mo ogni gior­no per ren­de­re que­sto im­pian­to sem­pre più con­for­te­vo­le: de­co­ro e si­cu­rez­za tra­smet­to­no il sen­so ci­vi­co, edu­ca­no i ra­gaz­zi a com­por­tar­si cor­ret­ta­men­te. Io ero un sem­pli­ce ge­ni­to­re che an­da­va ogni tan­to a ve­de­re le par­ti­te di mio fi­glio. La pas­sio­ne che met­to nel cal­cio pri­ma la met­te­vo nel la­vo­ro. Poi set­te an­ni fa mio fi­glio è di­ven­ta­to dia­be­ti­co. Quan­do ti suc­ce­do­no que­ste co­se ti fer­mi a pen­sa­re e ti ca­pi­sci che è im­por­tan­te de­di­ca­re più tem­po al­la fa­mi­glia. Co­sì ho ini­zia­to a se­gui­re lui e il fra­tel­lo che gio­ca­va­no qui a Fiumicino. L’ex pre­si­den­te, che è una per­so­na stu­pen­da, do­po vent’an­ni si era un pò di­sa­mo­ra­to. Co­sì ini­ziai in via uf­fi­cio­sa e do­po un an­no mi af­fi­dò il ti­mo­ne, in­sie­me a Dio­ni­si e De Ni­co­lo. ‘Ser­ve una ma­no’ - mi dis­se Mas­si­mo Car­set­ti, e quel­la ma­no è di­ven­ta­ta una par­te pre­pon­de­ran­te del­la mia vi­ta”.

E co­sì da tre fi­gli ora ne hai cir­ca un mi­glia­io.

“Di­cia­mo che ho un gran­de fi­glio che è il Fiumicino – sor­ri­de, ndr. Tut­to ciò è pos­si­bi­le per­ché mia mo­glie mi ha se­gui­to con tut­te le scar­pe. Lei si è ap­pas­sio­na­ta più di me e que­sto mi per­met­te di de­di­car­mi ani­ma e cor­po al Fiumicino. Per­ché la­scia­me­lo di­re, chi fa sport a li­vel­lo di­let­tan­ti­sti­co in Ita­lia è qua­si un eroe: ci si tro­va ad af­fron­ta­re una se­rie in­fi­ni­ta di pro­ble­mi, con il so­lo aiu­to di al­tre per­so­ne che con­di­vi­do­no la stes­sa pas­sio­ne”.

An­che per­ché og­gi una so­cie­tà spor­ti­va è mol­to si­mi­le ad un’im­pre­sa.

“Le so­cie­tà spor­ti­ve van­no ge­sti­te con lo sco­po di ren­der­le au­to­suf­fi­cien­ti. E og­gi il Fiumicino po­treb­be an­da­re avan­ti an­che sen­za di me, gra­zie al­le per­so­ne che ne fan­no par­te. Sen­za di­men­ti­ca­re la so­li­da­rie­tà: se non per­met­tia­mo di gio­ca­re a qual­cu­no che non ha pos­si­bi­li­tà eco­no­mi­che è inu­ti­le fa­re cal­cio. È un me­ri­to del Fiumicino, non del pre­si­den­te. Gra­zie a 600 tes­se­ra­ti e al­le quo­te as­so­cia­ti­ve che ven­go­no cal­co­la­te sul bud­get gli as­so­cia­ti han­no del­le ga­ran­zie: tut­ti i sol­di so­no im­pie­ga­ti per mi­glio­ra­re la strut­tu­ra e l’espe­rien­za spor­ti­va dei ra­gaz­zi.”

Juniores La fe­sta per la con­qui­sta dell’Eli­te ©An­to­nel­lo Por­cu

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