Ome­gle: gli or­chi si na­scon­do­no in chat

SI CHIA­MA OME­GLE E CON LO SLO­GAN “TU E UN ESTRANEO”, PRO­MET­TE CON­VER­SA­ZIO­NI ON­LI­NE ANONIME. TRA I TEENAGERS È UN SUC­CES­SO, MA L’IGNOTO È MOL­TO PRO­BA­BI­LE CHE SIA UN PEDOFILO

GENTE - - Sommario - di Francesco Gironi

Ève­ro che sul­la ho­me-pa­ge non man­ca­no gli av­ver­ti­men­ti. Si ac­cet­ta di “ca­pi­re che il com­por­ta­men­to uma­no è fon­da­men­tal­men­te in­con­trol­la­bi­le, che le per­so­ne che si in­con­tra­no su Ome­gle pos­so­no non com­por­tar­si in mo­do ap­pro­pria­to” e che co­mun­que l’uso è “a pro­prio ri­schio e pe­ri­co­lo”. Inol­tre bi­so­gna di­chia­ra­re di es­se­re mag­gio­ren­ni e che, se mi­no­ren­ni, si è ac­com­pa­gna­ti dai ge­ni­to­ri. Be’, è dif­fi­ci­le im­ma­gi­na­re un ge­ni­to­re al­le spal­le del­la gio­va­ne che ha ini­zia­to a chat­ta­re con Gen­te: al quar­to mes­sag­gio da noi lan­cia­to è pronta a ram­ma­ri­car­si di non po­ter­si sca­te­na­re co­me avreb­be vo­lu­to, cau­sa pre­sen­za del fi­dan­za­to. Ben­ve­nu­ti in Ome­gle, il si­to di mes­sag­gi­sti­ca on­li­ne ora in ci­ma ai fa­vo­ri dei gio­va­ni e che può di­ven­ta­re per lo­ro una trap­po­la in­fer­na­le.

Funziona così: dal tuo com­pu­ter o dal­lo smart­pho­ne en­tri nel si­to, se­le­zio­ni la lin­gua e clic­chi su nuo­va con­ver­sa­zio­ne; di­gi­ti “ciao” e in me­no di un se­con­do qual­cu­no dall’al­tra par­te è pron­to/a a ri­spon­der­ti. Il tut­to ga­ran­ti­to dall’as­so­lu­to ano­ni­ma­to. Così, do­po un ge­ne­ri­co la­men­to sul­la no­ia esti­va, il di­scor­so si spo­sta im­me­dia­ta­men­te sul ses­so. Non sai chi c’è dall’al­tra par­te del­la ta­stie­ra: la con­ver­sa­zio­ne, in­fat­ti, si svol­ge tra “tu” e “sco­no­sciu­to” e lo stes­so slo­gan di Ome­gle è “Tu e un estraneo”. Lo creò nel mar­zo del 2008 il di­ciot­ten­ne sta­tu­ni­ten­se Leif K-Brooks, e fu su­bi­to un suc­ces­so ri­bat­tez­za­to chat rou­let­te.

Il pun­to è che qui è peg­gio di una rou­let­te rus­sa: “l’estraneo”, in­fat­ti, è sem­pre più spes­so un pedofilo. L’ul­ti­mo ca­so è sta­tio re­gi­stra­to a Ve­ro­na, do­ve la Po­li­zia po­sta­le sta in­da­gan­do do­po la de­nun­cia dei ge­ni­to­ri di una tre­di­cen­ne fre­quen­ta­tri­ce del­la chat: «Ave­va co­no­sciu­to delle per­so­ne, par­la­va­no di ve­der­si e di tro­va­re un al­ber­go do­ve fa­re ses­so», ha rac­con­ta­to il pa­pà.

E se non si trat­ta di pedofili, su Ome­gle fi­ni­sco­no ra­gaz­zi­ni im­pe­gna­ti nel sex­ting, lo scam­bio on­li­ne di im­ma­gi­ni in­ti­me, pen­san­do di es­se­re esen­ti da qual­sia­si ri­schio per­ché in quel­le fo­to i lo­ro vol­ti non so­no ri­co­no­sci­bi­li. Se­con­do una ri­cer­ca com­mis­sio­na­ta dal Miur (Mi­ni­ste­ro dell’Istru­zio­ne, dell’Uni­ver­si­tà e del­la Ri­cer­ca) e rea­liz­za­ta dall’Uni­ver­si­tà di Fi­ren­ze e Skuo

la.net, il por­ta­le de­di­ca­to ai più gio­va­ni, più del 10 per cen­to dei tee­na­ger con­fes­sa di con­di­vi­de­re on­li­ne i pro­pri se­gre­ti e so­prat­tut­to fo­to in­ti­me. Il 41,9 per cen­to dei ra­gaz­zi non ci vede nulla di ma­le, così co­me il 16,1 per cen­to si fi­da del­la per­so­na al­la qua­le ha in­via­to il ma­te­ria­le via sms o mms con il te­le­fo­ni­no. Pec­ca­to poi che quel­le stes­se fo­to af­fol­li­no po­co do­po i si­ti pe­do­por­no­gra­fi­ci.

Ome­gle, dal can­to suo, pen­sa di es­se­re al ri­pa­ro da qual­sia­si cri­ti­ca. Se uno dei due uten­ti ri­tie­ne inap­pro­pria­ta la con­ver­sa­zio­ne, in qual­sia­si momento può chiu­der­la con un clic. In un italiano figlio di un tra­dut­to­re au­to­ma­ti­co, leg­gi an­che che “Pre­da­tors so­no sta­ti co­no­sciu­ti per usa­re Ome­gle, quin­di fa­te at­ten­zio­ne”. Co­me se ciò fos­se suf­fi­cien­te a ga­ran­ti­re la si­cu­rez­za. Ve­ro è che gli “in­di­riz­zi te­le­ma­ti­ci" at­tra­ver­so i qua­li ci si con­net­te do­vreb­be­ro re­sta­re nel­la me­mo­ria dei com­pu­ter di Ome­gle per 120 gior­ni e "in­de­fi­ni­ti­va­men­te" se uno dei due uten­ti re­gi­stra sul pro­prio com­pu­ter la con­ver­sa­zio­ne. Ma da qui a iden­ti­fi­ca­re gli or­chi del­la Re­te, di so­li­to astu­ti e sfug­gen­ti, ce ne corre.

BA­STA­NO PO­CHI CLIC Un com­pu­ter o un te­le­fo­ni­no e una con­nes­sio­ne In­ter­net. Poi ba­sta en­tra­re sul si­to di Ome­gle (qui sot­to il lo­go) e ini­zia­re a chat­ta­re con uno sco­no­sciu­to. Ma le con­ver­sa­zio­ni di­ven­ta­no su­bi­to sca­bro­se e si fi­ni­sce con lo scam­biar­si an­che im­ma­gi­ni in­ti­me (fo­to sot­to).

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.