Giu­sti­zia/1 A Reg­gio Emi­lia è scan­da­lo per il pe­do­fi­lo scar­ce­ra­to

IL GIP GIOVANNI GHINI, IN AULA IN MAGLIETTA IN­VE­CE CHE IN TOGA, DISPONE SO­LO L’OB­BLI­GO DI FIR­MA PER IL VIOLENTATORE DI UN TREDICENNE DISABILE. ORA È LUI A FI­NI­RE SOT­TO ACCUSA

GENTE - - Sommario - DI IGOR RUGGERI

IL MINISTRO ORLANDO MANDERÀ I PROPRI ISPETTORI A INDAGARE

V a be­ne es­se­re ga­ran­ti­sti, ma co­sì è trop­po. Giovanni Ghini, 58 anni, giu­di­ce per le in­da­gi­ni pre­li­mi­na­ri a Reg­gio Emi­lia ha pro­vo­ca­to una on­da­ta ge­ne­ra­le di in­di­gna­zio­ne met­ten­do in li­ber­tà un pe­do­fi­lo, reo con­fes­so di aver vio­len­ta­to un tredicenne disabile. Au­to­re dell’odio­so cri­mi­ne è il pa­chi­sta­no Ak­th­tar Na­beel, 21 anni, ri­chie­den­te asi­lo in Ita­lia. Per lui il so­sti­tu­to pro­cu­ra­to­re Ma­ria Ri­ta Pan­ta­ni, che coor­di­na le in­da­gi­ni in at­te­sa del pro­ces­so, ave­va chie­sto la re­clu­sio­ne. Ghini pe­rò ha ri­te­nu­to suf­fi­cien­te di­spor­re per Na­beel sol­tan­to l’ob­bli­go di fir­ma, con di­vie­to di av­vi­ci­na­men­to al­la vit­ti­ma. E ha mo­ti­va­to il prov­ve­di­men­to scri­ven­do che l’in­da­ga­to ha di­mo­stra­to “uno straor­di­na­rio sen­so di au­to­di­sci­pli­na” e che il suo com­por­ta­men­to “ba­sta, an­che senza la pie­nis­si­ma con­fes­sio­ne, a ga­ran­ti­re che le esi­gen­ze cau­te­la­ri pos­sa­no es­se­re sod­di­sfat­te con mi­su­re di­ver­se dal car­ce­re”. Pa­ro­le che han­no ina­spri­to la ri­pro­va­zio­ne una­ni­me nei con­fron­ti del giu­di­ce Ghini.

Il mon­do po­li­ti­co si sca­glia com­pat­to con­tro il ma­gi­stra­to, sia da de­stra che da si­ni­stra. I sin­da­ci del Reg­gia­no lo co­pro­no di cri­ti­che. Il go­ver­na­to­re dell’Emi­lia Ro­ma­gna Stefano Bo­nac­ci­ni, espo­nen­te del Par­ti­to democratico, si di­ce “scon­cer­ta­to” dal­la vi­cen­da. Il le­ghi­sta Mat­teo Sal­vi­ni tuo­na: « Questa non è giu­sti­zia». Ma­ria Ede­ra Spa­do­ni, de­pu­ta­ta del Mo­vi­men­to 5 stel­le, ri­vol­ge al go­ver­no una in­ter­ro­ga­zio­ne par­la­men­ta­re. E il ministro del­la Giu­sti­zia An­drea Orlando manderà i suoi ispettori a Reg­gio Emi­lia.

La rea­zio­ne po­po­la­re sui so­cial net­work è an­co­ra più vee­men­te. Si la­men­ta Monica Ra­nel­luc­ci, 51 anni, av­vo­ca­ta e com­pa­gna di Giovanni Ghini, l’uni­ca a di­fen­der­lo: «È una si­tua­zio­ne inac­cet­ta­bi­le. Ab­bia­mo ri­ce­vu­to in­sul­ti e mi­nac­ce di mor­te, che non si pos­so­no pren­de­re al­la leg­ge­ra. Lui ha so­lo ap­pli­ca­to la leg­ge». In real­tà nien­te ob­bli­ga­va Ghini dal pun­to di vi­sta giu­ri­di­co a evi­ta­re la car­ce­ra­zio­ne del pe­do­fi­lo. È sta­ta una de­ci­sio­ne pre­sa in au­to­no­mia, con­tro cui la Pan­ta­ni ri­cor­re­rà pres­so il tri­bu­na­le del rie­sa­me.

Il pa­chi­sta­no ha vio­len­ta­to un gio­va- nis­si­mo con­na­zio­na­le at­ti­ran­do­lo in una zo­na iso­la­ta di cam­pa­gna nel Reg­gia­no. A ca­sa il ra­gaz­zi­no ha ri­fe­ri­to tut­to ai ge­ni­to­ri, che han­no af­fron­ta­to di per­so­na il pe­do­fi­lo. Na­beel ha aper­to la sua con­fes­sio­ne rim­pro­ve­ran­do la vit­ti­ma: «Ti ave­vo det­to di non di­re nien­te». Poi ha ag­giun­to che il bam­bi­no era con­sen­zien­te. Il pe­do­fi­lo è fi­ni­to agli ar­re­sti do­mi­ci­lia­ri, ma il suo pa­dro­ne di ca­sa lo ha but­ta­to fuo­ri. Si era tro­va­ta un’al­tra di­mo­ra di­spo­sta ad ac­co­glier­lo, ma vi abi­ta­no dei mi­no­ri ed è sta­ta scar­ta­ta. Il gip quin­di ave­va so­lo due scel­te per Na­beel: la pri­gio­ne o la li­ber­tà. Ma Ghini, pur non po­ten­do or­di­na­re i do­mi­ci­lia­ri, ha op­ta­to per la se­con­da.

Ora è nel­la bu­fe­ra, an­che per aver in­dos­sa­to in aula una T-shirt ros­sa men­tre in­ter­ro­ga­va Na­beel an­zi­ché la toga re­go­la­men­ta­re da giu­di­ce. Mol­ti han­no vi­sto in questa man­can­za la con­fer­ma dell’ina­de­gua­tez­za di Ghini al suo delicato ruo­lo. “La maglietta è in­to­na­ta al giu­di­zio”, scri­ve per esem­pio su Fa­ce­book Giorgio Be­na­glia, ex sin­da­co di Gua­stal­la. «Il pro­ce­di­men­to non è chiu­so», di­chia­ra Cristina Be­ret­ti, pre­si­den­te vi­ca­ria del Tri­bu­na­le di Reg­gio Emi­lia, pro­van­do a cor­re­re ai ripari. Ve­ro, è an­co­ra aper­to, ma cer­to non po­te­va ini­zia­re peg­gio.

IN UDIENZA COME AL BAR Reg­gio Emi­lia. Giovanni Ghini, 58 anni, con la T-shirt ros­sa, in­ter­ro­ga Ak­th­tar Na­beel, 21, pa­chi­sta­no, se­du­to di spal­le, reo con­fes­so di aver stu­pra­to un con­na­zio­na­le di 13 anni.

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