A 91 anni si è spen­to Jer­ry Lewis, fe­ce ri­de­re tut­ti fuor­ché fi­gli e ami­ci

LO RICORDEREMO PER LE SMORFIE DA “PIC­CHIA­TEL­LO”. NEL­LA VI­TA RI­MA­SE PE­RÒ FA­MO­SA LA ROT­TU­RA CON DEAN MAR­TIN. E CON I SEI EREDI EB­BE UN RAPPORTO BURRASCOSO

GENTE - - Sommario - DI ROBERTA SPADOTTO

Ri­cor­da­re Jer­ry Lewis, il gran­de at­to­re co­mi­co scom­par­so il 20 ago­sto all’età di 91 anni, vuo­le di­re rie­vo­ca­re quel­le cen­ti­na­ia di sket­ch esi­la­ran­ti, smorfie e tra­ve­sti­men­ti che gli han­no fat­to gua­da­gna­re il so­pran­no­me di “pic­chia­tel­lo”. E che lo han­no re­so un mae­stro in­di­scus­so del­la co­mi­ci­tà. Ma die­tro le ri­sa­te e l’enor­me suc­ces­so per cui ver­rà ri­cor­da­to, c’era an­che un uo­mo com­ples­so, spes­so astio­so, te­star­do fi­no al­la ris­so­si­tà, con una vi­ta in­tes­su­ta da cla­mo­ro­se e do­lo­ro­se rot­tu­re con ami­ci e fa­mi­lia­ri.

Clas­se 1926, ul­ti­mo di set­te fra­tel­li e fi­glio d’ar­te (i ge­ni­to­ri, Da­niel e Rae, due im­mi­gra­ti rus­si di ori­gi­ne ebrai­ca, era­no at­to­ri di com­me­die), Jo­se­ph Le­vit­ch, que­sto il ve­ro no­me, tra­scor­se la vi­ta a per­fe­zio­na­re e li­ma­re la sua ar­te e il suo ta­len­to. Fin da­gli esor­di il suo obiet­ti­vo era di­ven­ta­re il nuo­vo Char­lie Cha­plin. Era, come mol­ti co­mi­ci, un uo­mo in­si­cu­ro e bi­so­gno­so di con­fer­me. Lo sa­pe­va be­ne Dean Mar­tin, no­me d’ar­te di Di­no Cro­cet­ti (1917-1995) con cui for­mò una del­le cop­pie del­lo spettacolo più fa­mo­se di sem­pre. I due si era­no co­no­sciu­ti nel 1946: l’ab­bi­na­men­to del giovane ita­lia­no vi­ri­le e sciu­pa­fem­mi­ne con l’im­bra­na­to ra­gaz­zo­ne senza fa­sci­no e ti­mo­ro­so del­le don­ne fu su­bi­to esplo­si­vo. Per die­ci anni, fi­no al 1956, i due gi­ra­ro­no 16 film in­sie­me ( La mia ami­ca

per ci­tar­ne al­cu­ni): sban­ca­ro­no i bot­te­ghi­ni e di­ven­ta­ro­no mi­lio­na­ri. Jer­ry e Dean era­no gran­di ami­ci e le bat­tu­te ve­ni­va­no lo­ro na­tu­ra­li, im­prov­vi­sa­te. Era tal­men­te for­te la lo­ro in­te­sa che nel lo­ro en­tou­ra­ge era cir­co­la­ta la vo­ce che fos­se­ro ad­di­rit­tu­ra aman­ti, seb­be­ne en­tram­bi amas­se­ro le don­ne e sa­pes­se­ro ap­pro­fit­ta­re con di­sin­vol­tu­ra del gran­de se­gui­to di bel­le fan (ben­ché, in que­gli anni, Lewis fos­se spo­sa­to con la pri­ma mo­glie, Pat­ti Pal­mer, e pa­dre di sei fi­gli). Ep­pu­re, a un cer­to pun­to la rot­tu­ra, se­gui­ta a me­si di li­ti e in­com­pren­sio­ni, fu ine­vi­ta­bi­le. Qual­cu­no ha per­si­no ipo­tiz­za­to che il mo­ti­vo fos­se una sto­ria tra Mar­tin e la mo­glie di Lewis. In real­tà pa­re che il suc­ces­so aves­se da­to al­la te­sta a Jer­ry, ren­den­do­lo fre­ne­ti­co, os­ses­si­vo, am­bi­zio­so. Lo schi­vo Mar­tin com­men­tò ci­ni­ca­men­te: «A un cer­to pun­to ha det­to a se stes­so. “So­no straor­di­na­rio come Char­lie Cha­plin”. E da CON SANDRA IL SE­CON­DO “SÌ” Jer­ry Lewis nel 1983 spo­sa in se­con­de nozze Sandra Pit­nick, oggi 66 anni. Con la pri­ma mo­glie Pat­ti Pal­mer, con cui era sta­to spo­sa­to per 36 anni, il di­vor­zio fu mol­to dif­fi­ci­le. al­lo­ra nes­su­no po­te­va dir­gli nul­la, lui sa­pe­va tut­to». Per vent’anni i due co­mu­ni­ca­ro­no so­lo tra­mi­te av­vo­ca­ti. Mol­ti anni dopo, nel 2006, Lewis ha rac­con­ta­to la sto­ria di quell’ami­ci­zia spe­cia­le nel li­bro Dean e me

(una sto­ria d’amo­re), do­ve si ri­con­ci­lia con il pas­sa­to fa­cen­do an­che au­to­cri­ti­ca. «Sta­vo per­den­do il mio mi­glior ami­co e non sa­pe­vo per­ché», scris­se rac­con­tan­do dell’ul­ti­ma esi­bi­zio­ne in­sie­me. «Dean e io sa­pe­va­mo che do­ve­va­mo ap­pro­priar­ci del­le nostre vi­te e che la­vo­ra­re in­sie­me non fun­zio­na­va più».

A rap­pa­ci­fi­car­li riu­scì l’ami­co co­mu­ne Frank Si­na­tra. Era il 1976 e Jer­ry Lewis sta­va con­du­cen­do una se­ra­ta Te­le­thon, la ma­ra­to­na te­le­vi­si­va per fi­nan­zia­re la di­stro­fia mu­sco­la­re di cui il co­mi­co fu per de­cen­ni un te­na­ce so­ste­ni­to­re riu­scen­do a raccogliere ne­gli anni be­ne due mi­liar­di di dol­la­ri. Si­na­tra era l’ospi­te d’ono­re quel­la se­ra e, dopo es­ser­si esi­bi­to, chia­mò a sor­pre­sa sul pal­co un ami­co spe­cia­le, Dean Mar­tin. Fu co­sì che, da­van­ti a milioni di te­le­spet­ta­to­ri in de­li­rio, la cop­pia si riab­brac­ciò met­ten­do fi­ne a vent’anni di si­len­zi e ran­co­ri.

Non fu­ro­no al­tret­tan­to buo­ni i rap­por­ti con i sei fi­gli ma­schi na­ti dal pri­mo ma­tri­mo­nio (Jer­ry Lewis adot­tò con la se­con­da mo­glie Sandra Pit­nick una bambina nel 1992, Da­niel­le, con cui pa­re fos­se più af­fet­tuo­so). Jo­se­ph, in par­ti­co­la­re, ac­cu­sò il pa­dre di aver abu­sa­to psi­co­lo­gi­ca­men­te e fi­si­ca­men­te di tut­ti lo­ro da bam­bi­ni. Un’ester­na­zio­ne che Lewis non gli per­do­nò, tan­to che lo di­se­re­de­rà. Quan­do Jo­se­ph mo­rì di over­do­se a 45 anni, nel 2009, il fra­tel­lo mag­gio­re, il can­tan­te pop Ga­ry Lewis, non fu cer­to mor­bi­do ver­so il ge­ni­to­re. «Jo­se­ph è mor­to di cre­pa­cuo­re», dis­se. «Mio pa­dre è una per­so­na me­dio­cre e cat­ti­va, pen­sa di più al­la sua car­rie­ra che al­la sua fa­mi­glia». Fu­ro­no an­che i tanti pro­ble­mi di salute a in­du­ri­re il co­mi­co: Lewis ave­va avu­to tre in­far­ti e un can­cro al­la pro­sta­ta. Era sopravvissuto a una me­nin­gi­te che gli ave­va la­scia­to come stra­sci­co una pro­fon­da de­pres­sio­ne. Sof­fri­va di fi­bro­si pol­mo­na­re ma fi­no a 80 anni non ri­nun­ciò ai quo­ti­dia­ni 4 pac­chet­ti di si­ga­ret­te.

Oggi lo si ricorda per la sua ge­nia­li­tà an­che al­la re­gia e per es­se­re sta­to un mae­stro per ta­len­ti come Ste­ven Spiel­berg che lo eb­be come in­se­gnan­te all’uni­ver­si­tà o come il no­stro Adria­no Ce­len­ta­no che iniziò la car­rie­ra imi­tan­do­lo. Ma so­no tanti an­che co­lo­ro che non di­men­ti­ca­no le sue po­si­zio­ni an­ti-pro­fu­ghi, le sue bat­tu­tac­ce sul­le don­ne o sui gay. Per una del­le sue usci­te non po­li­ti­ca­men­te cor­ret­te fu esclu­so dal Te­le­thon an­nua­le nel 2011. Da al­lo­ra il suo sor­ri­so si spen­se. Ri­vi­vrà nel­la me­mo­ria.

VO­LE­VA ES­SE­RE COME CHA­PLIN Un’im­ma­gi­ne re­cen­te di Jer­ry Lewis. Fi­glio d’ar­te, ave­va ini­zia­to a re­ci­ta­re a so­li 5 anni. Il suo so­gno era di­ven­ta­re il nuo­vo Char­lie Cha­plin.

L’UL­TI­MO FILM POI IL LITIGIO Una sce­na di Hol­ly­wood o mor­te! (1956), l’ul­ti­mo film di Jer­ry Lewis con Dean Mar­tin (1917-1995) in cui re­ci­tò an­che Ani­ta Ek­berg (1931-2015). Pro­prio in quell’an­no Dean e Jer­ry li­ti­ga­ro­no. Lewis fa­rà au­to­cri­ti­ca 50 anni dopo.

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