Pa­riet­ti: «Per gli uo­mi­ni so­no una ti­gre»

TUT­TO INIZIÒ A SCUOLA: «MI CHIAMAVANO CERBIATTA PER IL FISICO SNELLO. ORA HO CAMBIATO ANI­MA­LE: SO­NO LA TI­GRE». EC­CO PER­CHÉ NON HA MAI SMESSO DI INCANTARE

GENTE - - Sommario - DI SABRINA BONALUMI

T u sei un mo­nu­men­to na­zio­na­le. Quin­di, se ti vie­ne vo­glia di fa­re un re­stau­ro de­vi chie­de­re il per­mes­so al­le Bel­le Ar­ti. Me lo ri­pe­te sem­pre Vit­to­rio Sgar­bi, fa­cen­do­mi mol­to ri­de­re e lu­sin­gan­do la mia va­ni­tà. Mi pia­ce pia­ce­re, che ma­le c’è? Ciò non to­glie che in tut­ti que­sti anni di car­rie­ra cre­do di aver di­mo­stra­to di pos­se­de­re ben al­tro, non so­lo un bell’in­vo­lu­cro: ca­rat­te­re, leal­tà, co­rag­gio, de­ter­mi­na­zio­ne. È da 40 anni che fac­cio Tv e da 35 mi di­co­no che so­no fi­ni­ta, che so­no sul via­le del tra­mon­to. Se non aves­si avu­to una per­so­na­li­tà for­te pen­si che sa­rei sopravvissuta?». Alba Pa­riet­ti è in for­ma. Ha la vo­ce squil­lan­te e par­la spe­di­ta men­tre sta la­scian­do una spiag­gia as­so­la­ta di Ibi­za.

Gli « Ho­la, guapa » (ciao, bel­lis­si­ma) che in­ter­rom­po­no la no­stra chiac­chie­ra­ta so­no più del­la di­ta di una ma­no. Lei ri­spon­de a tut­ti. E gon­go­la an­che un po’. «Sin da bambina mi pia­ce­va sta­re al cen­tro dell’at­ten­zio­ne, for­se per com­pen­sa­re la mia in­si­cu­rez­za: ero ma­gris­si­ma, co­sì tan­to da es­ser­ne com­ples­sa­ta, ave­vo mol­te len­tig­gi­ni, lun­ghi ca­pel­li ar­ruf­fa­ti, mi com­por­ta­vo come un ma­schiac­cio. Non mi guar­da­vo mai allo spec­chio con oc­chi obiettivi, ma sem­pre mol­to cri­ti­ci. Al­le me­die ho ini­zia­to a ca­pi­re che i ra­gaz­zi­ni mi guar­da­va­no con sguar­di so­gnan­ti, ma io ero di­spo­ti­ca e re­spin­ge­vo ogni for­ma di cor­teg­gia­men­to. Mi chiamavano la cerbiatta, per via del fisico af­fu­so­la­to e lo sguar­do da Bam­bi. Ero ag­gra­zia­ta. Ora, mi chia­ma­no la ti­gre. Ho cambiato ani­ma­le...», scop­pia a ri­de­re men­tre si si­ste­ma il co­stu­me che esal­ta una si­lhouet­te da far in­vi­dia a una ven­ten­ne.

Il tem­po per lei sem­bra es­ser­si fer­ma­to a quan­do, ne­gli anni No­van­ta, un au­to­re­vo­le gior­na­li­sta del pe­rio­di­co ame­ri­ca­no

New Yor­ker, du­ran­te la Mo­stra del ci­ne­ma di Ve­ne­zia, ri­ma­se fol­go­ra­to da lei che en­tra­va a una fe­sta a Pa­laz­zo Vol­pi zep­pa di at­to­ri e at­tri­ci hol­ly­woo­dia­ni. E per ce­le-

le fe­ce una sor­pre­sa da in­cor­ni­cia­re: un’in­te­ra pa­gi­na in cui la de­fi­ni­va una del­le don­ne più bel­le del mon­do. «In­dos­sa­vo un tail­leur con gon­na, a scac­chi bian­co e blu, di Gianni Ver­sa­ce. Tut­ti i suoi ca­pi li in­dos­so an­co­ra: por­tar­li me lo fa ri­cor­da­re. Era un ami­co e un mae­stro ge­nia­le. Per for­tu­na rie­sco an­co­ra a met­ter­li, no­no­stan­te io sia ce­le­bre per il mio ap­pe­ti­to: man­gio come un di­no­sau­ro».

Alba ri­de, poi cam­bia vo­ce, si fa più pa­ca­ta. Sag­gia. Ri­flet­te su­gli anni che pas­sa­no. «A vol­te pen­so che in­vec­chia­re mi spa­ven­ti un po’, ma an­che mi in­cu­rio­si­sca per­ché ob­bli­ga a evol ve rs i . Cer­co di af­fron­ta­re il tem­po che pas­sa con la con­sa­pe­vo­lez­za che col­ti­va­re i va­lo­ri in­te­rio­ri, la spi­ri­tua­li­tà, la cul­tu­ra e le ami­ci­zie sia il mo­do mi­glio­re per con­ti­nua­re a so­gna­re».

Alba sta tra­scor­ren­do le va­can­ze a Ibi­za con un grup­po di ami­ci. Nes­sun ami­co par­ti­co­la­re, pe­rò, no­no­stan­te i cor­teg­gia­to­ri non le man­chi­no di cer­to. «So­no li­be­ra, ma non cer­co un fi­dan­za­to a tut­ti i co­sti. Per in­na­mo­rar­mi, ho bi­so­gno di emo­zio­nar­mi, al­tri­men­ti me ne sto con i miei ami­ci - ami­ci ve­ri - con i qua­li mi di­ver­to e che mi vi­zia­no come se fos­si una bambina». E la fan­no tor­na­re un po’ in­die­tro nel tem­po, a quan­do, con quel­le gam­be chi­lo­me­tri­che la­scia­te sci­vo­la­re lun­go lo sga­bel­lo di Ga­la­gol, ha fat­to in­na­mo­ra­re tut­ti, gran­di e pic­ci­ni. «Sai che ca­pi­ta an­che ora? Dopo l’espe­rien­za di Bal­lan­do con le stel­le ab­brac­cio tut­te le ge­ne­ra­zio­ni. Mi in­con­tra­no per stra­da e tut­ti vo­glio­no fa­re le fo­to con me, dal ra­gaz­zi­no di 12 anni al non­no di 90. Ma quel­lo

«GLI ANNI SCORRONO, CRESCE LA PAU­RA. MA AN­CHE LA CURIOSTÀ»

«UN GIOR­NO VASCO ROSSI MI DIS­SE: ALBACHIARA L’HO SCRITTA PER TE»

che mi pia­ce di più è che le mie pri­me so­ste­ni­tri­ci so­no le don­ne».

Non so­lo come am­mi­ra­tri­ci del­le sue ge­sta in Tv: ad Alba le avan­ces fem­mi­ni­li non le so­no man­ca­te. «Ho avu­to va­rie cor­teg­gia­tri­ci e ne so­no an­che ri­ma­sta am­ma­lia­ta. Il fa­sci­no non ha ses­so per me». Ci so­no poi le si­gno­re che l’ado­ra­no e che la con­si­de­ra­no, in so­stan­za, un’ami­ca. « Sì, per­ché mi ve­do­no come una com­bat­ten­te, una che di­ce le co­se che pen­sa senza usare ipo­cri­sie e mez­zuc­ci. Ci met­to la fac­cia, gio­co sul­la mia pel­le, rischio di far­mi ma­le. Ho il co­rag­gio e la for­za di as­su­mer­mi le mie re­spon­sa­bi­li­tà», rac­con­ta. E poi con­fi­da: «Il com­pli­men­to più bel­lo ri­ce­vu­to dal­le don­ne è che ho tol­to lo­ro la pau­ra di in­vec­chia­re».

E gli uo­mi­ni? Le lu­sin­ghe e le de­di­che le so­no sem­pre ar­ri­va­te da no­mi ce­le­bri. «Una vol­ta Vasco Rossi mi chia­mò die­ci vol­te in una se­ra. Era­va­mo ami­ci, pe­rò, non c’è mai sta­ta sto­ria tra noi. Mi chia­ma­va e ac­cen­na­va con la chi­tar­ra un pez­zo che, lui di­ce­va, sta­va com­po­nen­do per me. Vai a cre­de­re a Vasco... A me sem­bra pro­prio che fos­se Quan­ti anni hai. “Lo pos- so di­re in gi­ro?, gli chie­si. E lui mi ri­spo­se: “Se vuoi ti au­to­riz­zo a di­re che Albachiara l’ho scritta per te”. Nic­co­lò Am­man­ni­ti mi ha de­di­ca­to Alba tra­gi­ca, uno dei 16 racconto con­te­nu­ti ne Il mo­men­to è delicato, del 2012. Mi­lo Ma­na­ra mi ha det­to che gli ho ispi­ra­to Mie­le, uno dei suoi per­so­nag­gi più fa­mo­si», sve­la fie­ra la con­dut­tri­ce, poi ag­giun­ge: «Ma il com­pli­men­to più bel­lo che ho ri­ce­vu­to da un uo­mo è che nel be­ne e nel ma­le so­no in­di­men­ti­ca­bi­le. È una de­di­ca di Cri­stia­no De An­dré che, du­ran­te un suo con­cer­to, mi dis­se che so­no l’uni­ca donna a es­se­re sta­ta di­vo­ra­ta da un an­ge­lo».

In­di­men­ti­ca­bi­le Alba, ma in­di­men­ti­ca­bi­li so­no an­che i suoi amo­ri, mol­to spes­so fi­ni­ti sul­le co­per­ti­ne di tut­to il mon­do. «Quan­do ero giovane cer­ca­vo un uo­mo che mi pro­teg­ges­se e che aves­se qual­co­sa da in­se­gnar­mi. Vo­le­vo for­te­men­te una fa­mi­glia, un fi­glio e co­sì è sta- to. Poi, pe­rò, è fi­ni­ta la mia sto­ria con Fran­co Op­pi­ni. E non ho più ten­ta­to di fa­re fa­mi­glia, for­se per­ché mi ero spo­sa­ta trop­po giovane, ave­vo ap­pe­na 19 anni. Ho cer­ca­to al­tro, mi so­no con­ces­sa il lus­so di fre­quen­ta­re uo­mi­ni mol­to in­tel­li­gen­ti ma an­che com­ples­si, con i qua­li i rap­por­ti so­no di­ven­ta­ti gran­di pas­sio­ni ma pu­re gran­di sfi­de. Ma mi so­no pro­prio di­ver­ti­ta». Alba ini­zia a ri­cor­da­re... « Cri­stia­no De An­dré, l’im­pren­di­to­re Mau­ri­zio Sal­va­do­ri, il filosofo Stefano Bo­na­ga: tut­ti fuo­ri­clas­se, tut­te per­so­na­li­tà bel­le com­pli­ca­te, pe­rò». Poi Jo­dy Ven­der, il fi­nan­zie­re, e an­co­ra il prin­ci­pe Giu­sep­pe Lan­za di Sca­lea. «Edu­ca­zio­ne, clas­se, sa­voir vi­vre, un leg­ge­rez­za mi­sta a una pro­fon­di­tà uni­ca: per que­sto Giu­sep­pe re­sta tutt’oggi il mio mi­glio­re ami­co. Jo­dy fan­ta­sio­so, in­tel­li­gen­te, vi­va­ce. Ti stu­pi­rò, ma il bel­lis­si­mo Ch­ri­sto­pher Lam­bert era il più sem­pli­ce di tut­ti. Non ho mai cer­ca­to la si­cu­rez­za e il po­te­re ne­gli uo­mi­ni. Sem­mai l’in­tri­go, an­che a co­sto di sof­fri­re. Quan­do il do­lo­re in amo­re di­ven­ta di­ver­ten­te è ve­ra­men­te una dro­ga».

“GUAPA” BOLLENTE Ibi­za (Spa­gna). Alba Pa­riet­ti, 56 anni, si rin­fre­sca con una doc­cia in spiag­gia dopo aver fat­to il ba­gno (a de­stra). Il co­stu­me in­te­ro con oblò ma­li­zio­so sull’om­be­li­co non ce­la il fisico sem­pre stu­pe­fa­cen­te. Ep­pu­re Alba è sin­gle. «Non de­vo fi­dan­zar­mi per for­za», di­ce. «Se non mi in­na­mo­ro, me­glio an­da­re in fe­rie con gli ami­ci che mi vi­zia­no come una bambina».

LA AMMIRANO RA­GAZ­ZI E NON­NI Alba si asciu­ga e poi, rac­col­to il te­lo da ma­re e in­for­ca­ti gli oc­chia­li da so­le, ab­ban­do­na la spiag­gia. «Dopo Bal­lan­do con le stel­le ho fan di tut­te le età: dal ra­gaz­zi­no di 12 anni al non­no di 90», rac­con­ta.

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