La psi­co­lo­ga. Ita­lia­ni po­po­lo fe­li­ce

Pen­sa­va­mo che la cri­si (in par­te su­pe­ra­ta) aves­se in­tac­ca­to la se­re­ni­tà del Pae­se. In­ve­ce un son­dag­gio ci di­ce che sia­mo più po­ve­ri, ma che nel­la vi­ta con­ta­no mol­to di più salute, fa­mi­glia e ami­ci­zie

GENTE - - Sommario - DI E. CORBELLA E G.SCHELOTTO

Si è af­fer­ma­ta da qual­che an­no in me­teo­ro­lo­gia la ten­den­za a di­stin­gue­re fra tem­pe­ra­tu­re rea­li e tem­pe­ra­tu­re “per­ce­pi­te”. Si ri­co­no­sce cioè la pos­si­bi­li­tà che, a li­vel­lo in­di­vi­dua­le, il cal­do o il fred­do sia­no “mi­su­ra­ti” da una sor­ta di ter­mo­me­tro in­ter­no il qua­le se­gna, in ge­ne­re, va­lo­ri di­ver­si da quel­li uf­fi­cia­li: più cal­do d’esta­te, più fred­do d’in­ver­no. Po­co im­por­ta che il da­to og­get­ti­vo sia, per esem­pio, di 35 gra­di; mol­te per­so­ne di gra­di ne sen­to­no 40. Ho pen­sa­to a que­sto quan­do ho let­to che, se­con­do un son­dag­gio, ot­to ita­lia­ni su die­ci “sen­to­no” di es­se­re fe­li­ci. Ep­pu­re si rac­con­ta da anni che la cri­si ha se­gna­to gra­ve­men­te le si­cu­rez­ze in­di­vi­dua­li e col­let­ti­ve e che le per­so­ne si mi­su­ra­no gior­no dopo gior­no con dif­fi­col­tà di ogni ge­ne­re. In­ve­ce questa ri­cer­ca ci ri­ve­la che, pro­prio come il fred­do e il cal­do, l’idea di fe­li­ci­tà si reg­ge più sul sen­ti­re sog­get­ti­vo che sul­le pre­sun­te va­lu­ta­zio­ni sta­ti­sti­che. For­se nel gran par­la­re di cri­si e di­sa­gi, di cer­to rea­li, ci si era di­men­ti­ca­ti di por­re la sem­pli­ce do­man­da: «Sie­te fe­li­ci?». E quan­do a qual­cu­no è ve­nu­to in men­te di far­lo, la ri­spo­sta è sta­ta al tem­po stes­so una sor­pre­sa e una le­zio­ne. Una le­zio­ne per­ché, con le lo­ro inat­te­se risposte, gli ita­lia­ni, o al­me­no l’80 per cen­to di lo­ro, han­no ri­de­fi­ni­to le con­di­zio­ni dell’es­se­re fe­li­ci ri­met­ten­do mol­te co­se al lo­ro po­sto. Per co­min­cia­re han­no am­mes­so che le lo­ro con­di­zio­ni eco­no­mi­che so­no più mo­de­ste ri­spet­to a un re­cen­te pas­sa­to, ma han­no an­che sta­bi­li­to che la lo­ro fe­li­ci­tà è, per ades­so, scar­sa- men­te con­di­zio­na­ta dal­le ri­dot­te di­spo­ni­bi­li­tà di de­na­ro. Le con­di­zio­ni più ci­ta­te come in­gre­dien­ti del­la fe­li­ci­tà so­no la salute fi­si­ca e men­ta­le, una fa­mi­glia ar­mo­nio­sa e se­re­na, buo­ni ami­ci e buo­ne re­la­zio­ni. L’amo­re? Sì, cer­to, ma so­lo al se­sto po­sto, dopo il rag­giun­gi­men­to di un più ge­ne­ra­le equi­li­brio psi­co-so­cia­le. Per non par­la­re dei soldi che oc­cu­pa­no un po­sto an­co­ra più bas­so. A ben guar­da­re le lo­ro risposte, gli ita­lia­ni van­no mol­to al di là de­gli ste­reo­ti­pi che col­le­ga­no la fe­li­ci­tà al pos­ses­so di be­ni im­por­tan­ti o ri­te­nu­ti ta­li, di suc­ces­si, di car­rie­ra, di re­la­zio­ni di più o me­no al­to li­vel­lo. È bel­lo de­si­de­ra­re e rag­giun­ge­re tra­guar­di si­mi­li, ma il ve­ro be­nes­se­re vie­ne pri­ma e i ri­sul­ta­ti sa­ran­no tan­to più bril­lan­ti quan­to più sa­ran­no co­strui­ti sul­la fe­li­ci­tà per­ce­pi­ta, in­ve­ce che su quel­la det­ta­ta dal­le mo­de.

GIAN­NA SCHELOTTO

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