UN AS­SAS­SI­NO PUÒ PRE­TEN­DE­RE LA RI­MO­ZIO­NE DEL PRO­PRIO NO­ME DA IN­TER­NET?

GENTE - - LA GENTE DOMANDA GENTE RISPONDE -

Un uo­mo con­dan­na­to per aver uc­ci­so la fi­dan­za­ta 5 an­ni fa chie­de di av­va­ler­si del di­rit­to all’oblio. In co­sa con­si­ste?

Quan­do si par­la di di­rit­to all’oblio si al­lu­de al­la for­ma di tu­te­la che pre­ve­de la non pub­bli­ca­zio­ne di un con­te­nu­to “pre­ce­den­te” che si ri­tie­ne le­si­vo del­la re­pu­ta­zio­ne di un sog­get­to. Il di­scri­mi­ne per de­ci­de­re qua­le con­te­nu­to va eli­mi­na­to è la ri­le­van­za pub­bli­ca del fat­to e dei sog­get­ti coin­vol­ti. Il tem­po pas­sa­to dall’ ac­ca­di­men­to dei fat­ti ov­via­men­te ha un pe­so, ma co­me è fa­ci­le in­tui­re in as­sen­za di li­mi­ti pre­ci­si e co­di­fi­ca­ti, co­me san­ci­to dall’as­sem­blea dei Ga­ran­ti per la pri­va­cy eu­ro­pei che si so­no riu­ni­ti per crea­re una li­nea gui­da, la nor­ma ha gran­de di­scre­zio­na­li­tà di ap­pli­ca­zio­ne. Si trat­ta del bi­lan­cia­men­to di due di­rit­ti fon­da­men­ta­li: la li­ber­tà di in­for­ma­zio­ne e la ne­ces­si­tà di non crea­re dan­ni ec­ces­si­vi e ul­te­rio­ri al­la per­so­na coin­vol­ta. In que­sto ca­so spe­ci­fi­co, è cam­bia­ta la fat­ti­spe­cie di rea­to vi­sto che l’omi­ci­dio è sta­to de­ru­bri­ca­to da vo­lon­ta­rio a pre­te­rin­ten­zio­na­le. Il sog­get­to ha dun­que la fa­col­tà di chie­de­re che que­sta cir­co­stan­za ven­ga mo­di­fi­ca­ta ne­gli ar­ti­co­li che lo ri­guar­da­no se­con­do il prin­ci­pio di esat­tez­za. La ri­mo­zio­ne del no­me e del­la sua sto­ria in to­to pe­rò sa­rà dif­fi­ci­le an­che in vir­tù dei po­chi an­ni tra­scor­si dal fat­to.

Ri­spon­de MARCO BASSINI do­cen­te di Di­rit­to dell’in­for­ma­zio­ne Uni­ver­si­tà Boc­co­ni - Mi­la­no

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