Un im­pren­di­to­re di Biel­la gi­ra il mon­do a cac­cia di ri­so

DALL’ORIEN­TE ALL’AFRI­CA, DALL’ISO­LA DI GUAM AL­LA GROENLANDIA, AL­BER­TO GI­ROT­TI DA BIEL­LA HA RAC­COL­TO OL­TRE 4 MI­LA RI­CET­TE: «PER­SI­NO TRA I GHIACCI HO TRO­VA­TO DEI CHIC­CHI SPE­CIA­LI»

GENTE - - SOMMARIO - DI ALES­SAN­DRA GA­VAZ­ZI

L’Estre­mo Orien­te pri­ma che le aper­tu­re al ca­pi­ta­li­smo lo ren­des­se­ro un po’ me­no estre­mo. Le Ame­ri­che in lun­go e in largo, dal­la New York ram­pan­te de­gli An­ni 70 al Ca­na­da dei ghiacci, fi­no al sud di Pun­ta Are­nas, lem­bo fi­na­le del Ci­le. E poi l’Afri­ca ne­ra e l’Iraq di Sad­dam, la Si­ria e l’Af­gha­ni­stan, l’Au­stra­lia e l’iso­la di Guam. «L’Eu­ro­pa dia­mo­la per scon­ta­ta: co­no­sco Fran­cia e Spa­gna stra­da per stra­da per­ché le gi­ra­vo in mac­chi­na». Pro­va­te a im­ma­gi­na­re un Pae­se del mon­do: Al­ber­to Gi­rot­ti pro­ba­bil­men­te c’è sta­to, ci ha la­vo­ra­to, ma­ga­ri ci vis­su­to, sep­pur bre­ve­men­te. Si­cu­ra­men­te ci ha man­gia­to. Co­sa? Ri­so. «L’ho tro­va­to a ogni la­ti­tu­di­ne e mi ha sal­va­to sem­pre pran­zo e ce­na. Co­sì, pian pia­no, mi so­no in­cu­rio­si­to e ho ini­zia­to a rac­co­glie­re ri­cet­te».

Il frut­to di que­sto plu­ri­de­cen­na­le la­vo­ro di sca­vo tra le tra­di­zio­ni cu­li­na­rie del mon­do è rac­chiu­so nel li­bro 3.000 chic­chi

di ri­so (in usci­ta per Ali­ber­ti). Due­cen­to­die­ci ri­cet­te che toc­ca­no tut­ti i con­ti­nen­ti, con per­le e cu­rio­si­tà rac­col­te dal viag­gia­to­re e buongustaio Gi­rot­ti in qua­si qua­rant’an­ni vis­su­ti con la va­li­gia in ma­no. Na­to nel 1952 a Tol­le­gno, 2.655 ani­me in pro­vin­cia di Biel­la, spo­sa­to con Alessia, pa­pà di due fi- glie, di me­stie­re, in real­tà, ha fat­to tutt’al­tro. «Ho ini­zia­to com­mer­cian­do ab­bi­glia­men­to spor­ti­vo, poi or­ga­niz­zan­do re­ti di ven­di­ta di tes­si­li per gran­di mar­chi di mo­da. È co­sì che so­no ar­ri­va­to in Ci­na la pri­ma vol­ta: al­la ri­cer­ca di li­no pre­gia­to e a bas­so co­sto». L’epo­pea di Al­ber­to ini­zia a me­tà de­gli An­ni 70 con un im­pie­go di sei me­si a New York. Poi ar­ri­va l’Orien­te. E, di co­no­scen­za in co­no­scen­za, di ami­ci­zia in ami­ci­zia, il re­sto. An­che a ta­vo­la. «Il ri­so è il mio piat­to pre­fe­ri­to, an­che per­ché in Pie­mon­te è da sem­pre più dif­fu­so del­la pa­sta. Ri­cor­do che da bam­bi­no mia mam­ma lo pre­pa­ra­va spes­so con il mi­dol­lo».

Sco­pri­re che quel ce­rea­le “ca­sa­lin­go” era co­sì co­mu­ne an­che a cen­ti­na­ia di chi­lo­me­tri fu qua­si uno choc. «L’ho tro­va­to nei po­sti più im­pen­sa­bi­li. Pen­si che nell’iso­la di Guam, nel Pa­ci­fi­co, cin­que ore e mez­za di ae­reo da Seul, si sal­ta il ri­so ros­so con le ver­du­re se­con­do una ri­cet­ta del­la co­mu­ni­tà fi­lip­pi­na». Dal­la Mi­cro­ne­sia al­la Groenlandia, al­me­no nei di­scor­si di Gi­rot­ti, il pas-

so è bre­ve. L’avre­ste mai det­to che per­si­no nel pro­fon­do nord esi­ste una ri­cet­ta a ba­se di ri­so? «Ero con al­cu­ni ami­ci ca­na­de­si a os­ser­va­re le ba­le­ne al­la fo­ce del San Lo­ren­zo, in Qué­bec. Uno di lo­ro ave­va ori­gi­ni inuit e una pa­ren­te in Groenlandia. Mi ar­ri­vò tra­mi­te lui la ri­cet­ta di una zup­pa di ri­so con car­ne e ver­du­re sep­pur do­po qual­che ri­tro­sia». Per­ché in tut­to il mon­do c’è una co­stan­te: la ge­lo­sia nello sve­la­re i truc­chi del me­stie­re non è so­lo di cuo­chi e non­ne di ca­sa no­stra. «La pri­ma vol­ta che, in­vi­ta­to a ca­sa di un ami­co di Hong Kong, chie­si a sua mam­ma co­me ave­va pre­pa­ra­to la ce­na, mi scru­tò co­me se le aves­si fat­to una pro­po­sta osce­na. Al­la fi­ne, pe­rò, ce­det­te».

Mol­ti dei truc­chi del­la cu­ci­na orien­ta­le, che per Al­ber­to e sua mo­glie Alessia re­sta la mi­glio­re in ma­te­ria di ri­so, i Gi­rot­ti li han­no ap­pre­si di­ret­ta­men­te ai for­nel­li. «Mia mo­glie la­vo­ra­va con me quan­do ab­bia­mo aper­to un uf­fi­cio in Ci­na. Non esi­ste­va­no le men­se, ave­va­mo una cuo­ca del po­sto. E cor­re­va­mo a os­ser­var­la in­can­ta­ti». Ma la bar­rie­ra lin­gui­sti­ca è im­pe­ne­tra­bi­le. «Mi iscris­si a un cor­so di man­da­ri­no. Ero or­go­glio­so, pen­sa­vo di an­da­re be­ne. Do­po sei me­si mi ac­cor­si che al­le riu­nio­ni gli al­tri par­la­va­no in un dia­let­to di Shan­ghai e io non ca­pi­vo nul­la lo stes­so. La chiu­si lì».

Ne­gli an­ni la pas­sio­ne di que­sto im­pren­di­to­re pie­mon­te­se è di­ven­ta­ta di do­mi­nio pub­bli­co tra i suoi col­la­bo­ra­to­ri in gi­ro per il mon­do. «Le ri­cet­te, che pri­ma mi an­no­ta­vo su fo­gliet­ti spar­si o sui to­va­glio­li di car­ta, ini­zia­ro­no ad ar­ri­var­mi via te­lex mi­ste agli or­di­ni dei clien­ti». Fi­no al pa­ra­dos­so: «Una vol­ta, in Bul­ga­ria, un agen­te mi fe­ce man­gia­re ri­sot­to per tre gior­ni, qua­si an­che a co­la­zio­ne. Trop­po an­che per me». A un cer­to pun­to a Gi­rot­ti è sem­bra­to che fos­se il ri­so a “in­se­gui­re” lui. In Ca­li­for­nia, per esem­pio, in una ri­ser­va in­dia­na, «sco­prii che per­si­no lì rac­co­glie­va­no un ti­po di ri­so sel­va­ti­co che era al­la ba­se del­la lo­ro ali­men­ta­zio­ne». E nell’Afri­ca oc­ci­den­ta­le ven­ne a sa­pe­re che «cre­sce­va una ti­po­lo­gia an­ti­ca, sco­no­sciu­ta nel re­sto del mon­do, che so­mi­glia­va ai ge­ne­ri orien­ta­li».

Ma tor­nia­mo a Est. «Sa­pe­va­te, per esem­pio, che il ri­so ros­so ci­ne­se, crea­to fa­cen­do fer­men­ta­re il ce­rea­le con un ti­po par­ti­co- la­re di mi­nu­sco­lo fun­go, è cu­ra­ti­vo? Op­pu­re che gli aran­ci­ni non so­no af­fat­to na­ti in Si­ci­lia, ma ne han­no tro­va­to te­sti­mo­nian­za nel­la Me­so­po­ta­mia di quat­tro­mi­la an­ni fa?». Gli aned­do­ti di Gi­rot­ti so­no in­fi­ni­ti. Mol­ti si tro­va­no nel li­bro, al­tri so­no pron­ti per una gran­de mo­stra in­te­rat­ti­va che ave­va pre­pa­ra­to per Ex­po 2015, ma che poi per ra­gio­ni bu­ro­cra­ti­che non si è più al­le­sti­ta. E, sic­co­me fer­mo non sa sta­re, è pron­to a ri­met­ter­si in mar­cia: «Aiu­te­rò un grup­po di coo­pe­ra­ti­ve di pro­dut­to­ri di ri­so ita­lia­no ad am­plia­re il pro­prio mer­ca­to». Me­sco­lan­do una vol­ta di più le sue pas­sio­ni. «Ma sa co­sa mi man­ca? La Nuo­va Ze­lan­da. Ri­me­die­rò».

GI­RA­MON­DO BUONGUSTAIO Biel­la. Al­ber­to Gi­rot­ti, 65 an­ni, con il suo ce­rea­le pre­fe­ri­to e il li­bro che gli ha de­di­ca­to: 3.000 chic­chi di ri­so. Sot­to, tre fo­to dei suoi viag­gi al­la ri­cer­ca del­le ri­cet­te. Lo ac­com­pa­gna la mo­glie Alessia, 43. IN­DIA LIBANO CI­NA

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