OJ Simpson fuo­ri dal car­ce­re do­po 9 an­ni

DO­PO NO­VE AN­NI DI CAR­CE­RE SIMPSON È IN LI­BER­TÀ VIGILATA. E SI PRE­PA­RA A IN­CAS­SA­RE UNA MON­TA­GNA DI DOL­LA­RI PER RAC­CON­TA­RE IN DI­RET­TA GLORIE, DE­LIT­TI E PE­NE. SO­PRAT­TUT­TO LA MOR­TE DI SUA MO­GLIE E LO SHOW DEL PRO­CES­SO DEL SE­CO­LO

GENTE - - SOMMARIO - DI STE­FA­NO NAZ­ZI

Gli ame­ri­ca­ni era­no in­col­la­ti al­la Tv, a mi­lio­ni. Vo­le­va­no ve­der­lo usci­re dal car­ce­re esat­ta­men­te co­me, no­ve an­ni fa, lo ave­va­no vi­sto en­tra­re. An­che mol­to tem­po pri­ma, il 17 giu­gno del 1994, era­no ri­ma­sti in­col­la­ti da­van­ti al­lo scher­mo per guar­da­re quel­la lun­ga scia di au­to bian­che e ne­re del­la po­li­zia ca­li­for­nia­na in­se­gui­re la sua Ford Bron­co bian­ca, in fu­ga sul­le in­fi­ni­te ar­te­rie au­to­stra­da­li di Los An­ge­les. Era­no in 75 mi­lio­ni quel gior­no, una na­zio­ne in­te­ra ip­no­tiz­za­ta da­van­ti al­la Tv, co­me da­van­ti al Su­per Bo­wl, an­zi di più vi­sto che quel gior­no an­che la sa­cra di­ret­ta del­la par­ti­ta di ba­sket del­la NBA ven­ne in­ter­rot­ta per la­scia­re spa­zio al­la cro­na­ca. Fi­nì con la re­sa, l’ar­re­sto e il pro­ces­so del se­co­lo. Sem­pre in di­ret­ta Tv, co­me un lun­go inin­ter­rot­to sce­neg­gia­to.

Ma que­sta vol­ta no, Oren­thal Ja­mes Simpson ha fre­ga­to tut­ti. Si è ca­la­to un cap­pel­lo con vi­sie­ra su­gli oc­chi e, con giac­ca e pan­ta­lo­ni di jeans e scar­pe da gin­na­sti­ca bian­che, è usci­to po­co do­po la mez­za­not­te del 30 set­tem­bre da una por­ta se­con­da­ria del Lo­ve­lock Cor­rec­tio­nal Cen­ter, in Ne­va­da, spa­ren­do poi nel­la not­te a bor­do di un’au­to. Ha chie­sto al suo av­vo­ca­to di por­tar­lo a man­gia­re una bi­stec­ca e si è fat­to da­re un iP­ho­ne, «per ca­pi­re», co­me ha spie­ga­to il le­ga­le, «fi­no a do­ve si è evo­lu­ta la tec­no­lo­gia in que­sti no­ve an­ni». No­ve an­ni che OJ Simpson ha pas­sa­to die­tro le sbar­re. Tor­ne­re­mo a sen­ti­re par­la­re di lui, que­sto è si­cu­ro. Una se­ra di que­ste com­pa­ri­rà su qual­che re­te Tv ame­ri­ca­na: di­co­no che stia già trat­tan­do il com­pen­so per la sua pri­ma in­ter­vi-

sta da uo­mo li­be­ro. Dai tre ai cin­que mi­lio­ni di dol­la­ri. Tor­ne­rà a rac­con­ta­re la sua sto­ria, lo fa­rà nell’ora di mas­si­mo ascol­to e an­co­ra una vol­ta en­tre­rà nel­le ca­se de­gli ame­ri­ca­ni che for­se fa­ran­no fa­ti­ca a ri­co­no­sce­re quel vol­to, og­gi in­vec­chia­to e gon­fio. So­no abi­tua­ti a ve­der­lo for­te, bel­lo, con lo sguar­do si­cu­ro di sé, qua­si ar­ro­gan­te, fin da­gli an­ni Set­tan­ta quan­do era il più for­te gio­ca­to­re di football de­gli Sta­ti Uni­ti e quin­di del mon­do. Lo chia­ma­va­no “the jui­ce”, da “oran­ge jui­ce”, suc­co d’aran­cia, co­me le ini­zia­li del suo no­me. Fa­ce­va an­che l’at­to­re: Ra­di­ci, Cas­san­dra Cros­sing, L’in­fer­no di cri­stal­lo e poi tut­ta la tri­lo­gia di Una pal­lot­to­la spun­ta­ta. Ma fu per tutt’al­tra sto­ria che OJ di­ven­ne ve­ra­men­te ce­le­bre in ogni an­go­lo del mon­do. Fu quan­do da at­to­re e star del­lo sport si tro­vò a es­se­re ac­cu­sa­to di omi­ci­dio, so­spet­ta­to di aver mas­sa­cra­to a col­tel­la­te l’ex mo­glie, Ni­co­le Bro­wn, e un suo pre­sun­to fi­dan­za­to, Ron Gold­man. OJ e Ni­co­le era­no sta­ti spo­sa­ti per set­te an­ni, lei ave­va chie­sto il di­vor­zio nel 1992 per “dif­fe­ren­ze in­con­ci­lia­bi­li”. Lui la pic­chia­va si dis­se poi, c’era­no già sta­te de­nun­ce. La se­ra del 13 giu­gno 1994 Ni­co­le era an­da­ta a ce­na con la ma­dre al Mez­za- lu­na, un ri­sto­ran­te vi­ci­no a ca­sa, nel di­stret­to di Brent­wood, do­ve il 5 ago­sto 1962 si era con­su­ma­ta un’al­tra tra­ge­dia che ave­va col­pi­to al cuo­re gli ame­ri­ca­ni, la mor­te di Ma­ri­lyn Mon­roe. Tor­na­ta a ca­sa Ni­co­le chia­mò il ri­sto­ran­te di­cen­do di aver di­men­ti­ca­to gli oc­chia­li da so­le. Il ca­me­rie­re ven­ti­cin­quen­ne Ro­nald Ly­le Gold­man si of­frì di ri­por­tar­glie­li, e co­sì fe­ce. I lo­ro cor­pi

PER LA SUA DI­FE­SA INGAGGIÒ IL DREAM TEAM DE­GLI AV­VO­CA­TI FU­RO­NO GLI ER­RO­RI DEL­LA PRO­CU­RA A DE­CI­DE­RE IL VER­DET­TO

fu­ro­no tro­va­ti die­ci mi­nu­ti do­po mez­za­not­te nel giar­di­no del­la ca­sa di Ni­co­le. Era­no qua­si dis­san­gua­ti, lei col­pi­ta con 12 col­tel­la­te, la te­sta pra­ti­ca­men­te stac­ca­ta dal cor­po, lui di col­tel­la­te ne ave­va ri­ce­vu­te 20. En­tram­bi ave­va­no fe­ri­te da ta­glio sul­le ma­ni, si era­no di­fe­si. A po­che de­ci­ne di me­tri, in ca­sa, dor­mi­va­no i due fi­gli di Ni­co­le e OJ, Broo­ke Sid­ney, di no­ve an­ni, e Ju­stin Ryan, di sei. Simpson fu ac­cu­sa­to for­mal­men­te il 17 giu­gno, fug­gì ar­ma­to di una pi­sto­la a bor­do di un’au­to gui­da­ta dal suo ami­co ed ex com­pa­gno di squa­dra nei Buf­fa­lo Bills, Al Co­w­lings, poi si fer­mò e si fe­ce ar­re­sta­re. Il pro­ces­so ini­ziò il 9 no­vem­bre del 1994, OJ si era as­si­cu­ra­to un team di av­vo­ca­ti che fu so­pran­no­mi­na­to il “dream team”. Gui­da­ti da John­nie Co­chran in­clu­de­va an­che il ce­le­bre Ro­bert Sha­pi­ro e Ro­bert Kar­da­shian, ami­co per­so­na­le di Simpson. Fu­ro­no 253 gior­ni di du­ris­si­ma bat­ta­glia le­ga­le, la di­fe­sa pun­tò mol­to sul fat­to che il po­li­ziot­to che ave­va rac­col­to le pro­ve aves­se in pas­sa­to ma­ni­fe­sta­to aper­te osti­li­tà ver­so gli afroa­me­ri­ca­ni. Fu­ro­no tra­smes­si in au­la na­stri in cui l’uo­mo, Mark Fuhr­man, si sca­glia­va con in­sul­ti di ogni ti­po ver­so i ne­ri di­cen­do poi che quan­do c’è la cer­tez­za del­la col­pe­vo­lez­za «in qual­che mo­do le pro­ve sal­ta­no fuo­ri». La svol­ta av­ven­ne quan­do il gio­va­ne pro­cu­ra­to­re Cri­sto­pher Dar­den chie­se che a OJ Simpson fos­se fat­to pro­va­re un pa­io di guan­ti in­san­gui­na­ti tro­va­ti sul­la sce­na dell’omi­ci­dio. Fu ce­le­bre la fra­se dell’av­vo­ca­to Co­chran: « If it doe­sn’t fit, you mu­st ac­quit », «Se non cal­za­no, do­ve­te as­sol­ver­lo». Dar­den an­dò avan­ti no­no­stan­te i con­si­gli dei suoi su­pe­rio­ri che te­me­va­no che i guan­ti avreb­be­ro po­tu­to es­ser­si ri­stret­ti a cau­sa del san­gue e dell’umi­di­tà. Co­sì fu, i guan­ti non cal­za­va­no. Il 3 ot­to­bre 1995 una giu­ria com­po­sta da set­te ne­ri, quat­tro bian­chi e un ispa­ni­co as­sol­se OJ Simpson dall’ac­cu­sa di omi­ci­dio. Lui uscì dal tri­bu­na­le sor­ri­den­te, con­vin­to di es­se­re so­lo all’inizio di una nuo­va vi­ta. Non era fi­ni­ta pe­rò. Le fa­mi­glie di Ni­co­le e Ro­nald in­ten­ta­ro­no un pro­ces­so ci­vi­le. Que­sta vol­ta OJ per­se: fu ri­co­no­sciu­to col­pe­vo­le dei due de­lit­ti, con­dan­na­to a pa­ga­re un ri­sar­ci­men­to to­ta­le di 67 mi­lio­ni di dol­la­ri. OJ Simpson era in­no­cen­te per la giu­sti­zia pe­na­le e col­pe­vo­le per la giu­sti­zia ci­vi­le. Co­sì co­me per me­tà de­gli ame­ri­ca­ni era in­no­cen­te e per me­tà col­pe­vo­le. Fu pe­rò per tut­ti si­cu­ra­men­te col­pe­vo­le quan­do nel 2007 ven­ne ar­re­sta­to per fur­to con scas­so: era entrato in un al­ber­go, con quat­tro com­pli­ci, per por­ta­re via de­ci­ne di ci­me­li che, di­ce­va, in real­tà gli ap­par­te­ne­va­no. Al pro­ces­so am­mi­se di aver or­ga­niz­za­to una fin­ta ven­di­ta per con­vin­ce­re col­le­zio­ni­sti e com­mer­cian­ti a por­ta­re i lo­ro ci­me­li. Il 5 di­cem­bre 2008 ven­ne con­dan­na­to a 33 an­ni di car­ce­re per ra­pi­na e se­que­stro di per­so­na, di cui i pri­mi no­ve sen­za pos­si­bi­li­tà di li­ber­tà vigilata. Quei no­ve an­ni so­no tra­scor­si, OJ è fuo­ri dal car­ce­re. Ora è un set­tan­ten­ne, ex atle­ta, ex at­to­re, ex as­sol­to e con­dan­na­to per omi­ci­dio. Per sem­pre pro­ta­go­ni­sta di uno dei ca­si giu­di­zia­ri più con­tro­ver­si del­la sto­ria.

NI­CO­LE, LA MO­GLIE MASSACRATA IN GIAR­DI­NO Simpson e Ni­co­le Bro­wn (1959-1994), ma­ri­to e mo­glie dal 1985 al 1992. Ni­co­le ave­va ot­te­nu­to il di­vor­zio per “dif­fe­ren­ze in­con­ci­lia­bi­li” e in pre­ce­den­za ave­va ac­cu­sa­to OJ di mal­trat­ta­men­ti. Fu tro­va­ta mor­ta nel giar­di­no di ca­sa sua il 13 giu­gno 1994, col­pi­ta da 12 col­tel­la­te: la te­sta era qua­si stac­ca­ta dal tron­co. LA GRAN­DE FU­GA Los An­ge­les (Sta­ti Uni­ti). Il 17 giu­gno 1994 OJ, ac­cu­sa­to di aver uc­ci­so l’ex mo­glie, fug­ge. Lo in­se­guo­no de­ci­ne di au­to­mo­bi­li del­la po­li­zia.

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