La non­na-co­rag­gio del Pa­pa

“RO­SI­TA LA LU­CHA­DO­RA”, LA COM­BAT­TEN­TE, CHE GLI INSEGNÒ LA FE­DE E L’AMO­RE PER GLI AL­TRI, AVE­VA VI­STO LON­TA­NO. L’AU­TRI­CE DEL LI­BRO CHE NAR­RA LA STO­RIA DI RO­SA BER­GO­GLIO RI­CO­STRUI­SCE PER NOI QUEL­LA VI­SIO­NE

GENTE - - SOMMARIO - DI MA­RI­LÙ SI­MO­NE­SCHI

P apa Fran­ce­sco sua non­na me l’ha “pre­sen­ta­ta” il 24 mar­zo 2013, un­di­ci gior­ni do­po la sua asce­sa al So­glio Pon­ti­fi­cio. Nel­la sua pri­ma ome­lia da Pon­te­fi­ce ri­ve­lò a me, co­me al re­sto del mon­do, di aver ri­ce­vu­to il pri­mo an­nun­cio cri­stia­no da una don­na: sua non­na. Nei suoi oc­chi, men­tre di­ce­va «mia non­na», in­tra­vi­di un fiot­to d’emo­zio­ne ca­pa­ce di ar­ri­va­re drit­to dal cuo­re. E la co­sa mi in­cu­rio­sì. An­dai a cer­ca­re qual­co­sa che la ri­guar­das­se. Lo sguar­do di Ro­sa me lo tro­vai da­van­ti all’im­prov­vi­so nel pc: mi fis­sa­va da una sbia­di­ta im­ma­gi­ne in bianco e ne­ro. Li­nea­men­ti mi­nu­ti, ca­pel­li rac­col­ti, oc­chi scu­ri e pro­fon­di, da cui par­ti­va pe­rò uno sguar­do drit­to e fie­ro.

Tut­to ini­zia il 27 feb­bra­io 1884, con la na­sci­ta di una bam­bi­na, ot­ta­va fi­glia di una cop­pia di con­ta­di­ni po­ve­ris­si­mi del­le Al­te Langhe, Ca­gna San Mas­si­mo il suo pae­se, sul cri­na­le del­le col­li­ne che se­gna­no il con­fi­ne tra Pie­mon­te e Li­gu­ria. Lei è una bim­bet­ta che si di­stin­gue mo­stran­do acu­me e una spic­ca­ta sen­si­bi­li­tà. Lo di­co­no e scri­vo­no le sue mae­stre. Poi ho da­to la cac­cia a vec­chi do­cu­men­ti, te­sti de­gli ar­chi­vi sto­ri­ci, ni­po­ti e bi­sni­po­ti del­le sue vi­ci­ne di ca­sa, ai lon­ta­ni pa­ren­ti. A un cer­to pun­to ho ca­pi­to per­ché la fi­gu­ra di non­na Ro­sa è sta­ta quel­la che più di tut­te ha avu­to in­fluen­za nel­la vi­ta di Pa­pa Ber­go­glio. Non è sta­ta una per­so­na co­mu­ne, ma una don­na for­tis­si­ma, che ha at­tra­ver­sa­to in­fi­ni­te av­ver­si­tà, sem­pre so­ste­nu­ta da una fe­de in­crol­la­bi­le e dal­la con­vin­zio­ne che «fa­re del be­ne è il mi­glior mo­do per sen­tir­si dav­ve­ro be­ne». Se an­das­si­mo a cu­rio­sa­re nel­la bor­sa di pel­le ne­ra da cui Fran­ce­sco non si se­pa­ra mai, tro­ve­rem­mo il suo bre­via­rio. E qui un fo­glio stro­pic­cia­to da­gli an­ni. C’è scrit­to: “Che i miei ni­po­ti, a cui ho da­to il me­glio del mio cuo­re, ab­bia­no una vi­ta lun­ga e fe­li­ce. Ma se un gior­no il do­lo­re, la ma­lat­tia o la per­di­ta di una per­so­na ca­ra do­ves­se­ro riem­pir­li d’af­fli­zio­ne, ri­cor­di­no sem­pre che un so­spi­ro al Ta­ber­na­co­lo, do­ve è cu­sto­di­to il mar­ti­re più gran­de e au­gu­sto, e uno sguar­do a Ma­ria ai pie­di del­la cro­ce pos­so­no far ca­de­re una goc­cia di bal­sa­mo sul­le fe­ri­te più pro­fon­de e do­lo­ro­se”. Quel­lo è il te­sta­men­to spi­ri­tua­le che il Pa­pa por­ta con sé dal gior­no in cui la sua ama­ta non­na gliel’ha la­scia­to.

È da quell’ul­ti­mo gior­no del­la vi­ta di Ro­sa, il 1° ago­sto 1974, che par­te il no­stro rac­con­to. La ve­dia­mo a Bue­nos Ai­res nel­la sua stan­zet­ta del­la ca­sa di ri­po­so ge­sti­ta dal­le suo­re di San Ca­mil­lo, in cui ha vis­su­to gli ul­ti­mi an­ni. A suor Ca­ta­li­na, la più as­si­dua a cu­rar­la, ha det­to: «Sen­ti­te se Jor­ge può ve­ni­re, ma chie­de­te­glie­lo con de­li­ca­tez­za per­ché lui cor­re sem­pre. Mio ni­po­te non si fer­me­rà fin­ché non di­ven­te­rà Pa­pa». Ma fac­cia­mo un sal­to nel pas­sa­to, all’in­fan­zia po­ve­ris­si­ma in cui si man­gia­va­no le er­be sel­va­ti­che e, se an­da­va be­ne, un toz­zo di pa­ne. A 8 an­ni il do­lo­re del­la se­pa­ra­zio­ne dal­la fa­mi­glia e dal suo pae­se per an­da­re in ca­sa di una zia a To­ri­no. Qui, a un bal­lo del­le ca­ta­ri­net­te, le sar­ti­ne to­ri­ne­si del­la cui schie­ra fa­ce­va par­te, in­con­tra il suo gran­de amo­re: Gio­van­ni.

ERA NA­TA DA UNA FA­MI­GLIA PO­VE­RA DEL­LE LANGHE

Pie­mon­te­se e an­che lui te­na­ce­men­te pro­te­so a cer­ca­re il ri­scat­to dal­la po­ver­tà con­ta­di­na. Ec­co­li po­co più che ven­ten­ni, che si ar­ram­pi­ca­no sul­le sca­le di quel con­do­mi­nio in via San­ta Te­re­sa a To­ri­no, tra­spor­tan­do po­che mas­se­ri­zie: stan­no al­le­sten­do la lo­ro casetta, so­no fre­schi spo­si.

Pre­sto l’enor­me gio­ia dell’ar­ri­vo di quel pri­mo fi­glio, Ma­rio, cui pen­sa­no di far­ne se­gui­re al­tri. In­ve­ce, due an­ni do­po ar­ri­va un do­lo­re im­men­so, quel­lo che mai una ma­dre do­vreb­be pro­va­re: le muo­re una fi­glia ap­pe­na na­ta. Fa ap­pe­na in tem­po a bat­tez­zar­la con il no­me di Giu­sep­pi­na. Do­po quel­la pri­ma pic­co­la cro­ce al­tre cin­que ne sa­reb­be­ro se­gui­te: in tut­to sei fi­gli mor­ti. E Ro­sa sus­sur­rò poi: «Ave­vo so­gna­to una fa­mi­glia nu­me­ro­sa co­me la mia, in­ve­ce Ma­rio ri­ma­se so­lo». Si può an­da­re fuo­ri di sen­no per do­lo­ri co­sì, ma Ro­sa no, lei si ri­met­te in pie­di e ti­ra drit­to. E di­ven­ta a To­ri­no un pun­to di ri­fe­ri­men­to nel­la na­scen­te Azio­ne cat­to­li­ca, de­di­can­do­si al vo­lon­ta­ria­to. Lei ope­ra so­prat­tut­to in se­no al­la Com­pa­gnia del­le puer­pe­re, un’as­so­cia­zio­ne per ra­gaz­ze ma­dri e don­ne in gra­ve dif­fi­col­tà.

I tem­pi era­no dif­fi­ci­li: le stras­se­re, le fi­la­tri­ci to­ri­ne­si, se ri­ma­ne­va­no in­cin­te sen­za es­se­re spo­sa­te ve­ni­va­no cac­cia­te dal­le fab­bri­che e bol­la­te co­me don­ne di ma­laf­fa­re. Nes­sun da­to­re di la­vo­ro le avreb­be più as­sun­te e per man­te­ne­re il “ba­star­do” non avreb­be­ro po­tu­to far al­tro che pro­sti­tuir­si dav­ve­ro. Ar­ri­vò il fa­sci­smo e Mus­so­li­ni proi­bì le adu­na­te dei cir­co­li gio­va­ni­li e fem­mi­ni­li cat­to­li­ci. Ma Ro­sa non è ti­po da la­sciar­si in­ti­mi­di­re. Un gior­no de­ve te­ne­re un’adu­na­ta in un pae­si­no e le squa­drac­ce fa­sci­ste si av­vi­ci­na­no mi­nac­cio­se, con man­ga­nel­li, col­tel­li e olio di ri­ci­no. Vie­ne chiu­sa la sa­la per la con­fe­ren­za, ma Ro­sa si fa por­ta­re un ta­vo­li­no all’aper­to e vi sa­le: è il suo pal­co d’ono­re. «Di­re sem­pre quel che pen­sa­vo an­che quan­do le cir­co­stan­ze po­li­ti­che e so­cia­li avreb­be­ro im­po­sto il si­len­zio era per me una co­sa im­pre­scin­di­bi­le. Sa­pe­vo di cor­re­re se­ri pe­ri­co­li, ma non me ne cu­ra­vo. E quel gior­no gli Ar­di­ti eb­be­ro ben po­co ar­do­re... ar­re­tra­ro­no da­van­ti a un nu­go­lo di don­ne di­sar­ma­te», rac­con­tò. Ha fe­ga­to da ven­de­re Ro­sa e lo di­mo­stre­rà an­co­ra. I sa­cri­fi­ci non la spa­ven­ta­no e la pre­ghie­ra è la sua ar­ma se­gre­ta. «Sin da al­lo­ra ave­vo fat­to mio un con­vin­ci­men­to, che è ri­ma­sto ra­di­ca­to in me per tut­ta la vi­ta: la pre­ghie­ra non è ri­fu­giar­si in un mon­do idea­le, pre­ga­re è lot­ta­re».

Il 1° feb­bra­io 1929 la Giu­lio Ce­sa­re si stac­ca dal mo­lo di Ge­no­va con de­sti­na­zio­ne Argentina. Col­pa del­la cri­si eco­no­mi­ca e del­le per­se­cu­zio­ni fa­sci­ste: i Ber­go­glio so­no im­bar­ca­ti su quel­la na­ve. Ro­sa strin­ge nel­la ma­ni il suo pas­sa­por­to ros­so, quel­lo de­gli emi­gran­ti. «Ros­so co­me il san­gue, ros­so co­me il no­stro cuo­re pie­no di spe­ran­za». Lei, Gio­van­ni e Ma­rio cer­ca­no di di­men­ti­ca­re che po­chi me­si pri­ma la na­ve Ma­fal­da di Sa­vo­ia, di cui ave­va­no i bi­gliet­ti, è co­la­ta a pic­co con 700 ita­lia­ni. Per una coin­ci­den­za non ci so­no sa­li­ti e Fran­ce­sco lo ri­cor­da spes­so: «Rin­gra­zio sem­pre la Di­vi­na Prov­vi­den­za che ha sal­va­to i miei non­ni al­tri­men­ti non sa­rei qui». Il viag­gio e l’inizio di una nuo­va av­ven­tu­ra. Il be­nes­se­re du­ra­men­te con­qui­sta­to e poi per­so, una bot­te­ga di ge­ne­ri ali­men­ta­ri a Bue­nos Ai­res. Un al­tro brut­to ti­ro il de­sti­no glie­lo avreb­be ti­ra­to a Ro­sa con una nuo­va tra­ge­dia. La mor­te a po­co più di 50 an­ni di Ma­rio, il suo uni­co fi­glio. An­co­ra una vol­ta ri­pren­de a de­di­car­si agli al­tri. Se­tac­cia i con

ven­til­los, i quar­tie­ri de­gli ita­lia­ni più po­ve­ri, do­ve in­se­gna al­le ma­dri l’igie­ne per com­bat­te­re le ma­lat­tie en­de­mi­che che fan­no mo­ri­re i fi­gli co­me le mo­sche.

La gio­ia più gran­de le vie­ne con­ces­sa il 13 di­cem­bre 1969, quan­do Jor­ge, il pri­mo dei suoi ni­po­ti, è or­di­na­to sa­cer­do­te. Ro­si­na non è fa­ci­le al­le la­cri­me, ep­pu­re quel gior­no, nel­la chie­sa di San­ta Ma­ria Au­xi­lia­do­ra, crol­la in gi­noc­chio e si com­muo­ve. A 90 an­ni, poi, ar­ri­va il mo­men­to del com­mia­to. Ac­can­to a lei c’è quel ni­po­te che ha cre­sciu­to e cul­la­to tra le brac­cia con tut­ta la te­ne­rez­za del mon­do. Ora è un uo­mo di Dio. È l’uo­mo del­la spe­ran­za. Lui non di­men­ti­che­rà mai sua non­na. Agli oc­chi del mon­do lei ap­pa­re or­mai sta­glia­ta, fis­sa nel tem­po co­me una fi­gu­ra gra­ni­ti­ca: è Ro­sa la Lu­cha­do­ra. Ro­sa la com­bat­ten­te.

DOL­CE LE­GA­ME Sia­mo nei pri­mi An­ni 70: Jor­ge Ber­go­glio ta­glia una fet­ta di tor­ta per la non­na Ro­sa, scom­par­sa nel 1974 a 90 an­ni. IL PIÙ AMA­TO Il dol­ce sor­ri­so di Pa­pa Fran­ce­sco, 80 an­ni, che il mon­do ha im­pa­ra­to a co­no­sce­re dal 13 mar­zo 2013, gior­no in cui fu elet­to Pa­pa.

SO­PRAV­VIS­SE A TUT­TI I SUOI FI­GLI Due im­ma­gi­ni dall’al­bum del­la fa­mi­glia Ber­go­glio. A sinistra, nei ton­di non­na Ro­sa e il ni­po­te Jor­ge, che fu or­di­na­to sa­cer­do­te nel di­cem­bre del 1969, a 33 an­ni. Sot­to, Ro­sa con il ma­ri­to Gio­van­ni e il fi­glio Ma­rio (pa­dre del fu­tu­ro Pa­pa), che mo­rì a 50 an­ni. La cop­pia ave­va già per­so tut­ti i fi­gli, ben sei.

UNA DON­NA DA RI­COR­DA­RE La co­per­ti­na di Ro­sa la Lu­cha­do­ra (Im­pri­ma­tur, 14 eu­ro), di Ma­ri­lù Si­mo­ne­schi, che ha fir­ma­to an­che il no­stro ser­vi­zio.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.