Il ma­te­ras­si­no che si­mu­la la mam­ma

SI CHIA­MA BABYBEE E TRA­SMET­TE AL PIC­CO­LO CHE VI È SDRAIATO IL RE­SPI­RO, IL CA­LO­RE E LA VO­CE DEL­LA MA­DRE. E LUI SI SEN­TE CO­ME QUAN­DO ERA NEL­LA PLACENTA

GENTE - - Sommario - DI FRAN­CE­SCO GIRONI

Qua­li so­no le co­se che più po­treb­be de­si­de­ra­re un neo­na­to? Non sba­glie­rem­mo di mol­to pen­san­do che il ca­lo­re del cor­po del­la mam­ma, il bat­ti­to del suo cuo­re e ma­ga­ri una dol­ce nin­na nan­na po­treb­be­ro es­se­re in ci­ma al­la li­sta. De­si­de­ri sem­pli­ci da ap­pa­ga­re, ma non per quei pic­co­li che, na­ti con una pa­to­lo­gia o pri­ma del ter­mi­ne dei no­ve me­si, so­no co­stret­ti a re­sta­re nel­le in­cu­ba­tri­ci: per lo­ro l’ab­brac­cio del­la mam­ma è li­mi­ta­to a po­co tem­po, di so­li­to sol­tan­to un’ora al gior­no. Ep­pu­re, a nes­su­no più di lo­ro il con­tat­to con la ma­dre sa­reb­be uti­le, per­ché tran­quil­liz­za e ri­du­ce la fre­quen­za re­spi­ra­to­ria in un mo- men­to in cui il bat­ti­to car­dia­co è ele­va­to e il pic­co­lo de­ve ri­po­sa­re il più pos­si­bi­le per com­pen­sa­re il gran­de con­su­mo di ener­gia ne­ces­sa­rio per com­ple­ta­re lo svi­lup­po.

Ma dav­ve­ro il bi­so­gno di ca­lo­re ma­ter­no dei pre­ma­tu­ri è co­sì dif­fi­ci­le da esau­di­re? Og­gi non più: quel con­tat­to può es­se­re con­ti­nuo, in­ces­san­te an­che per lo­ro. Da sei me­si al re­par­to di Te­ra­pia in­ten­si­va neo­na­ta­le dell’ospe­da­le San Bor­to­lo di Vi­cen­za i pic­co­lis­si­mi ri­co­ve­ra­ti han­no la mam­ma sem­pre a fian­co. O me­glio, han­no la sen­sa­zio­ne di aver­la. Il truc­co, se co­sì pos­sia­mo chia­mar­lo, si chia­ma Ba­byBe, uno spe­cia­le ma­te­ras­si­no che re­ga­la al neo­na­to che vi è ada­gia­to la per­ce­zio­ne di ri­po­sa­re sul ven­tre ma­ter­no, poi­ché il pic­co­lo “sen­te” il rit­mi­co mo­vi­men­to del re­spi­ro del­la mam­ma, il suo bat­ti­to del cuo­re e la nin­na nan­na can­ta­ta da lei.

Co­me fun­zio­na lo spie­ga a Gen­te Mas­si­mo Bel­let­ta­to, pri­ma­rio del re­par­to. «La mam­ma strin­ge a sé uno spe­cia­le cu­sci­no che re­gi­stra bat­ti­to, re­spi­ro e, vo­len­do, an­che la vo­ce; i da­ti so­no quin­di “tra­smes­si” a un ma­te­ras­si­no su cui è ada­gia­to il pic­co­lo e rea­liz­za­to con un ma­te­ria­le che ri­pro­du­ce la sen­sa­zio­ne e il ca­lo­re del­la pel­le uma­na. È que­sto ma­te­ras­so a re­pli­ca­re tut­to». La tra­smis­sio­ne può av­ve­ni­re in di­ret­ta, ma può es­se­re an­che re­gi­stra­ta co­sì da po­ter es­se­re tra­smes­sa pra­ti­ca­men­te all’in­fi­ni­to. Ri­sul­ta­ti? «È pre­sto per po­ter com­ple­ta­re una sta­ti­sti­ca; quel­lo che è cer­to è che i bam­bi­ni stan­no be­ne, man­gia­no me­glio e si in­fet­ta­no me­no», di­ce Bel­let­ta­to.

L’idea del BabyBee è del neo­na­to­lo­go ci­le­no Ca­mi­lo Ana­ba­lon. L’ap­pa­rec­chio ha fat­to il suo esor­dio pro­prio a San­tia­go e Vi­cen­za è il ter­zo ospe­da­le al mon­do (c’è an­che Ein­d­ho­ven, in Olan­da) a po­ter con­ta­re su que­sta tec­no­lo­gia che, pe­rò, è sta­ta svi­lup­pa­ta pro­prio nel­la pro­vin­cia vi­cen­ti­na, al­la Tech­no­gel, do­ve è na­to lo spe­cia­le ma­te­ria­le del ma­te­ras­si­no «im­pie­ga­to per le­ni­re le pia­ghe da de­cu­bi­to e da 10 an­ni stu­dia­to per i be­ne­fi­ci sul son­no pro­fon­do», spie­ga l’am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to Mas­si­mo Lo­sio. Ora ser­vi­rà ai 350 neo­na­ti ri­co­ve­ra­ti ogni an­no al San Bor­to­lo.

LEI GLI STA AC­CAN­TO COL TRASMETTITORE Vi­cen­za. Eli­sa Ma­ria Fer­ra­ri è la mam­ma del­la pic­co­la Isa­bel che sta nell’in­cu­ba­tri­ce. Con l’og­get­to blu che ha in ma­no tra­smet­te il suo re­spi­ro e il suo ca­lo­re al ma­te­ras­si­no sul qua­le è ada­gia­ta la fi­glia. A de­stra, Mas­si­mo Bel­let­ta­to, pri­ma­rio di pe­dia­tria al San Bor­to­lo, e la ca­po­sa­la Bar­ba­ra Ga­spa­rin con i “ma­gi­ci” com­po­nen­ti di Ba­byBe. (Fo­to D. Va­len­za)

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