Il pic­co­lo Noah ha 22 in­fer­mie­ri in clas­se

GENTE - - Sommario - DI EN­RI­CO GAL­LET­TI

L«DOB­BIA­MO DI­RE GRA­ZIE A UNA MAESTRA DAV­VE­RO SENSIBILE»

a scrit­ta fa im­pres­sio­ne: “In­ca­ri­chi di emergenza”. Quel car­tel­lo ap­pe­so al mu­ro del­la ter­za D del­la scuo­la ele­men­ta­re Bran­di di Ric­cio­ne non smet­te di far di­scu­te­re. E di com­muo­ve­re. A co­min­cia­re da Bar­ba­ra e De­nis. Per­ché quel­la scrit­ta è una di­chia­ra­zio­ne d’amo­re e so­li­da­rie­tà per il lo­ro bam­bi­no, Noah, 9 an­ni, il vio­li­no co­me pas­sio­ne e una se­ria for­ma di epi­les­sia dia­gno­sti­ca­ta un pa­io di an­ni fa.

Bar­ba­ra e De­nis era­no in ospe­da­le con il lo­ro bim­bo, quan­do l’in­te­ra clas­se del pic­co­lo (23 alun­ni, lui com­pre­so) si è mo­bi­li­ta­ta per il suo rien­tro, co­sì da es­se­re pron­ta a ge­sti­re le cri­si epi­let­ti­che che col­pi­sco­no Noah all’im­prov­vi­so. Ognu­no ha un ruo­lo di­ver­so: c’è Lia che è in­ca­ri­ca­ta di cor­re­re a pren­de­re il far­ma­co nel cas­set­to, Tom­ma­so che chie­de aiu­to ai bi­del­li, Leo­nar­do e Gior­da­no che han­no il com­pi­to di chia­ma­re un in­se­gnan­te nel­le clas­si vi­ci­ne, Giu­lia quel­lo di pren­de­re il cu­sci­no, Ga­ia il cel­lu­la­re del­la maestra e Dia­na di sta­re vi­ci­no all’in­se­gnan­te.

«Im­ma­gi­na­te», rac­con­ta­no i ge­ni­to­ri di Noah, «di es­se­re a scuo­la, nel­la clas­se di vo­stro fi­glio, vuo­ta, e di es­se­re te­sti­mo­ni di uno stre­pi­to­so ge­sto d’amo­re nei suoi

con­fron­ti». Un ge­sto di cui Ele­na Cec­chi­ni, la maestra di ita­lia­no, è la ve­ra ar­te­fi­ce. «Io e mio ma­ri­to cre­de­va­mo che la ma­lat­tia di no­stro fi­glio avreb­be crea­to dei pro­ble­mi nel­la sua vi­ta sco­la­sti­ca», spie­ga Bar­ba­ra, «te­me­va­mo che i com­pa­gni di Noah lo avreb­be­ro mes­so ai mar­gi­ni. In­ve­ce, gui­da­ti dall’in­tel­li­gen­za e dal­la sen­si­bi­li­tà del­la lo­ro in­se­gnan­te, han­no di­mo­stra­to di te­ne­re a lui in un mo­do spe­cia­le».

Bar­ba­ra ha scat­ta­to una fo­to con il cel­lu­la­re a quel car­tel­lo. Ades­so la guar­da e la ri­guar­da: «Leg­go l’elen­co di que­gli in­ca­ri­chi con le la­cri­me agli oc­chi, ogni vol­ta co­me se fos­se la pri­ma». Quel fo­glio, scrit­to con i pen­na­rel­li co­lo­ra­ti e la sem­pli­ci­tà dei bam­bi­ni, ha emo­zio­na­to tut­ti: «Uno spi­ra­glio di lu­ce che squar­cia il buio dell’an­go­scia, e la pro­va che non po­trem- mo mai fa­re a me­no del­le mae­stre per co­strui­re un mon­do mi­glio­re».

Il pri­mo at­tac­co di epi­les­sia Noah lo ha avu­to la not­te di San­to Ste­fa­no di due an­ni fa. Il si­len­zio in­ter­rot­to da una se­rie di ru­mo­ri. La sve­glia di so­pras­sal­to e la cor­sa nel­la sua ca­me­ret­ta. Poi quell’im­ma­gi­ne che an­co­ra rie­cheg­gia nel­le pa­ro­le di Bar­ba­ra e di suo ma­ri­to De­nis: il lo­ro bam­bi­no di­ste­so sul pa­vi­men­to, gli oc­chi ca­po­vol­ti e il cor­po im­mo­bi­liz­za­to. La fol­le cor­sa in ospe­da­le e quel­la dia­gno­si da cui par­te tut­to. So­no le tre del mat­ti­no e in quel mo­men­to co­min­cia una lun­ga con­vi­ven­za con l’epi­les­sia, che Noah, i ca­pel­li ros­sic­ci e le len­tig­gi­ni sul vol­to, por­ta avan­ti con il sorriso e con un gran­dis­si­mo co­rag­gio.

Lo rac­con­ta la mam­ma: «Non au­gu­ro a nes­su­no di tro­var­si da­van­ti il pro­prio bam­bi­no in quel­le con­di­zio­ni. Non era più lui, ave­va la tem­pe­ra­tu­ra a 34 gra­di e non riu­sci­va a re­spi­ra­re. L’am­bu­lan­za è ve­nu­ta a pren­der­lo da­van­ti ai suoi due fra­tel­li, Ales­san­dro e Vin­cent, che han­no 11 e 14 an­ni, pian­ge­va­no di­spe­ra­ti, non ca­pi­va­no co­sa stes­se suc­ce­den­do».

Il re­fer­to me­di­co era so­lo la pun­ta dell’ice­berg, la pro­va pro­va­ta che quel­la not­te i sin­go­li mi­nu­ti avreb­be­ro fat­to la dif­fe­ren­za. «È ca­pi­ta­to an­co­ra», di­ce Bar­ba­ra, «ma an­che se ogni vol­ta per noi che lo as­si­stia­mo la pre­oc­cu­pa­zio­ne è al­tis­si­ma, in un an­go­lo del cuo­re si fa sen­ti­re for­te il con­for­to del­le per­so­ne che so­no in­tor­no a noi e su cui pos­sia­mo con­ta­re. Co­sì, quan­do Noah rien­tra a scuo­la do­po qual­che as­sen­za do­vu­ta al suo pro­ble­ma, fe­steg­gia­mo con una tor­ta e la fo­to di un su­pe­re­roe stam­pa­ta so­pra: per­ché nes­su­no è dav­ve­ro un eroe da so­lo». Do­po que­sta espe­rien­za, nei pia­ni del­la fa­mi­glia Pe­ru­gi­ni c’è l’in­ten­zio­ne di av­via­re un per­cor­so di sen­si­bi­liz­za­zio­ne per i bam­bi­ni che sof­fro­no di epi­les­sia.

Il pic­co­lo Noah og­gi dor­me con la mam­ma. È lei a sve­gliar­lo ogni mat­ti­na con un ba­cio sul­la fron­te. «Qual­che gior­no fa», con­clu­de Bar­ba­ra, «ha vo­lu­to met­te­re nel cas­set­to la sua gi­raf­fa di pe­lu­che. “La ma­lat­tia”, di­ce, “la af­fron­ta­no i gran­di”. E lui ha sa­pu­to cre­sce­re, fa­cen­do cre­sce­re tut­ti quan­ti noi». E può con­ta­re sull’aiu­to di un eser­ci­to di pic­co­li in­fer­mie­ri, i suoi 22 com­pa­gni pron­ti a soc­cor­rer­lo.

di En­ri­co Gal­let­ti SIMPATICISSIMO MA FRA­GI­LE Ric­cio­ne (Ri­mi­ni). Noah Pe­ru­gi­ni, 9 an­ni, vi­so vi­spo e look ec­cen­tri­co, fre­quen­ta la ter­za ele­men­ta­re del­la scuo­la Bran­di. A si­ni­stra, il car­tel­lo espo­sto nel­la sua clas­se che sta­bi­li­sce gli in­ca­ri­chi di cia­scu­no per soc­cor­rer­lo in ca­so di cri­si.

IL PIC­CO­LO DI FA­MI­GLIA CON­TA AN­CHE SUI DUE FRATELLINI Due im­ma­gi­ni dall’al­bum del­la fa­mi­glia di Noah: sot­to, il bim­bo con il pa­pà De­nis Pe­ru­gi­ni, 39 an­ni, e con i due fra­tel­li Ales­san­dro e Vin­cent, 11 e 14 an­ni. A de­stra, mam­ma Bar­ba­ra, 47, con i tre fi­gli in gi­ta. «La sua pri­ma cri­si epi­let­ti­ca Noah l’ha avu­ta la not­te di San­to Ste­fa­no di due an­ni fa ed è sta­ta ter­ri­bi­le», rac­con­ta la ma­dre. «Per for­tu­na i soc­cor­si so­no sta­ti tem­pe­sti­vi e in ospe­da­le il mio bam­bi­no se l’è ca­va­ta be­ne». Og­gi il pic­co­lo con­ti­nua a mi­su­rar­si con la sua ma­lat­tia.

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