Co­me sco­pri­re se tuo fi­glio è un bul­lo

SI AB­BAS­SA L’ETÀ DI CHI COMMETTE SO­PRU­SI. E SPES­SO LE FA­MI­GLIE DEI TEPPISTELLI NON SE NE ACCORGONO O FINGONO DI NON VE­DE­RE. «MA LA COL­PA È LO­RO», DI­CE L’ESPER­TO. «SI PUÒ POR­RE RIMEDIO. CON PO­CHE RE­GO­LE»

GENTE - - Sommario - DI RO­BER­TA SPA­DOT­TO

Es­se­re ge­ni­to­ri di un ra­gaz­zi­no vit­ti­ma di bul­li­smo com­por­ta sof­fe­ren­ze e pre­oc­cu­pa­zio­ni. Da­ti al­la ma­no, il fe­no­me­no di­la­ga sem­pre di più. Se­con­do gli ul­ti­mi da­ti Istat, ol­tre il 50 per cen­to dei tee­na­ger di età com­pre­sa tra gli 11 e i 17 an­ni ha su­bi­to un at­to vio­len­to da par­te di un coe­ta­neo. E non si sen­ta esen­te chi ha fi­gli al­la scuo­la ma­ter­na: se­con­do una re­cen­te ri­cer­ca l’età si sta pe­ri­co­lo­sa­mem­te ab­bas­san­do coin­vol­gen­do bim­bi an­che di 4 e 5 an­ni. Per non par­la­re del­le fem­mi­ne: ne-

gli ul­ti­mi tem­pi so­no au­men­ta­te al­me­no del 20 per cen­to le bul­le in età pre­sco­la­re. «Il pun­to pe­rò è che so­no so­lo le fa­mi­glie del­le vit­ti­me che chie­do­no aiu­to», av­ver­te Lu­ca Ber­nar­do, fon­da­to­re nel 2008 del pri­mo Cen­tro na­zio­na­le an­ti­bul­li­smo all’ospe­da­le Fa­te­be­ne­fra­tel­li di Mi­la­no e au­to­re, con Fran­ce­sca Mai­sa­no, psi­co­te­ra­peu­ta dell’età evo­lu­ti­va, del li­bro L’età dei bul­li, che dà una mi­su­ra pun­tua­le del fe­no­me­no e ten­ta di for­ni­re con­si­gli an­che ai pa­pà e al­le mam­me di bul­li o po­ten­zia­li ta­li.

I fat­ti di cro­na­ca rac­con­ta­no quo­ti­dia­na­men­te l’or­ro­re di que­sta pia­ga. Per fa­re un esem­pio su tut­ti, qual­che set­ti­ma­na fa ad Ales­san­dria una pro­fes­so­res­sa con dif­fi­col­tà di deam­bu­la­zio­ne è sta­ta le­ga­ta a una se­dia, pic­chia­ta dai suoi alun­ni che han­no fil­ma­to la vio­len­za per po­ter­se­ne poi van­ta­re sui so­cial net­work. I gio­va­ni de­lin­quen­ti di 14-15 an­ni se la so­no ca­va­ta con una so­spen­sio­ne e l’ob­bli­go di pu­li­re au­le e pa­le­stre. Ba­sta que­sto? E che suc­ce­de se è il ge­ni­to­re che pic­chia un in­se­gnan­te, co­me è suc­ces­so a Pa­ler­mo do­ve un uo­mo ha man­da­to in ospe­da­le un pro­fes­so­re ipo­ve­den­te che, pa­re, ave­va rim­pro­ve­ra­to sua fi­glia? «Il bul­li­smo na­sce in fa­mi­glia», di­ce Ber­nar­do. «La mag­gio­ran­za dei ge­ni­to­ri fa­ti­ca a cre­de­re che il pro­prio fi­glio pos­sa es­se­re un bul­lo. L’ag­gres­si­vi­tà in un bam­bi­no è nor­ma­le, di­ven­ta pa­to­lo­gi­ca quan­do non è so­ste­nu­ta da mo­del­li edu­ca­ti­vi po­si­ti­vi». Ec­co al­lo­ra un pic­co­lo va­de­me­cum, trat­to dal li­bro di Lu­ca Ber­nar­do, per non ca­de­re in er­ro­ri an­che in­vo­lon­ta­ri che pos­so­no met­te­re a ri­schio il fu­tu­ro dei no­stri fi­gli.

Vio­len­za chia­ma vio­len­za. Ge­ni­to­ri trop­po ri­gi­di, di­spo­sti a usa­re me­to­di vio­len­ti, sia fi­si­ci sia ver­ba­li, per far­si ri­spet­ta­re so­no un pe­ri­co­lo nel­lo svi­lup­po del fi­glio, il qua­le in­flig­ge­rà agli al­tri le pe­ne

su­bi­te. A vol­te, l’in­si­dia si an­ni­da nel fat­to che uno dei fa­mi­lia­ri è un bul­lo (co­me il pa­dre vio­len­to di cui so­pra). Ma fa­mi­glia e scuo­la do­vreb­be­ro il più pos­si­bi­le col­la­bo­ra­re nell’in­cul­ca­re il ri­spet­to del­le re­go­le e dell’au­to­ri­tà.

Non pie­ga­te­vi a lui. Met­ter­si al­lo stes­so li­vel­lo di un bam­bi­no o ad­di­rit­tu­ra es­ser­ne sot­to­mes­si as­se­con­dan­do­lo in tut­to crea una pro­fon­da an­go­scia in un fi­glio. Da­re del­le re­go­le e re­spon­sa­bi­liz­zar­lo lo ren­de ca­pa­ce di li­mi­ta­re il suo sen­so di on­ni­po­ten­za. An­che il bul­lo, co­me la vit­ti­ma, sta mo­stran­do di­sa­gio e fra­gi­li­tà emo­ti­va. Non ser­ve pu­nir­lo, ma ascol­tar­lo e con­te­ner­lo.

Lo sport ge­ne­ra com­pe­ti­zio­ne. L’os­ses­sio­ne per lo sport, spes­so tra­sfe­ri­ta dai ge­ni­to­ri, è una del­le cau­se del bul­li­smo. La com­pe­ti­zio­ne por­ta­ta all’esa­spe­ra­zio­ne, sen­za il ri­spet­to dell’av­ver­sa­rio, può in­ne­scar­lo e in Ita­lia un ca­so di bul­li­smo su die­ci na­sce co­sì. Il ri­schio del­la tec­no­lo­gia. Spes­so, stres­sa­ti da una gior­na­ta di la­vo­ro, si cer­ca una tre­gua con­se­gnan­do al pro­prio fi­glio un ta­blet. Non è un ma­le se lo si se­gue o si sca­ri­ca­no gio­chi adat­ti al­la sua età. La- scia­re un bim­bo sot­to i 5 an­ni a na­vi­ga­re da so­lo in­ve­ce è pe­ri­co­lo­so: i pic­co­li non san­no di­stin­gue­re la real­tà dal­la fin­zio­ne e spes­so imi­ta­no azio­ni ag­gres­si­ve cre­den­do­le nor­ma­li. Se in­ve­ce il fi­glio è più gran­de e pas­sa trop­po tem­po sui so­cial, espo­nen­do­si quin­di ai pe­ri­co­li del cy­ber­bul­li­smo, è giu­sto mo­ni­to­ra­re la si­tua­zio­ne e li­mi­ta­re l'uso dei so­cial spie­gan­do le con­se­guen­ze psi­co­lo­gi­che che pos­so­no de­ri­va­re da un abu­so del­la Re­te. L’im­por­tan­za dei fra­tel­li e del grup­po. Nel 70 per cen­to dei ca­si trat­ta­ti nel cen­tro an­ti­bul­li­smo di Mi­la­no la pre­sen­za di un fra­tel­lo o di una so­rel­la è sta­ta pre­zio­sa: spes­so so­no i pri­mi ad ac­cor­ger­si che qual­co­sa non va e a da­re quel­la vi­ci­nan­za che ma­ga­ri i ge­ni­to­ri non of­fro­no. In ge­ne­ra­le, sia in fa­mi­glia sia a scuo­la, è im­por­tan­te che tut­to la fa­mi­glia sia coin­vol­ta. Gra­zie al la­vo­ro in­sie­me, il bul­lo im­pa­re­rà a espri­me­re il pro­prio di­sac­cor­do in mo­do co­strut­ti­vo e non più vio­len­to. In ogni ca­so, si può chie­de­re il sup­por­to di un su­per­vi­so­re. Il cen­tro an­ti­bul­li­smo in­ter­vie­ne in mol­te cit­tà ita­lia­ne. Per in­fo: www.ca­sa­pe­dia­tri­ca.it. «Au­spi­chia­mo che cen­tri co­me il no­stro si dif­fon­da­no in ogni Re­gio­ne», di­ce Ber­nar­do.

L’aiu­to de­gli ani­ma­li. Nel cen­tro an­ti­bul­li­smo di Mi­la­no, in col­la­bo­ra­zio­ne con Fri­da’s Friends on­lus di Mon­za, è na­to il pri­mo pro­get­to ita­lia­no chia­ma­to “Vi­te e bul­lo­ni” che sfrut­ta la “pet the­ra­py”, os­sia la pre­sen­za di cani e al­tri ani­ma­li, per di­mi­nui­re le an­sie del­le vit­ti­me e fa­vo­ri­re l’aper­tu­ra ver­so le re­la­zio­ni e te­ne­re a ba­da le emo­zio­ni esplo­si­ve dei bul­li. l

ALLARME AN­CHE AL­LA SCUO­LA MA­TER­NA Una sce­na or­mai quo­ti­dia­na: un ra­gaz­zi­no su due tra gli 11 e i 17 an­ni è vit­ti­ma di so­pru­si da par­te di un coe­ta­neo. A de­stra, una sce­na di bul­li­smo in una scuo­la dell’in­fan­zia. Una ri­cer­ca del 2017 ha mo­stra­to che già a 4-5 an­ni i bim­bi pos­so­no svi­lup­pa­re at­teg­gia­men­ti vio­len­ti.

CON­SI­GLI PRE­ZIO­SI Il li­bro dal qua­le ab­bia­mo trat­to il no­stro pic­co­lo de­ca­lo­go.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.