IL RI­TOR­NO DI SA­BRI­NA

«...MA LUI È AN­CHE GE­LO­SO E SE METTO LA MI­NI MI DI­CE: “MAM­MA, COPRITI”», CON­FI­DA SA­BRI­NA. IL SEX SYM­BOL AN­NI 80 SA­RÀ NEL FILM DI BRIZ­ZI

GENTE - - Sommario - da Mo­glia­no Ve­ne­to (Tre­vi­so) Sa­bri­na Bo­na­lu­mi

La Sa­ler­no, sex sym­bol de­gli An­ni 80, tor­na con un di­sco e nel film fir­ma­to Fau­sto Briz­zi.

Una tor­ta e mez­zo se­co­lo di can­de­li­ne... «Det­to co­sì fa im­pres­sio­ne! Ma og­gi, a 50 an­ni, sto me­glio di quan­do ne ave­vo 20 ed ero fra­gi­le, ag­gro­vi­glia­ta, in­quie­ta. Pas­sa­vo per una so­la­re, ma c’era­no tan­ti an­go­li bui den­tro di me: non mi fi­da­vo di nes­su­no e mi tor­men­ta­vo su tut­to. Ora è di­ver­so. Non ho più pau­ra. E ho co­scien­za di me stes­sa, di ciò che è im­por­tan­te per stare be­ne».

E non è so­lo per­ché la bel­lez­za non l’ha mai tra­di­ta se Sa­bri­na Sa­ler­no og­gi si guar­da al­lo spec­chio e sor­ri­de. «Sor­ri­do per­ché, no­no­stan­te io sia una pe­ren­ne in­sod­di­sfat­ta, ho ciò che vo­le­vo più di ogni al­tra co­sa: una famiglia uni­ta, quel­la che non ho avu­to da bam­bi­na, vi­sto che mio pa­dre l’ho co­no­sciu­to quan­do ave­vo 12 an­ni e poi per­so di nuo­vo; e un fi­glio, Lu­ca Ma­ria. L’uni­co che ha sa­pu­to col­ma­re il bic­chie­re che io ve­de­vo sem­pre mez­zo vuo­to. Mi ha da­to si­cu­rez­za, fa­cen­do­mi sco­pri­re l’aspet­to più pu­ro dell’amo­re».

Sa­bri­na sor­ri­de, sve­lan­do il la­to ine­di­to, te­ne­ro e pro­fon­do del sex sym­bol na­to per

ca­so do­po un pro­vi­no. Ave­va 17 an­ni. Quei po­chi mi­nu­ti le val­se­ro con­trat­ti in Tv, un po­sto spe­cia­le e ri­cor­ren­te nei so­gni ero­ti­ci de­gli ita­lia­ni e una car­rie­ra va­rie­ga­ta che pro­se­gue da ol­tre trent’an­ni. «A bre­ve ini­zie­rò le ri­pre­se di Mo­da­li­tà ae­reo, il nuo­vo film di Fau­sto Briz­zi. Sa­rà una pic­co­la par­te, ma ne so­no or­go­glio­sa», rac­con­ta. «A no­vem­bre usci­rà il mio nuo­vo di­sco, un ge­ne­re pop-dan­ce tut­to in in­gle­se con con­ta­mi­na­zio­ni in fran­ce­se». All’este­ro, so­prat­tut­to in Fran­cia, Sa­bri­na è una star che riem­pie i pa­laz­zet­ti con i suoi con­cer­ti ad al­to tas­so di sensualità. «In Ita­lia mi pro­pon­go­no più reality show, io pre­fe­ri­sco le mie tour­née», rac­con­ta men­tre si si­ste­ma il cor­pet­to, che sve­la la per­fe­zio­ne di un fi­si­co be­stia­le, mai cam­bia­to. «E pen­sa che quan­do il mio cor­po ini­zia­va a sboc­cia­re, ero im­ba­raz­za­tis­si­ma. Cam­mi­na­vo co­pren­do­mi il se­no con le ma­ni. So­lo a 17 an­ni, do­po quel pro­vi­no, ho de­ci­so che la mia pro­ca­ci­tà do­ve­va es­se­re il pun­to di for­za».

Sa­bri­na giu­ra di non aver mai pec­ca­to di va­ni­tà. «Non ero va­ni­to­sa, lo so­no più ades­so. E gli oc­chi ad­dos­so non mi so­no mai pia­ciu­ti più di tan­to. A un cer­to pun­to mi so­no pu­re sen­ti­ta in col­pa per es­se­re un sex sym­bol. Mi di­ce­vo: “Ma co­me: io vo­glio ca­pi­re, an­da­re a fon­do su tut­to, leg­go Freud, Jung, Si­mo­ne de Beau­voir, e per al­cu­ni so­no so­lo se­no e se­de­re?”». Poi ha pre­val­so il sen­so del­la real­tà. «Ave­vo ca­pi­to che l’im­por­tan­te era non far­si schiac­cia­re dal mec­ca­ni­smo, ma ca­val­ca­re l’on­da. Che una co­sa è il la­vo­ro, l’al­tra è la di­men­sio­ne pri­va­ta. E io, finito lo show in Tv, tor­na­vo a ca­sa e so­gna­vo il gran­de amo­re». Scan­san­do schie­re di cor­teg­gia­to­ri e avan­ce mi­lio­na­rie, che non ha mai as­se­con­da­to. «Ho but­ta­to al ven­to pro­po­ste paz­ze­sche, di quel­le che ti fa­reb­be­ro svol­ta­re per tut­ta la vi­ta. Ma ci so­no co­se che non han­no prez­zo, co­me la di­gni­tà e la li­ber­tà di sce­glie­re con chi stare e co­sa fa­re. So­no sem­pre sta­ta fe­de­le a me stes­sa». La con­fer­ma di que­ste pa­ro­le en­tra all’im­prov­vi­so nel­la stan­za nel­la qua­le fac­cia­mo l’in­ter­vi­sta. Da ol­tre 25 an­ni è le­ga­ta a En­ri­co Monti, im­pren­di­to­re ve­ne­to dell’in­du­stria tes­si­le, spo­sa­to nel 2006, due an­ni do­po la na­sci­ta del fi­glio. «Ho co­no­sciu­to En­ri­co nel 1993. Ero an­da­ta in Ve­ne­to in una sa­la d’in­ci­sio­ne per un bra­no. Lui era il pro­prie­ta­rio. Tra noi fu il clas­si­co col­po di ful­mi­ne: da quel mo­men­to non ci sia­mo più la­scia­ti. Mi con­qui­stò per i suoi va­lo­ri, per l’in­tel­li­gen­za, per­ché mi fa fat­to sen­ti­re pro­tet­ta, ri­spet­tan­do­mi e la­scian­do­mi li­be­ra. Ge­lo­sia? Mai. Non me ne so­no mai ac­cor­ta». Era l’uo­mo giu­sto con il qua­le met­ter su famiglia, «an­che se ne ero ter­ro­riz­za­ta: pen­sa­vo di non es­se­re all’al­tez­za ed ero trop­po ap­pren­si­va».

Poi, nell’apri­le 2004, tut­te que­ste an­sie so­no sta­te spaz­za­te via da un bam­bi­no. «L’ab­bia­mo vo­lu­to con for­za. Ero fe­li­ce an­che se ave­vo ad­dos­so 40 chi­li pre­si in gra­vi­dan­za a cau­sa di una ge­sto­si. Mi ero tra­sfor­ma­ta e te­me­vo che non sa­rei mai più tor­na­ta nel­la mia ta­glia, ma non mi im­por­ta­va. Ave­vo mio fi­glio, era l’uni­ca co­sa che con­ta­va dav­ve­ro. Pri­ma di pen­sa­re al­la li­nea do­ve­vo im­pa­ra­re a fa­re la mam­ma. Mi so­no im­pe­gna­ta tan­to, non ho de­le­ga­to. Con­fes­so di aver­lo da­to in brac­cio a un estra­neo so­lo quan­do ave­va un an­no». Ora Lu­ca Ma­ria ne ha 14, è al­to un me­tro e 88, stu­dia al li­ceo clas­si­co, ado­ra la moun­tain bi­ke ed è un ma­gni­fi­co gio­va­not­to. «So­no an­co­ra ap­pren­si­va, lo am­met­to, ma vo­glio che mio fi­glio vo­li, che sia si­cu­ro di sé, che sen­ta il ca­lo­re e il so­ste­gno del­la famiglia. Lo vo­glio ac­com­pa­gna­re nel­le sue scel­te, sen­za pe­rò so­sti­tuir­mi a lui nel­le de­ci­sio­ni. Es­se­re ma­dre è il me­stie­re più com­pli­ca­to, ma an­che il più bel­lo. Avrei vo­lu­to al­tri fi­gli, pe­rò non so­no ar­ri­va­ti».

Men­tre par­lia­mo ar­ri­va Lu­ca. Edu­ca­tis­si­mo. Sa­bri­na lo guar­da e si il­lu­mi­na per quan­to è bel­lo. «Non so­no ge­lo­sa di lui. Men­tre lui lo è di me. Se ca­pi­ta che i suoi ami­ci mi guar­di­no, e ma­ga­ri ho una mi­ni trop­po mi­ni, mi di­ce su­bi­to: “Dai, mam­ma, copriti!”. Io sbuf­fo, ma mi riem­pie di or­go­glio sa­per­lo co­sì pro­tet­ti­vo».

IR­RE­SI­STI­BI­LI TRA­SPA­REN­ZE Mo­glia­no Ve­ne­to (Tre­vi­so). Una pro­rom­pen­te Sa­bri­na Sa­ler­no, 50 an­ni, po­sa nel giar­di­no di Vil­la Con­dul­mer. Le tra­spa­ren­ze del top e dell’abi­to da se­ra (sot­to) esal­ta­no il cor­po si­nuo­so e le cur­ve che la re­se­ro fa­mo­sa. «Mi ten­go in li­nea fa­cen­do pa­le­stra, step co­reo­gra­fi­co e pe­si tre vol­te a set­ti­ma­na», di­ce. (Foto Mar­co Ros­si).

IL SUO SPLEN­DI­DO GI­GAN­TE Sa­bri­na guar­da dal bas­so ver­so l’al­to, con oc­chi pie­ni di amo­re e or­go­glio, il fi­glio Lu­ca Ma­ria, 14 an­ni, stu­den­te al li­ceo clas­si­co. È al­to un me­tro e 88 ed è ap­pas­sio­na­to di moun­tain bi­ke.

PRO­TET­TA DA DUE CORAZZIERI Mo­glia­no Ve­ne­to (Tre­vi­so). Sa­bri­na Sa­ler­no in un al­tro scat­to che esal­ta la sua ca­ri­ca sen­sua­le. Sot­to, con i suoi uo­mi­ni: il fi­glio e il ma­ri­to En­ri­co Monti, 56 an­ni, im­pren­di­to­re dell’in­du­stria tes­si­le. «L’ho co­no­sciu­to nel 1993 in una sa­la di in­ci­sio­ne: ero lì per re­gi­stra­re un bra­no, lui era il pro­prie­ta­rio. È sta­to un col­po di ful­mi­ne», con­fi­da lei.

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