FELTRI SI SVE­LA

GIO­VA­NIS­SI­MO E CON UNA CAR­RIE­RA DA IN­TRA­PREN­DE­RE RESTÒ VEDOVO. CON DUE NEONATE. «PER FOR­TU­NA INCONTRAI QUEL­LA DON­NA. SIA­MO AN­CO­RA IN­SIE­ME»

GENTE - - Sommario - di Ros­sa­na Lin­gui­ni

Il “ter­ri­bi­le” Vit­to­rio Feltri nel suo nuo­vo li­bro par­la a cuo­re aper­to an­che di amo­ri, fi­gli e ni­po­ti.

«FA­RE UNA VE­TRI­NA È CO­ME DI­SE­GNA­RE LA PRI­MA PA­GI­NA»

F

os­se un’au­to­bio­gra­fia rac­con­te­reb­be an­che di ca­val­li, gat­ti e abi­ti di buo­na fat­tu­ra, no­to­ria­men­te tre gran­di pas­sio­ni di Vit­to­rio Feltri, ol­tre che di quel pez­zo di sto­ria del gior­na­li­smo ita­lia­no che dall’Eu­ro­peo all’In­di­pen­den­te fi­no a Li­be­ro coin­ci­de con la sua lun­ga car­rie­ra pro­fes­sio­na­le. In­ve­ce Il bor­ghe­se, La mia vi­ta e i miei in­con­tri da cro

ni­sta spet­ti­na­to, in li­bre­ria per Mon­da­do­ri, so­mi­glia più a una rac­col­ta di epi­so­di e aned­do­ti ine­di­ti che l’au­to­re rac­con­ta con la con­sue­ta pro­sa ir­ri­ve­ren­te, sen­za ri­spar­mia­re det­ta­gli spas­so­si né omet­te­re de­bo­lez­ze e sgam­bet­ti del de­sti­no.

«So­no ri­cor­di che non vo­le­vo an­das­se­ro perduti», con­fer­ma lui, «a vol­te di­ver­ten­ti, an­che uti­li a ca­pi­re me­glio cer­ti per­so­nag­gi pub­bli­ci che non so­no sem­pre e sol­tan­to co­me ap­pa­io­no sui gior­na­li». Po­li­ti­ci, da Giu­lio An­dreot­ti a Bet­ti­no Cra­xi, e poi col­le­ghi e ami­ci: la “dea e ti­ran­na” Oria­na Fal­la­ci, “una sor­ta di At­ti­la del­la car­ta stam­pa­ta”; il No­bel Eu­ge­nio Mon­ta­le, fir­ma di pre­sti­gio del Cor­rie­re del­la Se­ra che de­li­zia­va la redazione di via Sol­fe­ri­no con i suoi gor­gheg­gi da ba­ri­to­no; e poi En­zo Bia­gi, “un mae­stro”; Gior­gio Boc­ca, il “mi­glior ne­mi­co”; In­dro Mon­ta­nel­li, una di quel­le per­so­ne che “re­sta­no per sem­pre, per­si­no quan­do non ci so­no più”. Ma, a sor­pre­sa, dal­le 98 pa­gi­ne de Il

bor­ghe­se esce an­che un Feltri pri­va­to, rac­con­ta­to con pen­na non me­no af­fi­la­ta di quel­la usa­ta dal fon­da­to­re di Li­be­ro per sfer­za­re av­ver­sa­ri e mez­ze cal­zet­te. L’in­fan­zia con zia Ti­na e le le­zio­ni di sto­ria e di vi­ta di mon­si­gnor An­ge­lo Me­li, “ge­ni­to­ri pu­ta­ti­vi” cui il gior­na­li­sta di Ber­ga­mo, ri­ma­sto or­fa­no di pa­dre da pic­co­lo, de­di­ca il li­bro. I la­vo­ret­ti fat­ti da ra­gaz­zi­no per aiu­ta­re la ma­dre ve­do­va a man­da­re avan­ti la famiglia, dal gar­zo­ne del lat­te al ve­tri­ni­sta, me­stie­re che fu il suo “ascen­so­re so­cia­le”. «L’ho fat­to per due an­ni», ri­cor­da il gior­na­li­sta. «Ave­vo avu­to un bra­vis­si­mo in­se­gnan­te e gua­da­gna­vo mol­ti sol­di: do­po, co­me scri­vo nel li­bro, ho ca­pi­to che fa­re una ve­tri­na o la pri­ma pa­gi­na di un gior­na­le non è mol­to di­ver­so. In en­tram­bi i ca­si cerchi di met­te­re in evi­den­za al­cu­ne co­se che sup­po­ni pos­sa­no at­trar­re le at­ten­zio­ni del clien­te, o del let­to­re».

Nel li­bro c’è an­che il rac­con­to dell’amo­re per la pri­ma mo­glie Ma­ria Lau­ra e il do­lo­re per la sua tra­gi­ca per­di­ta, a po­chi me­si dal­la na­sci­ta del­le ge­mel­le Sa­ba e Lau­ra. “La mor­te la fiu­ti, tut­ta­via tap­pi le na­ri­ci. È inac­cet­ta­bi­le la di­par­ti­ta di chi ami”, si leg­ge nel XV ca­pi­to­lo, l’ul­ti­mo. Ini­ziò una vi­ta da pa­dre sin­gle e gio­va­nis­si­mo (ave­va ap­pe­na 21 an­ni), bi­be­ron e cam­bi di pan­no­li­ni pri­ma di an­da­re in uf­fi­cio, ma du­rò po­co più di un an­no. Poi Feltri in­con­trò Enoe, che lo col­pì per l’af­fet­to per le sue bim­be e per le gam­be. «Sì, le gam­be so­no sta­te il primo ele­men­to che mi ha at­trat­to in que­sta don­na me­ra­vi­glio­sa», rac­con­ta an­co­ra. «Lei mi ha soc­cor­so, mi ha sal­va­to la vi­ta. E io so­no sta­to ben con­ten­to di spo­sar­me­la e di te­ner­me­la per cin­quant’an­ni: mi ha aiu­ta­to con le mie due fi­glie, poi ab­bia­mo avu­to al­tri due fi­gli in­sie­me e li ab­bia­mo al­le­va­ti tut­ti e quat­tro nel mo­do mi­glio­re pos­si­bi­le. E i ri­sul­ta­ti non so­no sta­ti ma­le, da quel che pos­so giu­di­ca­re og­gi». Sa­ba e Lau­ra, che ades­so han­no 52 an­ni, poi Mat­tia, che ne ha 48, e Fio­ren­za, 46. «Ai tem­pi ave­va­no crea­to una spe­cie di clan, so­no cre­sciu­ti dan­do­si una ma­no l’un l’al­tro, vi­sto che mia mo­glie ha ri­pre­so pre­sto a la­vo­ra­re e non ave­va la

AP­PUN­TI DI UN CRO­NI­STA MA A CUO­RE APER­TO Non una ve­ra au­to­bio­gra­fia ma una rac­col­ta di aned­do­ti ed epi­so­di ine­di­ti che Vit­to­rio Feltri non vo­le­va an­das­se­ro smar­ri­ti. È Il bor­ghe­se, La mia vi­ta e i miei in­con­tri da cro­ni­sta spet­ti­na­to (a si­ni­stra, la co­per­ti­na), ap­pe­na usci­to in li­bre­ria per Mon­da­do­ri a 17 eu­ro. No­van­tot­to pa­gi­ne in cui il gior­na­li­sta, con la con­sue­ta pro­sa af­fi­la­ta e ir­ri­ve­ren­te, rac­con­ta po­li­ti­ci, col­le­ghi e ami­ci. E un po’ an­che se stes­so. SEM­PRE PIÙ SU Mi­la­no. Vit­to­rio Feltri, 75 an­ni, fon­da­to­re e di­ret­to­re di Li­be­ro. Scri­ve: “Il suc­ces­so è una stra­da a sen­so uni­co. Tut­ta in sa­li­ta”.

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