Il pe­dia­tra. At­ten­ti ai gat­ti ran­da­gi La psi­co­lo­ga. Chi de­ve pa­ga­re il con­to?

Con un graf­fio tra­smet­to­no la Bar­to­nel­la, un ger­me che fa gon­fia­re i lin­fo­no­di. Il mor­bo gua­ri­sce da so­lo in due me­si, ma non esi­ste una te­ra­pia

GENTE - - Sommario - EN­ZO CORBELLA

DI EN­ZO CORBELLA E GIANNA SCHELOTTO

S oprat­tut­to se è an­co­ra cuc­cio­lo e se esce all’aper­to nei giar­di­ni o nei cam­pi, il gat­to è in gra­do di tra­smet­te­re a un bam­bi­no tra­mi­te graf­fi, mor­si o lec­ca­te il ger­me del­la Bar­to­nel­la, re­spon­sa­bi­le di una in­fe­zio­ne: la lin­fo­re­ti­cu­lo­si be­ni­gna o ma­lat­tia da graf­fio di gat­to. In real­tà l’es­se­re uma­no si può in­fet­ta­re an­che at­tra­ver­so pun­tu­re di spi­ne o di in­set­to, scheg­ge di le­gno e, mol­to ra­ra­men­te, il mor­so di un ca­ne. La ma­lat­tia si ma­ni­fe­sta co­me una lin­fa­de­ni­te, cioè un in­te­res­sa­men­to dei lin­fo­no­di. Nel­la se­de del­la le­sio­ne, in ge­ne­re un brac­cio, com­pa­re do­po una set­ti­ma­na una mac­chia ros­sa­stra o una ve­sci­co­la, cui se­gue gior­ni do­po un in­gros­sa­men­to dei lin­fo­no­di a li­vel­lo del­la te­sta, del col­lo, del­le brac­cia o dell’ascel­la. Il lin­fo­no­do ap­pa­re tu­me­fat­to, do­len­te, con la cu­te ar­ros­sa­ta; può di­ven­ta­re gros­so co­me un man­da­ri­no. Le con­di­zio­ni ge­ne­ra­li del bam­bi­no re­sta­no buo­ne e so­lo in un ter­zo dei ca­si la ma­lat­tia si ac­com­pa­gna a feb­bre, mal di te­sta, stan­chez­za e de­bo­lez­za. La tu­me­fa­zio­ne re­gre­di­sce spon­ta­nea­men­te, po­ten­do im­pie­ga­re an­che qual­che set­ti­ma­na pri­ma del­la ri­so­lu­zio­ne com­ple­ta. In un quar­to dei ca­si cir­ca il lin­fo­no­do può ram­mol­lir­si, per poi aprir­si all’ester­no con fuo­riu­sci­ta di ma­te­ria­le pu­ru­len­to. In ca­si ra­ri si può ave­re an­che una in­fe­zio­ne del­la con­giun­ti­va ocu­la­re, per esem­pio se un bim­bo si stro­fi­na gli oc­chi con le ma­ni in­fet­ta­te. Ciò por­ta a un ar­ros­sa­men­to dell’oc­chio e a un in­gros­sa­men­to del lin­fo­no­do da­van­ti all’orec­chio. La dia­gno­si del­la ma­lat­tia da graf­fio di gat- to è co­mun­que es­sen­zial­men­te cli­ni­ca, cioè si ba­sa su un con­tat­to re­cen­te con dei gat­ti e sul­la evi­den­za del­la le­sio­ne nel­la se­de di ino­cu­lo del ger­me. Si pos­so­no an­che ese­gui­re esa­mi del san­gue per cer­ca­re gli even­tua­li an­ti­cor­pi ca­pa­ci di op­por­si al­la Bar­to­nel­la. Non esi­ste una te­ra­pia spe­ci­fi­ca. Oc­cor­re ras­si­cu­ra­re sia il bam­bi­no sia i ge­ni­to­ri che si avrà una ri­so­lu­zio­ne com­ple­ta del­la ma­lat­tia nel gi­ro di uno o due me­si. I gat­ti mag­gior­men­te por­ta­to­ri di que­sto ger­me so­no quel­li se­mi-ran­da­gi o che vi­vo­no mol­to all’ester­no, a cau­sa del­le pul­ci che li in­fet­ta­no sen­za da­re lo­ro la ma­lat­tia. Ec­co per­ché trat­ta­men­ti re­go­la­ri an­ti­pul­ci, so­prat­tut­to nei cuc­cio­li, so­no una buo­na pre­ven­zio­ne per la Bar­to­nel­la.

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