Ni­ko­laj Co­ster-Wal­dau. Con­fes­sio­ni di un ma­schio al­fa

Con un ca­chet di due mi­lio­ni di dol­la­ri a epi­so­dio, il guer­rie­ro in­ce­stuo­so del Tro­no­diS­pa­de non ci pro­va nean­che a smar­car­si dal ruo­lo che l’ha re­so fa­mo­so. Pe­rò al ci­ne­ma si met­te al­la pro­va con un al­tro per­so­nag­gio ad al­to tas­so di te­sto­ste­ro­ne. Per­ché

GIOIA - - Sommario - Ro­ber­to Cro­ci

Il suo esor­dio ri­sa­le al 1994 con il film Il guar­dia­no di not­te, gi­ra­to nel­la na­tia Da­ni­mar­ca.

Ha la­vo­ra­to con gran­di at­to­ri e re­gi­sti co­me Woo­dy Al­len, Rid­ley Scott, Tom Crui­se. Ma per Ni­ko­laj Co­ster-Wal­dau la fa­ma in­ter­na­zio­na­le è ar­ri­va­ta con il ruo­lo di Jai­me Lan­ni­ster nel Tro­no di

spa­de, ora al­la set­ti­ma sta­gio­ne. Lui ne è con­sa­pe­vo­le: «Inu­ti­le cercare di sfug­gi­re a ciò per cui si è di­ven­ta­ti fa­mo­si», di­ce. Sa­rà an­che per il ca­chet di due mi­lio­ni di dol­la­ri che ri­ce­ve a ogni epi­so­dio... In­tan­to, ha mol­ta vo­glia di par­la­re di La fra­tel­lan

za, la sua ul­ti­ma fa­ti­ca ci­ne­ma­to­gra­fi­ca, ora nel­le sa­le, nel cui ca­st ci so­no an­che Jon Bern­thal, La­ke Bell, Be­n­ja­min Bratt e Oma­ri Hard­wick. Lo in­con­tria­mo a Los An­ge­les, in­sie­me con la mo­glie Nu­kaa­ka e le fi­glie Fi­lip­pa e Sa­fi­na.

Qual è il suo per­so­nag­gio ne La fra­tel­lan­za?

So­no Ja­cob Mo­ney Har­lon, bu­si­ness­man di suc­ces­so che di­ven­te­rà un gang­ster del­la fra­tel­lan­za aria­na, men­tre scon­ta una pe­na car­ce­ra­ria di set­te an­ni per aver uc­ci­so il pro­prio mi­glio­re ami­co in un in­ci­den­te au­to­mo­bi­li­sti­co: gui­da­va da ubria­co. E pur­trop­po so­no co­se che suc­ce­do­no ve­ra­men­te.

Un film mol­to for­te. Co­sa le è pia­ciu­to di que­sto ruo­lo?

Pri­ma di tut­to mi ha col­pi­to la sce­neg­gia­tu­ra. E poi è un ruo­lo in­te­res­san­te dal pun­to di vi­sta eti­co. Quan­do sei in car­ce­re de­vi pen­sa­re al­la tua so­prav­vi­ven­za, ti de­vi di­fen­de­re per evi­ta­re pe­stag­gi e abu­si fi­si­ci. E que­sto spie­ga an­che i tan­ti ta­tuag­gi che il pro­ta­go­ni­sta ha sul cor­po: in pri­gio­ne que­sti ti pos­so­no sal­va­re la vi­ta, per­ché rac­con­ta­no la tua sto­ria, fan­no ca­pi­re da che par­te stai.

Lei è cre­sciu­to a Ty­b­jerg, pae­si­no mi­nu­sco­lo in Da­ni­mar­ca. Com’è sta­ta la sua in­fan­zia?

Il mio pae­se ave­va 40 abi­tan­ti, in­dub­bia­men­te pic­co­lis­si­mo. So­no cre­sciu­to con mia ma­dre, di­vor­zia­ta da mio pa­dre, che era al­co­liz­za­to. Ho dei ri­cor­di mol­to fe­li­ci, an­che se ca­pi­ta­va che ar­ri­vas­se la po­li­zia a far­ci vi­si­ta. Ri­cor­do che una vol­ta mia mam­ma mi re­ga­lò un bel­lis­si­mo ste­reo per il mio com­plean­no, ma due ore do­po il pro­prie­ta­rio del ne­go­zio ven­ne a bus­sa­re al­la no­stra por­ta, in­sie­me ai gen­dar­mi, per far­se­lo re­sti­tui­re. Ho pro­va­to un enor­me im­ba­raz­zo, non tan­to per quel­lo che gli al­tri avreb­be­ro pen­sa­to di noi, ma per­ché sa­pe­vo che no­no­stan­te mia ma­dre la­vo­ras­se gior­no e not­te, tan­te co­se non se le po­te­va per­met­te­re.

Quan­do ha de­ci­so di di­ven­ta­re at­to­re?

In quin­ta ele­men­ta­re, al­la re­ci­ta di fi­ne an­no. Men­tre sta­vo di­cen­do la mia bat­tu­ta, crol­lò la ten­da da cam­peg­gio sul pal­co­sce­ni­co, con den­tro tut­ti gli al­tri bam­bi­ni. Per evi­ta­re una ri­sa­ta ge­ne­ra­le, ini­ziai a gi­ra­re in­tor­no al­la ten­da, aiu­tan­do tut­ti i miei com­pa­gni di clas­se ad uscir­ne per fa­re cre­de­re a tut­ti che l’in­ci­den­te in real­tà era par­te del­lo spet­ta­co­lo. Al­la fi­ne il mae­stro si com­pli­men­tò con me di­cen­do­mi che la mia pron­tez­za di spi­ri­to ci ave­va sal­va­to tut­ti da un di­sa­stro. Mi so­no sen­ti­to mol­to fie­ro di me stes­so, fi­nal­men­te ave­vo ca­pi­to che avrei po­tu­to es­se­re bra­vo in qual­co­sa.

Se non aves­se fat­to l’at­to­re, co­sa avreb­be vo­lu­to fa­re?

Il cal­cia­to­re, gio­ca­vo be­ni­no, an­che se non ero un cam­pio­ne. La mia squa­dra del cuo­re è il Leeds, ero ti­fo­so di Joe Jor­dan,

che poi pas­sò al Mi­lan, e che ora fa l’al­le­na­to­re. Ades­so ab­bia­mo un pro­prie­ta­rio ita­lia­no, An­drea Ra­driz­za­ni, che sem­bra fa­re sul se­rio.

Co­me pas­sa il suo tem­po li­be­ro?

Con la mia fa­mi­glia, mia mo­glie, le mie fi­glie e i ca­ni. So­no cre­sciu­to in una ca­sa pie­na di don­ne, vi­vo so­lo con don­ne, an­che i ca­ni so­no tut­te fem­mi­ne! Ogni tan­to ho bi­so­gno di usci­re con gli ami­ci, con cui va­do a scia­re o a fa­re gi­ri in moun­tain bi­ke, an­che quan­do la tem­pe­ra­tu­ra è sot­to­ze­ro. Ho bi­so­gno di spor­car­mi, di in­fan­gar­mi, di sen­tir­mi a con­tat­to con la na­tu­ra tra ma­schi.

Cos’ha im­pa­ra­to da tut­te que­ste don­ne?

Ho ca­pi­to che bi­so­gna es­se­re pa­zien­ti sen­za giu­di­ca­re, che sen­za gli ami­ci ma­schi non so­prav­vi­vo e che non ca­pi­rò mai le fem­mi­ne. Per me è fon­da­men­ta­le ave­re un con­tat­to con al­tro te­sto­ste­ro­ne!

L’an­no peg­gio­re del­la sua car­rie­ra?

Il 1998. Ero a Cit­tà del Ca­po, in Su­da­fri­ca, a gi­ra­re una pub­bli­ci­tà per del­le sal­sic­ce te­de­sche. Il re­gi­sta era un ame­ri­ca­no che mi ha ur­la­to in fac­cia per tre gior­ni. Un’espe­rien­za or­ri­bi­le, ho ac­cet­ta­to so­lo per­ché ave­vo bi­so­gno di sol­di.

At­to­re e film pre­fe­ri­ti?

Ro­bert De Ni­ro è il mio ido­lo, e la mia pel­li­co­la cult è C’era

una vol­ta in Ame­ri­ca. Tra l’al­tro, la co­lon­na so­no­ra di En­nio Mor­ri­co­ne è im­pa­ga­bi­le.

A par­te la Da­ni­mar­ca, ha un po­sto in cui si sen­te a ca­sa?

Sì, mia mo­glie è na­ta in Groen­lan­dia e ab­bia­mo una ca­sa nel sud del Pae­se. È una ter­ra fan­ta­sti­ca, gran­de quan­to l’Au­stra­lia, ma con so­lo 56.000 abi­tan­ti. Di re­cen­te so­no sta­to scel­to da Street View di Goo­gle per col­le­zio­na­re im­ma­gi­ni di luo­ghi re­mo­ti che si rag­giun­go­no so­lo a pie­di. Vo­glio do­cu­men­ta­re i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci che stan­no av­ve­nen­do in mol­te zo­ne ar­ti­che. Co­me es­se­ri uma­ni ab­bia- mo la re­spon­sa­bi­li­tà di pro­teg­ge­re il no­stro pia­ne­ta. Vo­glio la­scia­re qual­co­sa in ere­di­tà al­le mie fi­glie, ec­co per­ché ho ini­zia­to da una ter­ra che amo e che ho vi­sto cam­bia­re mol­to ne­gli ul­ti­mi 20 an­ni.

Lei è an­che sta­to no­mi­na­to Am­ba­scia­to­re di buo­na vo­lon­tà per l’Onu...

Sì, e il mio sco­po è quel­lo di sen­si­bi­liz­za­re e so­ste­ne­re gli obiet­ti­vi glo­ba­li di svi­lup­po so­ste­ni­bi­le per un fu­tu­ro mi­glio­re per tut­ti, che non può es­se­re rag­giun­to sen­za l’em­po­wer­ment del­le don­ne e la pro­te­zio­ne del pia­ne­ta.

L’in­con­tro più me­mo­ra­bi­le sul set?

Ero sta­to scel­to per il pro­vi­no di The good she­pherd-L’om

bra del po­te­re di­ret­to da Ro­bert De Ni­ro. Mi so­no pre­pa­ra­to mol­to, co­no­sce­vo la sce­neg­gia­tu­ra a me­mo­ria, an­che le par­ti che non era­no mie. Ap­pe­na so­no ar­ri­va­to ho vi­sto Leo­nar­do DiCa­prio e mi so­no pra­ti­ca­men­te pa­ra­liz­za­to ( Matt Da­mon in se­gui­to ha pre­so il suo po­sto, per­ché Di

Ca­prio era sta­to scel­to per The de­par­ted-Il be­ne e il ma­le, con Mar­tin Scor­se­se, ndr). Leo ov­via­men­te re­ci­ta­va con una ri­las­sa­tez­za in­cre­di­bi­le, ma a un cer­to pun­to ha ini­zia­to a par­la­re sot­to­vo­ce e io ho fat­to lo stes­so per­ché pen­sa­vo fos­se il mo­do in cui do­ve­va­mo gi­ra­re la sce­na. All’im­prov­vi­so ve­do De Ni­ro che ge­sti­co­la e mi chie­de per­ché sto sus­sur­ran­do. «Non so, se­guo Leo­nar­do...». Mi guar­dò, mi strin­se la ma­no e mi sa­lu­tò. Ov­vio, non eb­bi la par­te, ma fu lo stes­so una bel­lis­si­ma espe­rien­za. Da quel mo­men­to im­pa­rai a non du­bi­ta­re mai del­la mia pre­pa­ra­zio­ne e in­tui­zio­ne. E ho ca­pi­to che an­che Leo può sba­glia­re. G

Amo­ri A si­ni­stra, Ni­ko­laj con la mo­glie Nu­kaa­ka, na­ta in Groen­lan­dia, at­tri­ce e can­tan­te, da cui ha due fi­gli. So­pra, l’at­to­re nel suo ruo­lo di Am­ba­scia­to­re di buo­na vo­lon­tà per l’Onu a Nai­ro­bi. A de­stra, men­tre rac­co­glie im­ma­gi­ni per Goo­gle Maps in Groen­lan­dia.

Al ci­ne­ma Ni­ko­laj Co­ster-Wal­dau nel film La fra­tel­lan­za, in cui in­ter­pre­ta un uo­mo d’af­fa­ri che si tra­sfor­ma in gang­ster men­tre scon­ta una pe­na per omi­ci­dio in car­ce­re.

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