Sal­tel­la da se­du­ta, muo­ven­do ca­po e brac­cia, nel­la se­mio­scu­ri­tà:

« Una co­sa che le ma­dri san­no be­ne»

GIOIA - - Intervista -

«Per da­re una di­re­zio­ne al­la vo­ce, per ac­com­pa­gnar­la». A cac­cia del to­no giu­sto, in stu­dio, ri­pe­te le pa­ro­le più vol­te: «Im­pron­te? Im­pron­te? Im­prooon­te? ». Per Car­men Con­so­li è l’esor­dio al dop­piag­gio, le di­co­no che è un ta­len­to na­tu­ra­le. Lei ne­ga. Ep­pu­re guar­dar­la con­cen­tra­ta nel buio del­la sa­la è co­me os­ser­va­re un’opera d’ar­te; una co­sa da fa­re a de­bi­ta di­stan­za, con ri­spet­to. Nel film d’ani­ma­zio­ne Mon­ster fa­mi­ly, nei ci­ne­ma dal 19 ot­to­bre, la “can­tan­tes­sa” pre­sta la vo­ce a Em­ma, che a un cer­to pun­to, per un in­can­te­si­mo, as­sie­me a ma­ri­to e bam­bi­ni si tra­sfor­ma in mo­stro. «Mi pia­ce per­ché è una mam­ma mo­der­na con tut­te le sue fra­gi­li­tà, al­le pre­se con le dif­fi­col­tà di te­ne­re as­sie­me fa­mi­glia e la­vo­ro». An­che Car­men, nel­la vi­ta ve­ra, fa sla­lom tra im­pe­gni pro­fes­sio­na­li e fa­mi­glia, ma il ma­ri­to nel suo caso non c’è: quat­tro an­ni fa ha avu­to un fi­glio da so­la, Car­lo, con la fe­con­da­zio­ne ar­ti­fi­cia­le, «per­ché, per età, non po­te­vo più per­met­ter­mi di aspet­ta­re “quel­lo giu­sto”». In pau­sa, co­min­cia­mo l’intervista. Con Car­men è sem­pre un ri­to col­let­ti­vo, al fem­mi­ni­le: nel­la stan­za ci sia­mo io, l’agen­te, la tour ma­na­ger, un’ami­ca. E poi lei, che sta in pie­di tut­to il tempo, e par­la e par­la men­tre man­giuc­chia pin­zi­mo­nio e be­ve un po’ di vi­no si­ci­lia­no. «Ap­prez­zo il fat­to che la pro­ta­go­ni­sta sia una don­na, un per­so­nag­gio fem­mi­ni­le all’ini­zio un po’ gof­fo, che poi di­ven­ta un mo­stro, in­fi­ne un’eroi­na».

Una bel­la pa­ra­bo­la... Il suo per­so­nag­gio di­ce una co­sa mol­to in­ten­sa: «Quan­do sei ma­dre, ac­cet­ti il bel­lo e il brut­to». A pro­po­si­to: che ha det­to suo fi­glio Car­lo quan­do le han­no pro­po­sto que­sto la­vo­ro?

Il dop­pia­to­re del pro­ta­go­ni­sta ma­schi­le è in­ve­ce Max Gaz­zè, che di lei ha det­to una co­sa mol­to bel­la: «Suo­na­re in­sie­me si­gni­fi­ca scam­biar­si ger­mi di com­pli­ci­tà, pas­sar­si un raf­fred­do­re mu­si­ca­le». Io e mio fi­glio sia­mo in­na­mo­ra­ti di Max. Car­lo lo chia­ma Gaz­zèb. Pe­rò sa tut­te le sue can­zo­ni a me­mo­ria, pro­nun­cia cor­ret­ta­men­te pa­ro­le ti­po “se­squi­pe­da­le”.

Ave­te com­po­sto an­che un bra­no per la co­lon­na so­no­ra del film. Io e Max can­tia­mo, ma è sta­to Car­lo a dir­mi: «Scri­via­mo il bra­no». Si è iden­ti­fi­ca­to con il pro­ta­go­ni­sta bam­bi­no, un lu­pac­chiot­to man­na­ro. Se lui non aves­se in­si­sti­to non so co­sa avrei fat­to... In ge­ne­re, dei miei pro­get­ti de­ci­do con il cuo­re.

A 22 an­ni dal de­but­to, è an­co­ra un’im­prov­vi­sa­tri­ce? Le ri­spon­do con una fra­se di Gi­no Pao­li: la dif­fe­ren­za tra noi e i can­tan­ti su­per­gio­va­ni è che lo­ro so­no pro­fes­sio­ni­sti, noi era­va­mo dei di­let­tan­ti. Sia­mo dei di­let­tan­ti.

Su, non esa­ge­ri. Guar­di: il bel­lo è che non di­pen­do dal­la mu­si­ca. Per la­vo­ro ge­sti­sco ca­se va­can­za, mi oc­cu­po di in­te­rior design e so­no im­pren­di­to­re agri­co­lo.

Sta di­men­ti­can­do la sua eti­chet­ta di­sco­gra­fi­ca, la Nar­ci­so Re­cords. Ve­ro! È un’eti­chet­ta tut­ta al fem­mi­ni­le in cui la­vo­ra­no don­ne di ogni età. Pub­bli­chia­mo pre­va­len­te­men­te mu­si­ca tra­di­zio­na­le si­ci­lia­na, in­fat­ti sia­mo qua­si sem­pre in ros­so. In real­tà l’am­mi­ni­stra mia ma­dre.

Di cui si sa, per­ché lei lo rac­con­ta, che è una don­na mol­to to­sta...

On sta­ge Car­men du­ran­te un con­cer­to. L'8 no­vem­bre sa­rà a To­ri­no per l'ul­ti­ma da­ta italiana del suo tour, Eco di si­re­ne. Poi fa­rà tap­pa nel­le prin­ci­pa­li ca­pi­ta­li eu­ro­pee (in­fo: car­men­con­so­li.it).

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