AP­PY LI­FE

GIOIA - - In Prima Persona -

Non im­por­ta se il ri­go­ri­sta sia man­ci­no o me­no. Sem­pli­ce­men­te fun­zio­na co­sì, di­ce la scien­za che ha ana­liz­za­to gli emi­sfe­ri ce­re­bra­li e i com­por­ta­men­ti sot­to stress dei por­tie­ri. Ma non so­no sol­tan­to i por­tie­ri a tuf­far­si. Lo fa­rà an­che una tren­tot­ten­ne che tie­ne un (ca­ne) bo­va­ro del Ber­ne­se in un bi­lo­ca­le di Mi­la­no. La tren­tot­ten­ne sa­rei io. E su quel ge­ne­re di tuf­fi la scien­za non ha an­co­ra sta­ti­sti­che ag­gior­na­te, ma do­vrà at­trez­zar­si. Dun­que è suc­ces­so: sul Na­vi­glio del­la Mar­te­sa­na do­ve ogni se­ra, do­po ce­na, sta­zio­no al­me­no un’ora per la con­sue­ta pas­seg­gia­ta col ca­ne. At­ti­vi­tà, que­sta, che al­lon­ta­na un ti­po di stress e ne ge­ne­ra un al­tro: non pos­so sma­net­ta­re

ON­CE: la sca­ri­chi se pun­ti sul­la qua­li­tà (per­ché c’è solo un in­con­tro sug­ge­ri­to al gior­no). HAPPN: la sca­ri­chi se pun­ti sul­la quan­ti­tà (si at­ti­va og­gi qual­vol­ta si è vi­ci­no a una per­so­na che ha la stes­sa app e si può ini­zia­re la chat). LOVOO: è l’app che gra­zie al­la fun­zio­ne “ra­dar” ti per­met­te di tro­va­re le per­so­ne che abi­ta­no vi­ci­no a te. HIBYE: è un ser­vi­zio di geo­lo­ca­liz­za­zio­ne che ti per­met­te di sco­pri­re se in zo­na c’è qual­cu­no che ha i tuoi stes­si in­te­res­si, che sia­no an­da­re a ve­de­re il tal film al ci­ne­ma o di­vi­de­re una cor­sa in ta­xi. FOR­SE DO­MA­NI M’INNAMORO: 693 gior­ni di ap­pun­ta­men­ti on­li­ne. Il li­bro di Stel­la Grey (Ei­nau­di).

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Sa­rei usci­ta, in un an­no, 365 se­re con una per­so­na di­ver­sa se non aves­si avu­to, in to­ta­le, 25 gior­ni tra feb­bre, mal di go­la, ed emi­cra­nia; se non fos­si usci­ta al­me­no tre vol­te con cin­que di que­ste nuo­ve per­so­ne; se non aves­si ce­na­to con mia ma­dre. E for­se, se non aves­si tra­scor­so una se­ra, a ca­sa, da so­la a pen­sa­re: de­vo ver­go­gnar­mi? No, ho con­clu­so con Bo co­ri­ca­to sui miei pie­di. Ho pen­sa­to che in quei me­si ave­vo ri­co­no­sciu­to in ogni per­so­na la stes­sa stan­chez­za che sap­pia­mo tut­ti di­lui­re den­tro uno spri­tz. E in­ve­ce con il mio in­vi­to ho ti­ra­to fuo­ri al­tro: cu­rio­si­tà, con­di­vi­sio­ne di pez­zi di vi­ta, quel far­si com­pa­gnia che può tra­sfor­mar­si in ami­ci­zia. Non c’è nien­te di tri­ste in que­sto. Sem­mai, un po’ fa­ti­co­so: lo sfor­zo di fan­ta­sia per sal­ta­re da un’app all’al­tra in cer­ca di quel­la più adat­ta all’oc­ca­sio­ne, che fos­se con­di­vi­de­re la pas­seg­gia­ta con il ca­ne o una tra­sfer­ta di la­vo­ro. Fin­ché poi, quan­do il gio­co sem­bra­va qua­si esau­ri­to, ho sco­per­to Hibye, che è a me­tà tra un so­cial e un’app di in­con­tri. Fun­zio­na con un si­ste­ma di geo­lo­ca­liz­za­zio­ne e ti se­gna­la le per­so­ne vi­ci­ne a te sul­la ba­se dei lo­ro in­te­res­si o del­le lo­ro esi­gen­ze. Vuoi man­gia­re un su­shi in com­pa­gnia? Vuoi an­da­re a ve­de­re quel film al ci­ne­ma? Vuoi qual­cu­no con cui di­vi­de­re la spe­sa del ta­xi per l’ae­ro­por­to? Se c’è qual­cu­no che ha i tuoi stes­si obiet­ti­vi, ba­sta scri­ver­gli. Di­co­no che sia un so­cial che va in di­re­zio­ne in­ver­sa: fa­vo­ri­re gli in­con­tri ve­ri, non vir­tua­li. Ec­co: mi toc­ca ri­co­min­cia­re da ca­po. G

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