Schia­va-pa­dro­ne un AMO­RE VIS­SU­TO pe­ri­co­lo­sa­men­te

GIOIA - - Maleducazione Sentimentale - BAR­BA­RA AL­BER­TI

Ho avu­to sfor­tu­na in amo­re, pri­ma un uo­mo che mi vo­le­va di­strug­ge­re, poi un al­tro che c’è riu­sci­to. En­tram­be le vol­te non so­no scap­pa­ta in tem­po. E so­no di­ven­ta­ta dif­fi­den­te. Fin­ché ho in­con­tra­to lui, un gran­dis­si­mo fi­go in ogni sen­so, in­na­mo­ra­to di me co­me so­no ve­ra­men­te, in­na­mo­ra­to an­che dei di­fet­ti, sai quan­do di­ci ec­co, que­sto è ve­nu­to per ri­com­pen­sar­mi de­gli al­tri due. Un raf­fi­na­to cul­to­re dell’ero­ti­smo, che mi ha sve­la­to pia­ce­ri sco­no­sciu­ti e l’amo­re co­me gio­co. Con lui ab­bia­mo gio­ca­to al­la sot­to­mis­sio­ne. Io ero la schia­va, lui il pa­dro­ne. Gli ob­be­di­vo in tut­to, e mai mi sen­ti­vo co­sì uni­ta a lui, co­me ese­guen­do i suoi or­di­ni, che au­men­ta­va­no il de­si­de­rio. Ci ama­va­mo fol­le­men­te. Ci ama­va­mo gio­can­do, ci ama­va­mo sem­pre. Poi lui ha per­so in­te­res­se per me. I no­stri ri­ti so­no di­ven­ta­ti sem­pre più stan­chi e mec­ca­ni­ci. Con­ti­nuia­mo a fa­re le stes­se co­se, ma senz’ani­ma. È ora di far­la fi­ni­ta, ve­ro? Ta­n­ja

È già fi­ni­ta. Tu sei an­co­ra la sua schia­va, ma lui non è

più il tuo pa­dro­ne. Il pa­dro­ne è uno che vi­ve per of­frir­si al­la tua ob­be­dien­za. Ora è so­lo uno che ti co­man­da. Un gio­co pe­ri­co­lo­so co­me il vo­stro, se non è so­ste­nu­to da un gran­de amo­re­di­ven­ta tea­tro. Sta­vol­ta scap­pa in tem­po, pri­ma di ro­vi­na­re an­che il ri­cor­do di ciò che è sta­to. Sull’ar­go­men­to c’è un li­bro me­ra­vi­glio­so di Car­la Van­ge­li­sta, L’uso im­pro­prio dell’amo­re (Har­per Col­lins), am­bien­ta­to a Pa­ri­gi, nel qua­le Guy, un gri­gio no­ta­io li­gio alle re­go­le, in­con­tra Elo­die, la don­na dal cap­pot­to ros­so, ta­xi­sta a Pa­ri­gi, li­be­ra e ir­ri­ve­ren­te, che scon­vol­ge la sua cal­ma pro­po­nen­do­gli il gio­co schia­va-pa­dro­ne. Guy se­gue tut­ti i suoi or­di­ni raf­fi­na­ti e ter­ri­bi­li. A vol­te si scam­bia­no i ruo­li. Il lo­ro amo­re è fat­to di pro­ve sem­pre più dif­fi­ci­li ed esal­tan­ti, ed è co­sì per­fet­to che Elo­die fa l’ul­ti­ma mos­sa del gio­co: scom­pa­re, per ren­der­lo eter­no at­tra­ver­so il rim­pian­to. Fi­la via, a raz­zo.

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