« “Sto ve­ra­men­te nei ca­si­ni”. In Le­le lo ri­pe­te­rà un sac­co di vol­te. E a ra­gion ve­du­ta: nei ca­si­ni si cac­cia dav­ve­ro »

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ao­la Cor­tel­le­si nel­la com­me­dia Qual­co­sa di nuo­vo di Cri­sti­na Co­men­ci­ni. Ma dell’esor­dien­te man­tie­ne l’en­tu­sia­smo di chi, per sa­lu­ta­re, scat­ta in pie­di, per ri­spon­de­re al­le do­man­de, met­te il tur­bo, per or­di­na­re i piat­ti, ce­de la pre­ce­den­za: «Pri­ma ’e si­gno­re». Chia­ra­men­te, dell’in­fles­sio­ne pa­ri­gi­na nean­che l’om­bra. Fran­ce­se da par­te di ma­dre, Eduardo Cioè? «Cioè lui è fi­glio di un po­li­ziot­to, clas­se me­dia ro­ma­na. Ma il suo ce­to gli sta stret­to. Vuo­le di più, e lo vuo­le su­bi­to. Così si met­te a spac­cia­re nel gi­ro del­la Ro­ma bene. E si ri­tro­ve­rà so­praf­fat­to da­gli even­ti». La bat­tu­ta che ri­pe­ti più spes­so? «“Sto ve­ra­men­te nei ca­si­ni”». Tu ti sei mai cac­cia­to nei pa­stic­ci? «No, so­no sem­pre sta­to mol­to pro­tet­to per­so­ne in 190 Pae­si. Di gior­no vi­vo be­nis­si­mo, di not­te...». Di che co­sa hai paura? «Di non es­se­re ama­to». Mi era par­so di ca­pi­re che c’era una ra­gaz­za ac­can­to a te. «C’è, c’è. Jean­ne me la ten­go stret­ta». Sta­te in­sie­me da mol­to? «Due an­ni. Mi so­no tra­sfe­ri­to a Pa­ri­gi an­che per lei: è la mia an­co­ra che, con dol­cez­za, mi tie­ne con i pie­di per ter­ra».

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