« MI DISPIACE CHE oggi in Ita­lia i sin­gle e gli omo­ses­sua­li non pos­sa­no adot­ta­re: il mon­do è pie­no di bam­bi­ni bi­so­gno­si d’amo­re»

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tu giu­di­chi, per esem­pio, chi af­fit­ta l’ute­ro o chi op­ta per la fe­con­da­zio­ne ete­ro­lo­ga? «No, io so­no fa­vo­re­vo­le a tut­to ciò che può mi­glio­ra­re la vi­ta del­le per­so­ne. Per que­sto, mi dispiace che nel no­stro Pae­se sia così com­pli­ca­to adot­ta­re. È per­mes­so solo a cop­pie ete­ro, spo­sa­te da tre an­ni. I sin­gle e gli omo­ses­sua­li so­no esclu­si. Men­tre il mon­do è pie­no di bam­bi­ni che avreb­be­ro bi­so­gno di es­se­re adot­ta­ti. Sa­reb­be me­glio va­lu­ta­re ca­so per ca­so». An­che quando in bal­lo c’è la com­pra­ven­di­ta di neo­na­ti? «An­che. Per pre­pa­rar­mi al film ho let­to mol­te te­sti­mo­nian­ze. Una mi ha col­pi­to: una don­na spa­gno­la, ma­dre di tre fi­gli, ri­ma­ne ve­do­va men­tre è in­cin­ta del quar­to. Non ha al­cun mez­zo di so­sten­ta­men­to. Così de­ci­de di ven­de­re l’ul­ti­mo ar­ri­va­to per sfa­ma­re gli al­tri tre». Hai mes­so un po’ del suo do­lo­re in Una famiglia? «Pa­rec­chio. Quando fi­ni­vo le ri­pre­se, in mac­chi­na can­ta­vo a squar­cia­go­la del­le can­zon­ci­ne stu­pi­de: mi ser­vi­va per li­be­rar­mi dell’in­fe­li­ci­tà di Ma­ria». Ol­tre al­la co­mu­ne pro­ve­nien­za dal­la pe­ri­fe­ria ro­ma­na, in che co­sa ti so­mi­glia? «In nien­te, gra­zie a Dio. Lei è ma­dre di nes­su­no, io di due bam­bi­ni (Ja­co­po, 7 an­ni, e An­na, 4, avu­ti con il re­gi­sta Pao­lo Vir­zì, ndr). Lei è così sot­to­mes­sa da ren­der­si com­pli­ce di un cri­mi­ne, io in amo­re so­no mol­to più for­tu­na­ta». Quando tuo ma­ri­to ti di­ri­ge, co­me è av­ve­nu­to ne La paz­za gio­ia, co­me so­no i rap­por­ti? «Con me è più se­ve­ro che con gli al­tri». Fa ma­le? «Fa par­te del gio­co. So­no la sua me­tà, e mi pren­do tut­to, du­rez­ze in­clu­se. Poi pu­re io sul set so­no se­ria: non si scher­za». Mai? «Non all’ini­zio del­le ri­pre­se: so­no una don­na e voglio es­se­re ri­spet­ta­ta. E sic­co­me i ma­schiet­ti ten­do­no a vo­ler pre­va­ri­ca­re, i pri­mi gior­ni met­to su una fac­cia­ta più au­ste­ra. Poi ma­ga­ri mi sciol­go». Un bel pan­zer! «Per for­za: a me non è ca­pi­ta­to di fa­re l’at­tri­ce, nes­su­no mi ha fer­ma­ta per stra­da un gior­no per ca­so. Io vo­le­vo fa­re l’at­tri­ce: da bam­bi­na re­ci­ta­vo al­lo spec­chio i film di Ju­lia Ro­berts. E ho co­strui­to la car­rie­ra dal nul­la, con de­ter­mi­na­zio­ne». Man­dan­do una fo­to al gior­na­le per tee­na­ger Cioè e chie­den­do di par­te­ci­pa­re ai fo­to­ro­man­zi? «Sì, ave­vo 13 an­ni. Mi han­no pre­sa su­bi­to, e io mi so­no su­bi­to im­pe­gna­ta. Tan­to ero un di­sa­stro a scuo­la, tan­to so­no sem­pre sta­ta con­cen­tra­ta sui set». An­che per­ché, a par­te gli esor­di, hai sem­pre scel­to ruo­li dram­ma­ti­ci. «Il pros­si­mo sa­rà più sor­ri­den­te. A fi­ne set­tem­bre ini­zio a gi­ra­re Una sto­ria senza no­me di Ro­ber­to An­dò ac­can­to a Lau­ra Mo­ran­te,Ales­san­dro Gass­mann e Re­na­to Car­pen­tie­ri. Ma­ga­ri que­sto mio fi­glio po­trà guar­dar­lo. Ja­co­po si la­men­ta: UNA FAMIGLIA Ap­plau­di­to al Fe­sti­val di Ve­ne­zia, il film di Se­ba­stia­no Ri­so usci­rà nel­le sa­le il 28/09 con un ca­st d’ec­ce­zio­ne: ac­can­to al­la cop­pia Ramazzotti- Bruel ve­dre­mo Pip­po Del­bo­no, For­tu­na­to Cer­li­no e Ma­til­da De An­ge­lis. “Mam­ma, hai fat­to tan­ti film e io non pos­so mai ve­der­ti”». È più stu­dio­so di co­me eri tu? «Sì, è por­ta­to in ma­te­ma­ti­ca, ma­ga­ri di­ven­te­rà un in­ge­gne­re». È quel­lo che spe­ri per lui? «Spe­ro so­prat­tut­to che pos­sa cre­sce­re in un’Ita­lia di­ver­sa: oggi sen­to mol­ta paura dell’al­tro, del­lo stra­nie­ro. In­ve­ce che ac­co­glie­re gli im­mi­gra­ti li re­spin­gia­mo. Al­zia­mo mu­ri». An­zi­ché get­ta­re pon­ti, co­me di­ce Pa­pa Francesco. «Quan­to mi pia­ce que­sto Pa­pa!». A che pun­to la bi­ri­chi­na che ma­ri­na­va la scuo­la, ve­sti­va con cal­ze a re­te e ru­ba­va i ma­glio­ni al­la Ri­na­scen­te – per­ché hai di­chia­ra­to che lo fa­ce­vi – è di­ven­ta­ta una don­na tut­ta d’un pez­zo, at­tri­ce im­pe­gna­ta, che ascol­ta il Pa­pa e ha un pen­sie­ro po­li­ti­co for­te? «Cre­do che noi don­ne ci tra­sfor­mia­mo co­stan­te­men­te. Sia­mo sem­pre in una grande fio­ri­tu­ra». Vai an­co­ra a ve­de­re i ci­ne­pa­net­to­ni? «Ho smes­so». Non mi di­rai che sei an­che una mam­ma per­fet­ta, pre­ci­si­na, ipe­ror­ga­niz­za­ta? «Pre­ci­sa per nien­te. Organizzata per for­za, o la vi­ta sa­reb­be un di­sa­stro. La mat­ti­na ac­com­pa­gno i miei fi­gli a scuo­la e la se­ra pre­pa­ro l’oc­cor­ren­te: ti­ro fuo­ri gli zai­ni, i ve­sti­ti­ni e ap­pa­rec­chio la ta­vo­la per la co­la­zio­ne, con tan­to di to­va­gliet­te, taz­ze, bi­scot­ti. Ca­sa no­stra sem­bra un bed & break­fa­st. Ben for­ni­to e mol­to al­le­gro».

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