ALICIA VIKANDER

IN MO­TO, NEL DE­SER­TO, CON LA NUO­VA LARA CROFT: LA SCANDINAVA PIÙ AMA­TA DI HOLLYWOOD

Glamour (Italy) - - SOMMARIO - fo­to Ala­sdair McLel­lan

Dal­la Sve­zia con fu­ro­re, fa­sci­no e ta­len­to

Non po­tre­sti sen­tir­ti più vi­ci­na al­la per­so­na che stai per in­ter­vi­sta­re», escla­ma Alicia Vikander. E, nel ca­so aves­si pau­ra, mi in­vi­ta ad ab­brac­ciar­la. Sia­mo su un ATV (all-ter­rain ve­hi­cle) a due po­sti, in un pun­to im­pre­ci­sa­to del Jo­shua Tree Na­tio­nal Park, in Ca­li­for­nia. Ab­bia­mo ap­pe­na fir­ma­to la ri­nun­cia a ri­va­ler­ci in ca­so di scot­ta­tu­re, in­ci­den­ti, ipo­ter­mia e fe­ri­te pro­vo­ca­te da ani­ma­li sel­va­ti­ci. Lei è al po­sto di gui­da. Cos’è il peg­gio che po­treb­be suc­ce­der­ci? «Ro­ve­sciar­ci», di­ce. «Ma fa­rò in mo­do che non ac­ca­da». La gi­ta in ATV è sta­ta una sua idea, in omag­gio a Lara Croft che in­ter­pre­ta in Tomb Rai­der, re­ma­ke del film del 2001 che tra­sfor­mò la ra­gaz­za in­ter­rot­ta An­ge­li­na Jo­lie in un’eroi­na di ac­tion mo­vie. Per Alicia, 29 an­ni, vin­ci­tri­ce di un Oscar con The Da­ni­sh Girl, que­sto ruo­lo ha rap­pre­sen­ta­to il pas­sag­gio dal ci­ne­ma d’es­sai al­le me­ga­pro­du­zio­ni hol­ly­woo­dia­ne. Ne­gli ul­ti­mi me­si è sem­pre sta­ta in mo­vi­men­to. Ha spo­sa­to il col­le­ga Mi­chael Fassbender a Ibiza, fat­to la lu­na di mie­le in Ita­lia e un sal­to a New York pri­ma di at­ter­ra­re a Los An­ge­les, per la no­stra intervista. Ar­ri­va­re con que­sta sot­ti­le ra­gaz­za sve­de­se dall’in­car­na­to oli­va­stro a Chi­ria­co Sum­mit, sta­zio­ne di tran­si­to in pie­no de­ser­to, è un po’ co­me as­si­ste­re all’at­ter­rag­gio di un ufo. Ran­dy, la no­stra gui­da, è in­cu­rio­si­to: «Co­sì, lei è un’at­tri­ce?». Quan­do sco­pre di tro­var­si da­van­ti al­la nuo­va Lara Croft, si il­lu­mi­na: « Tomb Rai­der? Oh mio Dio!». Si di­ce che il re­gi­sta Roar Uthaug l’ab­bia pre­fe­ri­ta a Dai­sy Rid­ley e Ca­ra De­le­ving­ne. Pro­prio per il suo aspet­to ete­reo. «Por­ta nel per­so­nag­gio un ele­men­to di vul­ne­ra­bi­li­tà. Lara co­sì non è più un’eroi­na di car­to­ne, ma una don­na in car­ne e os­sa». Pro­ce­dia­mo in mez­zo agli ar­bu­sti con il no­stro ATV. Il ter­re­no è sdruc­cio­le­vo­le e la tem­pe­ra­tu­ra sfio­ra i 38 gra­di, ma lei ha un gran­de au­to­con­trol­lo. Se­con­do Ale­xia Wenn­berg Alm, la sua mi­glio­re ami­ca, è una qua­li­tà che le ar­ri­va dal­la dan­za. Pe­rò po­treb­be an­che di­pen­de­re dal fat­to di es­se­re fi­glia di un’at­tri­ce di tea­tro e di uno psi­chia­tra. I suoi ge­ni­to­ri si so­no se­pa­ra­ti po­co do­po la sua na­sci­ta. Lei è cre­sciu­ta con la ma­dre e a 15 an­ni ha la­scia­to Gö­te­borg per tra­sfe­rir­si a Stoc­col­ma e fre­quen­ta­re la Re­gia Ac­ca­de­mia di Dan­za. In se­gui­to si è vi­sta ri­fiu­ta­re l’am­mis­sio­ne al­la scuo­la di re­ci­ta­zio­ne per ben quat­tro vol­te, ma non si è sco­rag­gia­ta. Do­po ave­re avu­to i pri­mi ruo­li al ci- ne­ma, si tra­sfe­ri­sce a Lon­dra e re­ci­ta in An­na Ka­re­ni­na di Joe Wright.Quin­di si spo­sta a Los An­ge­les, per “fa­re col­lo­qui”. «Al­lo­ra la mia fra­gi­li­tà è ve­nu­ta a gal­la». Tut­ti la esor­ta­va­no ad ar­ric­ciar­si i ca­pel­li e a met­te­re i tac­chi al­ti per le au­di­zio­ni. «Non mi sen­ti­vo me stes­sa, ma ho fat­to co­me di­ce­va­no. Ero gio­va­ne e igno­ra­vo che ci so­no co­se che non de­vi fa­re per for­za». A far­le apri­re gli oc­chi e a pro­teg­ger­la dal­le in­si­die di Hollywood è sta­to l’esem­pio di al­cu­ne don­ne. Co­me Ju­lian­ne Moo­re, che una vol­ta sul set l’ha di­fe­sa dal­la bat­tu­ta cru­de­le di un uo­mo di po­te­re. «Ero im­ba­raz­za­ta, ma avrei fi­ni­to per but­tar­la sul ri­de­re. Ju­lian­ne si è vol­ta­ta ver­so di lui e gli ha det­to: “Pro­va a ri­pe­ter­lo e me ne va­do”» . Agli ul­ti­mi Gol­den Glo­be, con un grup­po di at­tri­ci tra cui Na­ta­lie Port­man e Mi­chel­le Wil­liams, ha pro­mos­so Ti­me’s Up, un’ini­zia­ti­va con­tro le di­scri­mi­na­zio­ni e le mo­le­stie ses­sua­li sul po­sto di la­vo­ro. Quan­do scen­dia­mo dall’ATV sia­mo co­per­te da uno spes­so stra­to di pol­ve­re. Ce lo scrol­lia­mo di dos­so e ci di­ri­gia­mo a Palm Springs per pran­za­re. «Ve­den­do­ci pen­se­ran­no che ab­bia­mo bi­so­gno di una doc­cia», ri­de lei. Ep­pu­re qual­co­sa mi di­ce che si tro­vi a suo agio più co­sì che in abi­to da se­ra sul red car­pet. Uno dei pe­rio­di più cri­ti­ci del­la sua vi­ta è sta­to quan­do, gra­zie a The Da­ni­sh Girl, è pas­sa­ta da un re­la­ti­vo ano­ni­ma­to al­la ri­bal­ta hol­ly­woo­dia­na. An­che per que­sto è sta­to per lei fon­da­men­ta­le te­ner lon­ta­no dai ri­flet­to­ri il suo ma­tri­mo­nio. «Non si trat­ta­va di fa­re i mi­ste­rio­si, ma di pro­teg­ge­re e ri­spet­ta­re una co­sa pre­zio­sa». Ri­mar­ca spes­so l’im­por­tan­za del­la vi­ta pri­va­ta e la vo­lon­tà di cu­sto­dir­la: «È il mio pic­co­lo an­go­lo di fe­li­ci­tà» . Ne­gli ul­ti­mi me­si ha let­to tan­to ed è tor­na­ta in Sve­zia per ve­de­re la ma­dre re­ci­ta­re. «Da bam­bi­na non ca­pi­vo per­ché si com­muo­ves­se quan­do can­ta­vo a scuo­la.Ades­so è ac­ca­du­to a me con lei». Do­po Tomb Rai­der, per l’at­tri­ce ci so­no due film all’oriz­zon­te: Sub­mer­gen­ce, un th­ril­ler ro­man­ti­co di Wim Wen­ders con Ja­mes McA­voy, ed Eu­pho­ria, un dram­ma fa­mi­glia­re eu­ro­peo fir­ma­to Li­sa Lang­se­th. In­tan­to, pe­rò, Alicia e il ma­ri­to si so­no sta­bi­li­ti a Li­sbo­na. Par­lan­do del­la sua vi­ta ma­tri­mo­nia­le di­ce: «Non so­no mai sta­ta co­sì fe­li­ce e ap­pa­ga­ta». I due si so­no in­con­tra­ti men­tre in­ter­pre­ta­va­no una cop­pia spo­sa­ta nel film La lu­ce su­gli ocea­ni. La­vo­re­re­ste an­co­ra in­sie­me? «Sì, con la sce­neg­gia­tu­ra giu­sta. È sta­ta una ma­gni­fi­ca espe­rien­za». Guar­da l’anel­lo che por­ta al di­to e ri­de: «Pen­so che lui sia in as­so­lu­to uno dei mi­glio­ri in­ter­pre­ti con cui mi sia ca­pi­ta­to di re­ci­ta­re». Dal pun­to di vi­sta pro­fes­sio­na­le ci so­no an­co­ra mol­te co­se che vor­reb­be fa­re. Eu­pho­ria è il pri­mo film che lei stes­sa ha pro­dot­to con la sua nuo­va com­pa­gnia, Vi­ka­rious Pro­duc­tions, e al mo­men­to è in cer­ca di un nuo­vo pro­get­to. Le pia­ce­reb­be pro­va­re a scri­ve­re e re­ci­ta­re in una com­me­dia, co­sa, que­st’ul­ti­ma, che «ter­ro­riz­za gli at­to­ri dram­ma­ti­ci». Quin­di an­che lei. Ma in ve­ri­tà non sem­bra es­se­re un pro­ble­ma. Alicia è at­trat­ta da ciò che la spa­ven­ta. Pa­re che a far­la muo­ve­re sia il bi­so­gno di met­ter­si al­la pro­va. «Pro­prio co­sì», mi di­ce. «È sta­to que­sto a por­tar­mi do­ve so­no».

«DIFENDO LA PRI­VA­CY NON PER IL GU­STO DI FA­RE LA MI­STE­RIO­SA, MA PER­CHÉ È IM­POR­TAN­TE CU­STO­DI­RE LE CO­SE PRE­ZIO­SE». PER ESEM­PIO IL MA­TRI­MO­NIO CON FASSBENDER, CE­LE­BRA­TO A IBIZA, CON POCHISSIME PER­SO­NE CA­RE

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