Di ALESSANDRA PELLEGRINO

Glamour (Italy) - - MODA -

e spal­lo­ne ro­bo­ti­che, i fu­seaux fluo, i ma­xi­fioc­chi, le ca­te­ne do­ra­te XXL e le im­pro­ba­bi­li ac­con­cia­tu­re co­to­na­te. Era­no gli an­ni ’80: gli ec­ces­si si spre­ca­va­no, ed era pro­prio que­sto il bel­lo. Gli sta­tus sym­bol, l’osten­ta­zio­ne, l’ap­pa­ren­za e l’ap­par­te­nen­za a un’éli­te che an­da­va sban­die­ra­ta era­no all’or­di­ne del gior­no. Fa­vo­lo­si, ri­bel­li e in­co­scien­ti, que­sti Eighties: i lo­ghi im­paz­za­va­no as­so­lu­ti, ri­co­no­sci­bi­li, qua­si un cul­to. Poi cam­biò tut­to. Ar­ri­vò il mi­ni­ma­li­smo, il “less is more” che re­se il mar­chio qua­si in­vi­si­bi­le, na­sco­sto tra abi­ti­ni new age ed eti­chet­te ul­tra con­cet­tua­li. Lo­gar­si equi­va­le­va a es­se­re un ta­mar­ro o, peg­gio an­co­ra, un par­ve­nu. Ep­pu­re le mo­de, pro­prio co­me cer­ti amo­ri, “non fi­ni­sco­no. Fan­no dei gi­ri im­men­si e poi ri­tor­na­no” (can­ta­va Ven­dit­ti). An­zi, ac­qui­sta­no va­lo­re con il pas­sa­re del tem­po. Al pa­ri di un buon vi­no d’an­na­ta, di un vi­ni­le da col­le­zio­ne, di un’ope­ra d’ar­te, si ar­ric­chi­sco­no di fa­sci­no e ap­peal. Quin­di non ver­go­gna­te­vi se an­da­va­te in gi­ro con gli abiti a bal­ze, le tu­te in ace­ta­to e il mar­su­pio. Do­ma­ni, chis­sà. È il ca­so del mo­no­gram­ma, tor­na­to in au­ge da qual­che sta­gio­ne e di­ven­ta­to as­so­lu­to sim­bo­lo di cool­ness. Per Mil­len­nials e Cen­ten­nials re­cu­pe­ra­re in sof­fit­ta la bor­set­ta del­la non­na o la cin­tu­ra di pa­pà, non è af­fat­to da sfi­ga­ti. Lo sa be­ne Fen­di, che ha de­di­ca­to l’in­te­ra cap­su­le FF Re­loa­ded al ca­ro, vec­chio logo. Lus­so e fre­schez­za si fon­do­no in­sie­me in bom­ber in­tar­sia­ti, hoo­die, par­ka, snea­kers, it bag e charms dall’ap­peal tren­dy e con­tem­po­ra­neo. « All’ ini­zio “FF” si­gni­fi­ca­va “Fun Fur” ed espri­me­va l’ap­proc­cio nuovo e di­ver­ten­te di Karl La­ger­feld al mon­do del­la pel­lic­ce­ria », rac­con­ta Sil­via Ven­tu­ri­ni Fen­di, Di­ret­to­re Crea­ti­vo Uo­mo, Bam­bi­no e Accessori Don­na. Era sta­to pen­sa­to co­me fo­de­ra in­ter­na per le sue crea­zio­ni mo­der­ne e ri­vo­lu­zio­na­rie. Poi è di­ven­ta­to un tes­su­to jac­quard per la va­li­ge­ria di lus­so, fi­no a con­qui­sta­re an­che bor­se e accessori. Og­gi la dop­pia F del 1974 è sta­ta rein­ter­pre­ta­ta con un twi­st tut­to nuovo. P iù c he u n ri­tor­no al pas­sa­to, è sta­to scel­to un sim­bo­lo per crea­re qual­co­sa di com­ple­ta­men­te nuovo. Il logo da ret­tan­go­la­re di­ven­ta qua­dra­to, mu­ta for­ma, si tra­sfor­ma. A cambiare, è an­che la sua per­ce­zio­ne. « Ne­gli an­ni Ot­tan­ta do­ve­va mo­stra­re che ce l’ave­vi fat­ta », con­ti­nua il Di­ret­to­re Crea­ti­vo. «Ades­so pia­ce per­ché ha una con­no­ta­zio­ne moda che de­ri­va dal­la stra­da, è un se­gno di ap­par­te­nen­za spes­so as­so­cia­to all’ab­bi­glia­men­to spor­ti­vo ». L’este­ti­ca fre­sca e street in­con­tra la si­cu­rez­za di un sim­bo­lo im­mu­ta­bi­le in un mo­men­to di gran­de in­cer­tez­za. Le gio­va­ni ge­ne­ra­zio­ni si av­vi­ci­na­no al­le mai­son con una sto­ria da rac­con­ta­re per­ché san­no che die­tro il logo ci so­no dei va­lo­ri. Per que­sto mai co­me og­gi il vec­chio è il nuovo “nuovo”. Il mo­no­gram è un si­gil­lo di ga­ran­zia. Un ri­cor­do, ol­tre che un co­di­ce del dna. « Lo por­to sem­pre nel cuo­re », con­clu­de Sil­via Ven­tu­ri­ni Fen­di. « Rap­pre­sen­ta qua­si cen­to an­ni di azien­da e di una so­cie­tà che è cam­bia­ta con noi. Se guar­do in­die­tro pen­so a So­phia Lo­ren, Ca­the­ri­ne De­neu­ve e La­dy Dia­na che in­dos­sa­no la dop­pia F. È sem­pre sta­to lo stes­so, ma si è adat­ta­to a don­ne di­ver­se, a de­cen­ni di tendenze e a ge­ne­ra­zio­ni dai gu­sti mu­te­vo­li ». E ci è riu­sci­to be­nis­si­mo.

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