Ren­zi è un vin­cen­te. Come Pe­lé

GRA­ZIA­NO DEL­RIO, no­ve fi­gli e una fi­du­cia il­li­mi­ta­ta in Ren­zi. «Mat­teo è come O Rei, di­ven­te­rà il più gran­de, no­no­stan­te tut­to e tutti»

GQ (Italy) - - Sommario - Te­sto di CLAU­DIO CERASA

E se lo dice il suo brac­cio destro,

Gra­zia­no Del­rio...

È sta­to il pri­mo a far­lo. Il pri­mo a di­re, da una po­si­zio­ne di for­za, “mi stac­co dal pas­sa­to e ci pro­vo con il fu­tu­ro”. Era l’esta­te del 2012: Gra­zia­no Del­rio era sin­da­co di Reg­gio Emi­lia, presidente dell’an­ci (l’as­so­cia­zio­ne dei Co­mu­ni ita­lia­ni), e a po­chi me­si dal­le pri­ma­rie nel Pd, scel­se di cam­bia­re ver­so, con­tro Ber­sa­ni, e di ap­pog­gia­re Ren­zi. Fu l’uni­co dei big del par­ti­to a far­lo. Poi tut­to è suc­ces­so ra­pi­da­men­te. Il governo con En­ri­co Letta (mi­ni­stro de­gli Affari re­gio­na­li). Il pas­sag­gio di ma­no a Ren­zi (og­gi è il sot­to­se­gre­ta­rio al­la pre­si­den­za del Con­si­glio). Il rap­por­to con Gior­gio Na­po­li­ta­no (il qua­le ha co­sì tan­ta sti­ma di Del­rio che lo avreb­be ben visto, da tempi non sospetti, come suo ere­de al Quirinale). E, ov­via­men­te, il flo con tutti i vec­chi del Pd (in pri­mis Ro­ma­no Pro­di).

Ren­zi chia­ma Del­rio “Mo­sè”. Del­rio chia­ma spes­so Ren­zi, più che con una def­ni­zio­ne, con un nu­me­ro: “il no­ve”. Per­ché no­ve so­no i fgli che ha Del­rio. Il rap­por­to tra i due è den­so, non sem­pre sereno, spes­so dia­let­ti­co, come tra fra­tel­lo mi­no­re e fra­tel­lo mag­gio­re. Del­rio re­sta co­mun­que l’uni­co po­li­ti­co non fo­ren­ti­no ad ave­re ac­ces­so di­ret­to al­le stan­ze del ca­po del governo. Tan­to che, a un cer­to pun­to, l’ex sin­da­co di Reg­gio Emi­lia è par­so a mol­ti il can­di­da­to per­fet­to per la ca­ri­ca di presidente del­la Re­pub­bli­ca: un’esten­sio­ne na­tu­ra­le di Ren­zi al Quirinale. Come Gian­ni Letta è sta­to per Ber­lu­sco­ni. Del­rio – fa­mi­glia co­mu­ni­sta, pa­dre mu­ra­to­re, non­ni se­pol­ti con la ban­die­ra ros­sa dell’in­ter­na­zio­na­le; lui,

in­ve­ce, an­ti­co­mu­ni­sta di fer­ro – ci scher­za su, e sa che, co­mun­que an­dran­no le cose, toc­che­rà a lui ge­sti­re i rap­por­ti con il nuo­vo in­qui­li­no del Quirinale, come è suc­ces­so ne­gli ul­ti­mi due an­ni tra Ren­zi e Na­po­li­ta­no. An­co­ra una vol­ta sa­rà una del­le pe­di­ne chia­ve per ca­pi­re come si muo­ve­rà il ca­po del­lo Sta­to.

Rac­con­ta a GQ di aver «co­no­sciu­to Ren­zi come sin­da­co, ai di­ret­ti­vi dell’an­ci. Amici lo sia­mo di­ven­ta­ti nel tem­po, e che Mat­teo po­tes­se rap­pre­sen­ta­re qual­co­sa di nuo­vo ne ho avu­to la pro­va quan­do ho visto i miei fgli ini­zia­re a in­te­res­sar­si di po­li­ti­ca...». Di Ren­zi, Del­rio dice di ap­prez­za­re «l’at­ti­tu­di­ne ad am­met­te­re gli er­ro­ri e le sconft­te, di far­ne te­so­ro e di im­pa­ra­re dai passi fal­si, e la ca­pa­ci­tà di im­por­re un’ener­gia all’ita­lia che pri­ma o poi ver­rà fuori». Con­fer­ma che tra lo­ro «c’è la stes­sa dif­fe­ren­za che cor­re tra la fsi­ca new­to­nia­na e quel­la quan­ti­sti­ca: lui in­tro­du­ce un ele­men­to di im­pre­ve­di­bi­li­tà che è im­por­tan­tis­si­mo». Sug­ge­ri­sce al­la Trec­ca­ni una def­ni­zio­ne ra­pi­da: «Di­ce­si ren­zi­smo il cam­bia­men­to in­te­so sen­za re­to­ri­ca come un fat­to po­si­ti­vo e ur­gen­te, di cui l’ita­lia ha an­co­ra gran­de bi­so­gno». E dice che og­gi il ve­ro nemico del governo non è un lea­der par­ti­co­la­re ma un con­cet­to par­ti­co­la­re, «il so­li­to av­ver­sa­rio del­la po­li­ti­ca: l’in­dif­fe­ren­za ver­so la gente co­mu­ne».

«Se gi­ras­se­ro un film su di noi, vor­rei lo fa­ces­se Scor­se­se»

Di Del­rio si è scrit­ta qualsiasi co­sa in questi me­si. Si è rac­con­ta­to del suo pas­sa­to di ri­cer­ca­to­re all’uni­ver­si­tà di Mo­de­na. Del­la sua spe­cia­liz­za­zio­ne in en­do­cri­no­lo­gia. Dei suoi stu­di fra la Gran Bre­ta­gna e Israe­le. Del suo es­se­re sta­to il pri­mo po­li­ti­co ad aver rot­ta­ma­to, in­di­ret­ta­men­te e con un cer­to an­ti­ci­po, Mas­si­mo D’ale­ma (quan­do Del­rio fu elet­to presidente dell’an­ci, ac­cad­de per vo­lon­tà di Ren­zi e in con­trap­po­si­zio­ne con la can­di­da­tu­ra da­le­mia­na di Mi­che­le Emi­lia­no, al­lo­ra sin­da­co di Ba­ri).

Ora, pe­rò, c’è da scri­ve­re una sto­ria nuo­va, e per far­lo, più che un ro­man­zie­re, Del­rio sug­ge­ri­sce due re­gi­sti, una pen­sa­tri­ce e, a sor­pre­sa, un gran­de cal­cia­to­re del pas­sa­to. « Mission, di Ro­land Jof­fé, è il flm che più rap­pre­sen­ta l’av­ven­tu­ra ren­zia­na», dice piz­zi­can­do­si la bar­ba sul men­to. «Ma se domani qual­cu­no vo­les­se fa­re un flm su quel­lo che sta ac­ca­den­do con il governo Ren­zi, mi pia­ce­reb­be che a gi­rar­lo fos­se Mar­tin Scor­se­se. Chi vo­les­se in­ve­ce leg­ge­re qual­co­sa per ca­pi­re me­glio il ren­zi­smo, do­vreb­be re­cu­pe­ra­re Sul­la ri­vo­lu­zio­ne (pub­bli­ca­to da Ei­nau­di, ndr), che Hannah Arendt scris­se nel 1963. Ma an­co­ra più im­por­tan­te è una sto­ria di suc­ces­so che vor­rei fos­se sem­pre ri­cor­da­ta da chi ha scel­to di im­bar­car­si con noi: quel­la di Pe­lé, esem­pio ra­ro di cam­pio­ne che di­ven­ta ta­le no­no­stan­te tut­to e no­no­stan­te tutti».

IL CON­SI­GLIE­RE Del­rio, 54 an­ni, è il sot­to­se­gre­ta­rio al­la pre­si­den­za del Con­si­glio UNO E TRI­NO Da si­ni­stra, Gra­zia­no Del­rio, il premier Mat­teo Ren­zi e il mi­ni­stro dell’economia Pier Car­lo Pa­doan

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